Consigli di viaggio · Sud America

Alla scoperta di LA PAZ, la capitale più alta al mondo

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Oramai con l’altezza ci abbiamo preso gusto (o quasi). Stiamo puntando al Perú, dove ci aspettano trekking su cime di oltre 5.000 metri e quindi dobbiamo per forza acclimatarci e abituarci a saper respirare anche così in alto. E allora quale miglior posto se non la più alta capitale al mondo? Sì, non vi state sbagliando, siamo sempre in Bolivia e stiamo per condurvi alla scoperta della seconda capitale boliviana (per chi lo avesse scordato l’altra è Sucre): Nuestra Señora de La Paz o, per risparmiare fiato (che qui ce n’è bisogno), La Paz.

Che mezzo abbiamo scelto per arrivare ad un altezza media di 3.600 m s.l.m. con picchi fino a 4.100 m? L’aereo naturalmente, atterrato in perfetto orario nell’aeroporto internazionale El Alto, ovvero uno degli aeroporti più alti del mondo (4.061 m).

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Un volo vista Ande ha sempre il suo fascino
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E se ti danno anche la merendina a bordo è un viaggio stupendo

Dall’aeroporto per raggiungere la città potete prendere il taxi più alto al mondo oppure una Combi che per 3,80 bolivianos (0,50€, la nostra scelta) vi porterà fino al più alto centro di una capitale al mondo (va bene, la smettiamo). Stavolta avevamo già in mente un ostello che su internet spiccava per le sue ottime recensioni a pochi passi dal centro, ma lo smemorato autista (per non dire di peggio) si dimentica di quello che gli abbiamo chiesto 5 minuti prima e quindi anche di farci scendere alla fermata giusta. Stanchi dal viaggio e affaticati dai nostri zaini, resi ancora più pesi dall’altitudine, non ci resta che affrettarci nella ricerca partendo da Plaza Mayor (la piazza principale) dove siamo casualmente capitati.

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Buongiorno La Paz!

Fortunatamente troviamo a breve il posto che puo’ ospitarci, l’ostello Inti Wasi. Siamo ben lontani dagli standard di pulizia e comodità di altri ostelli dove abbiamo alloggiato precedentemente, ma un letto per dormire c’è (e addirittura matrimoniale), i bagni anche (le docce calde un po’ meno) e la cucina puo’ essere utilizzata (anche se non è più di tanto utilizzabile). E la cosa migliore è che siamo a due passi da tutte le vie principali della capitale (la più alta al mondo se ve ne foste scordati) ad un prezzo di 5€ ciascuno a notte. Posati i nostri zaini la fame si fa sentire, più della stanchezza, così usciamo alla ricerca di un posto dove poter mangiare qualcosa.

Troviamo un delizioso ristorantino vegetariano in calle Tarija, TIERRA SANA, con piatti particolari e gustosi: un’insalata di gorgonzola e fragole, polpette alla carota e banana caramellata con panna e cannella. A pancia piena possiamo fare quello che più ci piace: perderci per le viuzze del centro, alla scoperta di qualcosa che ci sorprenda, fra negozi di souvenir e mercatini particolari dei quali scopriremo di più domani…

Nella nostra passeggiata-a-caso ci imbattiamo in tanti posti che ci fanno dire “Qui ci si deve tornare per forza” ma una di queste ci fa subito esclamare “No, qui ci dobbiamo entrare subito!”. Dopo aver masticato tante e tante delle sue foglie non potevamo perderci il Museo de la Coca. Pagando 15 bolivianos (nemmeno 2€) scoprirete aneddoti interessanti, storie curiose (anche sulla famosa Coca Cola e il suo principale ingrediente segreto) e nozioni prima a noi sconosciute sulla famosa Cocaina. C’è da dire che in nemmeno un’ora si visita tutto ma è possibile concludere la visita con delle bevande e dei buonissimi dolci tutti a base di foglie di coca. Prima di uscire abbiamo acquistato anche delle vere caramelle di coca come souvenir (non quelle che è possibile trovare a qualsiasi bancarella e non sanno di niente), chiedendoci poi per diversi giorni se avremmo potuto portarle in Italia. Se ve lo state chiedendo anche voi la risposta è Sì, si puo’“. Peccato che dopo tanta ansia inutile siamo riusciti a perderle sul treno tornando alla nostra casa natale. Ma questa è un’altra (triste) storia.

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Non so se vi è chiaro…

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Rinvigoriti dalla merenda sostanziosa ci siamo messi alla ricerca (purtroppo fallimentare) di un modo per raggiungere da qua la tanto agognata Foresta Amazzonica. No, non erano gli effetti della merenda! Da La Paz ci si puo’ veramente addentrare nella Selva Amazzonica raggiungendo il villaggio di Rurrenabaque, non troppo distante  da qua (parliamo sempre di 400km, eh). I modi per farlo sono due: con un viaggio della speranza lungo la cosiddetta Ruta de la Muerte o un volo interno. Scartata a priori la prima opzione (crediamo basti il nome) abbiamo provato ad informarci sui voli interni della TAM (esistono anche le compagnie Amaszonas e Aerocon) ma oltre al costo proibitivo ci abbiamo ripensato non appena la signorina ci ha informato che i voli sono realizzati solo su aerei che ospitano massimo 10 o, in caso di aerei più capienti,  14 passeggeri. No grazie, Lost ci è bastato vederlo alla televisione!

