Sud America

Come vivere a colori nella “Città Bianca” di AREQUIPA

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24.05.2016 – 27.05.2016

Alcuni affermano che sia la più bella città del Perù e noi, pur non avendole visitate tutte, non ci sentiamo di dissentire. La chiamano anche la “Ciudad Blanca” perché la maggior parte dei suoi edifici è costruita con bianche pietre vulcaniche, non difficili da trovare in zona visto che nelle vicinanze ci sono ben tre vulcani: il Chachani, il Misti e il Pichu Pichu. La sua bellezza ci ha affascinato, ma non possiamo certo dire che questa città rappresenti l’essenza della cultura e tradizione peruviana. Passeggiando fra le sue strade, tra i suoi monumenti e dentro le cattedrali potreste anche pensare di essere nella bella Andalusia spagnola, anche se qui non troverete di certo l’influsso della cultura araba, bensì un gusto e un’eleganza tipici dell’epoca coloniale.
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Oltre ad una città bellissima, chi si spingerà fin qui troverà vulcani e Canyon da esplorare. Avrete capito sicuramente a cosa ci stiamo riferendo grazie al titolo, ma lasciatecelo scrivere lo stesso; dove ci stiamo dirigendo? Ebbene sì, oggi vi portiamo nella bella Arequipa!
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Il vulcano Misti ci sovrasterà
Ci eravamo lasciati sulle sponde delle isole galleggianti degli Uros, con un biglietto compreso nel pacchetto del Tour per raggiungere la Città Bianca. Come vi avevamo raccontato, purtroppo, questo pacchetto si è rivelato un po’ una fregatura. Così invece di scegliere un bus comodo e confortevole, ci siamo ritrovati senza altra via di fuga in un autobus un po’ scarrettato, con gente poco raccomandabile e con zero comodità. Menomale che dobbiamo starci poco…SEI ORE! Perlomeno invece dei soliti film americani su tragedie naturali e invasioni aliene (che tanto vanno di moda sui bus in Sud America) l’autista ci ha deliziato per tutto il viaggio con documentari simili al National Geographic ma che trattavano solamente storie di animali finiti ad andar bene divorati da altri animali. Aaah, che bel viaggio che abbiamo fatto!
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Come se non bastasse durante il tragitto abbiamo raggiunto un luogo da brivido (in entrambi i sensi): la strada, con curve a strapiombo, scorre fra le pendici dei vulcani Misti e del Chachani e noi, ingenui, non sapendo ancora quelli che cosa fossero, ci preoccupiamo vedendo delle enormi nubi di fumo in direzione delle montagne. Ci preoccupiamo pensando che stiano andando a fuoco ma in realtà (essendo quelli dei vulcani) è “soltanto” lava che ribolle nel cratere. Lo spettacolo è simile a quello di chi la notte si trova a passare nelle vicinanze dell’Etna in costante eruzione.
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Arriviamo in città che è già notte, troviamo dei viaggiatori con i quali condividere il taxi e ci facciamo accompagnare verso il centro. Noi abbiamo già le idee chiare: con la nostra guida Get South otterremo uno sconto del 15% se pernotteremo più di una notte all’ostello Yes Arequipa“. I ragazzi non condividono la nostra idea e decidono di proseguire e, mentre stanno ancora spiegando al tassista dove andare, noi prendiamo possesso di una bella camera matrimoniale privata. A solo 45 Soles a notte, nemmeno 12€. La vita delle camerate d’ostello è bella ed economica ma dopo 5 mesi anche un po’ di comodità non ci dispiace e, finalmente, in Bolivia e Perù possiamo anche permettercelo senza rimorsi.

 

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Arequipa dal taxi si presenta così
Cosa dirvi dell’ostello? Tornando ad Arequipa probabilmente faremmo la stessa scelta. Camera matrimoniale (con bagni condivisi), un bel patio dove riposare e rilassarsi, Wi-fi più che decente e colazione inclusa. Da sottolineare che quest’ultima non è il solito caffè in polvere, burro, pane e marmellata ma bensì un bel piatto preparato al momento a scelta fra uova strapazzate e pancake (l’attesa è lunga ma ben ripagata). Per concludere da qui vengono organizzati i Tour per il più profondo Canyon del Sud America: il Canyon del Colca. Noi prima di venire qua non ne conoscevamo nemmeno l’esistenza ma quasi quasi ci facciamo un pensierino…
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La prima mattina, dopo un’abbondante colazione siamo pronti ad esplorare la città. La nostra prima tappa è il Museo Andino (25 Soles, 6,5€ più una piccola mancia di 10 Soles) dove una guida ci accompagna attraverso le varie sale, spiegandoci gli usi e costumi degli Inca e mostrandoci infine la sala dove riposa, forse non troppo in pace, la mummia Juanita. Non è la prima mummia del nostro viaggio (ne avevamo vista una anche a Salta nel museo…), ma fa sempre una certa impressione ritrovarsi davanti ad un corpo di quasi 500 anni fa perfettamente conservato. Fa ancora più impressione se si pensa che questo corpo apparteneva ad una bambina sacrificata (insieme ad altri 17) secondo gli usi dell’impero Inca e ritrovata circa 50 anni fa sulla cima del Vulcano Ampato, alto 6.288 metri. Usanze un po’ strane questi Inca…
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La sala d’attesa del museo. Tra poco entriamo…
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Juanita, povera piccola
La visita del Museo ci tiene impegnati per un paio d’ore e all’uscita siamo già pronti ad assaggiare la cucina peruviana, o meglio la famosissima cucina Chifa, mix di cucina peruviana e cinese. Troviamo un posticino carino (21,5 Soles, ovvero 6€ in due. Che spettacolo!) e anche il pranzo ci lascia abbastanza soddisfatti e pronti per un nuovo tour. Questa volta ci siamo affidati alle guide di “Free Walking Tour”. Questi tour, ai quali abbiamo partecipato anche a Santiago, Valparaíso e La Paz sono guidati da giovani ragazzi che chiedono come ricompensa per il loro tempo e le loro conoscenze solo una mancia a fine tour.
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Il ritrovo è qualche minuto prima delle 14:00 nella Casona de Santa Catalina, proprio davanti al monastero, che è anche la prima tappa del tour. Non entriamo all’interno, l’ingresso per chi volesse fare la visita completa è di 40 Soles (più 20 se si vuole la guida), ma ci limitiamo ad ascoltare le storie sulle monache di “ormai non più” clausura e decidiamo che per noi sono sufficienti perché in un paese dove si cena e si dorme con il prezzo di una birra italiana spenderne così tanti per un monastero ci sembra eccessivo. Diciamo però a quelli che non sono tirchi come noi Santa Catalina è classificata come attrazione principale di questa splendida città.
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Eccoci al ritrovo, Santa Catalina! Ma siamo un po’ in anticipo…
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…abbiamo quindi tempo di fare un bel po’ di foto…
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…soprattutto con l’idolo indiscusso della città!
ll tour prosegue nella Plaza San Francisco. C’è anche una leggenda su questo luogo per chi la visita per la prima volta con la sua dolce metà: se il vostro amore è vero e vi scambierete un bacio al centro della piazza vi amerete per sempre. Secondo voi noi l’abbiamo fatto? Vi lasciamo con il dubbio…mentre proseguiamo verso la tappa successiva vediamo un signore seduto per terra che ci sembra di aver già visto. Per solamente 1 Sol è lì per scrivere il nome dei passanti nella sua lingua madre: il giapponese. Sì, adesso che alza il capo siamo certi che sia veramente lui! Il nostro gruppo però si sta allontanando in fretta e non vogliamo perderci il tour. Speriamo di ritrovarti lì domani, grande Kazu!
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Ancora increduli di averlo ritrovato arriviamo al momento di scoprire con il tour uno degli animali più tipici del Perú e toccare con mano la sua morbidissima e pregiata lana. A Mundo Alpaca, a pochi passi dal centro (ingresso gratuito) conosciamo subito i produttori di questo materiali, dei bellissimi alpaca, per poi imparare le tecniche di lavorazione della lana, i trucchi per renderla coloratissima e anche quelli per riconoscere le lane più ricercate da quelle meno pregiate. Buonissima idea visto che in tutto il Perù cercheranno di vendervi normale lana spacciandovela per Baby Alpaca (la lana di alpaca per eccellenza) solo per farvela pagare molto di più. Ah, per chi non lo sapesse, come noi prima di questo tour, il Baby Alpaca non è lana presa da mini cuccioli di alpaca ma è semplicemente la primissima tosatura di questi soffici animali.

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È impossibile farvi capire a parole quanto sia morbida questa lana
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Lana sofficissima e colori naturali al 100%, cosa chiedere di più
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Il passaggio finale, il più difficile e lungo: la tessitura a mano
 Dopo aver raggiunto la piazza principale di Arequipa, stranamente chiamata Plaza de Armas, ci spostiamo di pochissimi metri per ascoltare quello che la guida ha da raccontarci sull’Iglesia de la Compañia de Jesús. Questa chiesa colpisce soprattutto per il suo sincretismo religioso. Qui infatti simboli della tradizione cattolica si fondono con elementi naturali appartenenti alle religioni locali. Furbata, questa, pensata dagli spagnoli per far avvicinare gli autoctoni al cattolicesimo senza cambiamenti drastici. Per farvi un esempio (il più bello secondo noi) su di una parete della cappella troverete il quadro dell’ Ultima Cena di Leonardo Da Vinci dove però nel piatto vedrete un Cuy (un povero porcellino d’india) arrosto che qua in Perù è un piatto tradizionale.
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Il nome e la forma sono sempre i soliti per tutte le piazze centrali del Sud America

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Il quadro sopra citato in tutto il suo splendore
Accanto alla chiesa (accesso in Calle Santo Domingo), si trova poi il chiostro, Claustro de la Compañia, un cortile circondato da un porticato che ospita eleganti negozi e cantine. Bello il posto e belli i racconti che la guida vi racconterà su di esso.