Peccato però, la Selva sarebbe una tappa immancabile per concludere in bellezza questo viaggio. Ma chissà che il Perù non ci riservi delle sorprese ed un cammino più semplice per raggiungerla…

Il primo risveglio a La Paz ci vede addentrarci nell’enorme Mercado Central della città alla ricerca di…cibo! Qui compriamo dei dolcetti da una signora con il banchetto proprio subito all’entrata principale. I dolcetti non sono chissà cosa ma per il misero prezzo di 2 bolivianos a pezzo (0,25€) sono più che ottimi. Torneremo da lei più volte a fare colazione, soprattutto perché passando molte volte da queste parti (a qualsiasi ora del giorno e della notte) abbiamo trovato l’anziana signora sempre su quello sgabello dietro ai suoi dolcetti. Diteci voi se non li merita quei pochi spiccioli…

Con le nostre pastine in mano passeggiamo verso Plaza Mayor per sederci sugli scaloni dell’Iglesia de San Francisco, il monumento più conosciuto della città.
Mentre ci gustiamo la nostra colazione accade qualcosa di surreale. Veniamo reclutati per girare uno spot televisivo. Non sappiamo tuttora per quale motivo abbiamo acconsentito, fatto sta che dopo pochi minuti ci ritroviamo guidati a ritmo di musica da esperti ballerini davanti a delle telecamere. La folla si accalca per vederci girare questa simpatica scena e presi dall’euforia, una volta finite le riprese, ci scordiamo di chiedere che prodotto stessimo pubblicizzando e dove poter rivedere il video. Ci viene solo detto che domenica, durante la parata del Gran Poder, potremmo vederla sui maxi-schermi sparsi per tutta la capitale.

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Ciak!
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Si gira!

Li ringraziamo per il bel ricordo che ci hanno lasciato e di corsa ci dirigiamo alla prima tappa della giornata: ci eravamo svegliati “presto” perché avevamo un appuntamento! Alle 10:30 infatti ci aspetta un tour con Red Cap Walking Tours.

Abbiamo già provato questa formula di tour a Valparaíso e Santiago e ne siamo rimasti entusiasti. Questi tour funzionano tutti più o meno alla stessa maniera: una guida preparatissima vi porterà a spasso per 2-3 ore per le vie del centro raccontandovi storie e aneddoti sulla città, facendovi assaggiare prodotti tipici del posto, per poi alla fine brindare insieme con una bevanda locale. Tutto ciò pagando quello che volete voi. Per far sì che la mancia sia più generosa le guide si impegnano al massimo e in poche ore si ha una perfetta panoramica del luogo.  Meglio di così…l’unica delusione sta nel fatto che questa volta il tour è tutto in inglese e Leo preferirebbe un cazzotto in un occhio.

La prima tappa, nonché luogo dell’incontro per l’inizio del tour è Plaza San Pedro, di fronte alla omonima prigione cittadina. Il primo aneddoto del tour è proprio su quest’ultima dato che qui i detenuti vivono una vita piuttosto agiata, lavorano, possono vivere qui con la famiglia, non sono più di tanto sorvegliati e riescono a spacciare cocaina all’esterno dalle finestre che danno sulla strada. Fino a qualche anno fa la prigione poteva essere addirittura visitata: alcuni tour portavano al suo interno e pagando un extra si poteva passare la notte con i detenuti. Poi “stranamente” qualcosa è andato storto e adesso la prigione è tornata ad essere solo una prigione, ma la sua fama continua a renderla una delle attrazioni più conosciute della città.

Dopo i racconti sulla prigione di San Pedro ci siamo inoltrati in un più legale (non per la ASL) mercato all’aperto. È stato bello vedere come le Cholitas (così si chiamano le donne che indossano il classico vestito boliviano con tanto di trecce) puliscono il pesce a mani nude, sedute su marciapiedi accanto ai quali gettano gli scarti. Va bé, poi i pesci puliti verranno messi in dei secchi con ghiaccio? Eh no, sennò che gusto c’è! Curioso ma non molto appetitoso! Dopo il mercato all’aperto è giunta l’ora di quello delle streghe. Ebbene sì, qui in Bolivia la stregoneria è abbastanza praticata e non è raro trovare mercatini di questo tipo. Fra feti di lama, elisir d’amore e bambole Voodoo la nostra guida ci racconta anche gli aspetti più oscuri della magia nera, che tutt’oggi qui viene praticata. Non vogliamo svelarvi niente, ma se venite qua non vi fidate troppo degli sconosciuti…soprattutto di quelli che devono inaugurare casa.

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Non è un’immagine bellissima, ma per la magia nera questo è il minimo.

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Per finire il tour gastronomico ci dirigiamo al Mercado Central che abbiamo già conosciuto (la signora dei dolci è sempre lì) ed assaggiamo una sorta di arancino ripieno di patata accompagnato con deliziosi succhi di frutta fresca.