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Dettaglio di una colonna del Claustro. Ogni disegno ha una storia dietro…
Si è quasi fatta l’orra del tramonto e la nostra guida ci porta nel quartiere di Yanahuara per ammirare la vista dal suo bellissimo mirador“. Su uno dei numerosi archi presenti nella piazza, dal quale si vede sullo sfondo il vulcano Misti, troviamo questa scritta:
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“Años se ha batido Arequipa, bravamente para conquistar instituciones para la patria, no se nace en vano al pie de un volcán”.
“Per anni Arequipa ha combattuto con forza per conquistare le istituzioni per la patria. Non si nasce invano ai piedi di un vulcano”
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Infine, per lasciare la mancia e salutare la guida facciamo tappa in una cioccolateria del centro, distante circa 20 minuti a piedi dal punto panoramico. Abbiamo anche il tempo di vincere una cioccolata per aver risposto bene ad una domanda della guida. Peccato che poi non siamo più tornati a riscuotere la vincita…
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Lasciata la mancia e dopo aver chiesto informazioni utili per proseguire in solitaria la visita della città, ci uniamo a Samuel e Carlos, due ragazzi molto simpatici conosciuti proprio durante il tour. Prima della cena ci soffermiamo alla enorme e bella Cattedrale di Plaza de Armas. La guida ci ha rivelato che al suo interno, oltre all’organo più grande del Sud America (insieme all’organo di Calí in Colombia), si trova una particolare statua che rappresenta il diavolo e con cui è possibile farcisi i selfie. E quando ci ricapita? Entriamo incuriositi, ma dobbiamo limitarci a una visita rapida perché in Chiesa sono in corso i preparativi per una festa religiosa ed è possibile ammirare l’interni solamente da lontano.
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Ancora non ci eravamo fermati ad osservare la Cattedrale. Bianca e bella!

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Intanto fuori dalla Cattedrale si sta svolgendo una festa religiosa: infiorata e spettacoli vari in tutta Plaza de Armas.
Andiamo allora al mercato alla ricerca di un pasto caldo, ma riusciamo a trovare solo banchetti di frutta. Per aperitivo ci gustiamo uno strano ma nutriente frullato di birra e frutta ma le pance non sono ancora del tutto piene. Dopo aver girato in lungo e largo senza aver trovato niente di accattivante per qualità/prezzo decidiamo di ripiegare nuovamente sul Chifa. Buono eh, però adesso non ne possiamo veramente più!
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La merenda del campione
La seconda giornata ad Arequipa è una giornata di riposo e organizzazione. Visitiamo con calma le vie del centro e gustiamo qualche piatto tipico come il gustosissimo Rocoto Relleno (un peperone ripieno) ed il “Queso Helado”. Quest’ultimo è un semplice gelato alla vaniglia granitizzato ma è chiamato così perché un tempo veniva preparato in contenitori cilindrici che, messi in congelatore, davano al gelato la forma rotonda tipica del formaggio (“queso” in spagnolo).
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Il nostro primo Queso Helado
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Bianco, bianco ovunque!
Adesso è giunto il momento. Torniamo a cercare il nostro giapponese preferito per poterlo salutare con calma. E per nostra felicità lo troviamo ancora lì dove era ieri. Vale la pena ricordare chi sia. Kazuhiro Hanawa, sessant’anni, giapponese di Tokyo, da quasi un anno sta girando il Sud America con il suo zaino e non conosce una parola di una lingua che non sia giapponese. Un mito vivente, una persona dal cuore d’oro. Lo abbiamo conosciuto ed amato sulla strada per Puerto Rio Tranquilo (ben due mesi fa) ed adesso siamo felicissimi di rivederlo. Non potendo parlare più di tanto non riusciamo a farci spiegare perché adesso si trovi ad Arequipa a scrivere il nome delle persone per pochi spicci, ma i momenti che passiamo con lui sono di una dolcezza infinita.
Arequipa with Love
From Arequipa With Love
Dopo questa piacevolissima sorpresa siamo più che soddisfatti di quello che la città ci ha offerto e siamo già con il pensiero alla nostra prossima tappa. Tornati all’ostello passa poco tempo ed abbiamo già deciso. Ci dirigiamo verso la reception e: «Scusate, come funziona il tour per il Canyon del Colca?»
Arequipa
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