Ma in un City-Tour che si rispetti non puo’ di certo mancare la parte politica, eh no. E così la nostra guida ci accompagna fino a Plaza Murillo, dove si trovano il Palacio Legislativo e il Palacio Presidencial. Per raggiungere la piazza è d’obbligo passare per il centro che dicono essere il fiore all’occhiello della città. Peccato che nei giorni del nostro soggiorno ci siano state diverse manifestazioni e le forze dell’ordine hanno deciso di mettere transenne per tutto il perimetro. Perciò quando noi siamo entrati le vie erano vuote, i negozi chiusi e non c’erano persone a giro. Non una bellissima impressione. Ci sediamo comunque davanti al Palazzo Presidenziale, dove ci viene raccontato della povera Bolivia che le ha sempre “buscate” (n.d.a.: buscarne significa prendere tante botte) da tutti. Non ha mai vinto una guerra, nemmeno a Risiko, perdendo così tutti gli accessi al mare (insieme al minuscolo Paraguay è l’unico Paese in Sud America a non avere accessi su alcun Oceano). E quando non c’erano guerre ci hanno pensato i suoi Governanti a impoverirla ancora di più. L’esempio più eclatante? Un presidente geniale che regalò al governatore del Brasile la regione Mato Grosso in cambio di due cavalli bianchi a parer suo bellissimi. Ah, Mato Grosso è la regione più estesa e più ricca di materie prime del Brasile. Così per dire…

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Una Plaza Murillo non molto affollata
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Notate nulla di strano?

Il Tour come da copione si conclude con una bevuta offerta in un pub del centro e con due chiacchere. Le guide poi aiutano chi lo chiede ad organizzare tour e visite in città. Anche qua ci viene detto che sabato il Gran Poder è una festa da non perdere. Siamo a mercoledì e la nostra idea era quella di ripartire a breve, ma come facciamo a dire di no ad una festa così importante? Pagati quindi i 50 bolivianos di mancia decidiamo di fare un tour in autonomia per le vie del centro nell’intento di trovare qualche attrazione da fare nei prossimi giorni così da arrivare belli carichi al tanto atteso Gran Poder.

Non ci resta che prenotare un tour guidato e la nostra scelta ricade quasi subito su Tiwanaku. Quest’ultima si trova a 72 km da La Paz ed è stato un centro spirituale e politico della civiltà precolombiana omonima. Qui ogni anno vengono riesumati nuovi sorprendenti reperti di questa affascinante civiltà. Ci affidiamo all’agenzia Hanaq Pacha (una delle tante) che al prezzo di 180 bolivianos (23€) ci porterà alla scoperta dei Tiwanaku (Tiahuanaco nella nostra lingua) per un’intera giornata.

La sera una strana voglia ci tormenta. Da veri italiani è troppo tempo che non mangiamo una pizza (l’ultima volta fu a Buenos Aires), unico alimento che in Sud America costa più dell’oro (e ci si avvicina anche di gusto). Quale miglior posto se non la Bolivia? Comunque sarà che ci mancava un po’, o che nei mesi scorsi avevamo mangiato non tanto bene ma quella di Mozzarella ci è sembrata quasi perfetta!

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Ce n’erano così tanti che abbiamo deciso di lasciarne uno anche noi. Non si sa mai…

Giovedì. E Tiwanaku sia. In poco più di un’ora arriviamo alle porte della ex-città dove oltre a noi ci sono tantissimi altri pullman strapieni di turisti. Questo quindi ci fa pensare subito a due cose: primo, il posto deve essere veramente bello e famoso e, secondo, con tutte queste persone sarà impossibile goderselo appieno.
Ci vengono dati i biglietti d’ingresso (che sono inclusi nel prezzo del Tour, altrimenti il costo è di 100 bolivianos) e siamo pronti ad entrare. Senza perdere tempo la guida ci porta davanti al ritrovamento più importante e conosciuto di Tiwanaku, la Puerta del Sol. Non vogliamo svelarvi troppo ma viene chiamata così poiché all’inizio della primavera il sole sorge esattamente sopra la metà della porta. Ad averla davanti, è vero, non stupisce così tanto (noi italiani siamo abituati troppo bene) ma basti pensare che fu eretta tra il 500 ed il 600 d.C. (da un solo blocco di andesite) e con i suoi spigoli, gli angoli ed i rilievi così perfetti ci si rende conto che non sembra possibile siano stati fatti da mano umana. Che avessero dei macchinari futuristici già a quell’epoca? Che fossero aiutati da entità extra-terrestri? Questo per ora rimane un mistero. Adam Kadmon insegna.

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La Puerta del Sol ritrovata non in condizioni ottime. Il “Dio dei Bastoni” centrale insieme alle altre 48 figure dice essere stati un calendario.

In questa vasta area non si trova soltanto la Puerta del Sol, ci sono infatti bellissimi reperti archeologici con storie intriganti cucite attorno ad essi. Altri esempi lampanti sulla straordinarietà di questa civiltà potrete ammirarli a pochi passi dalla celebre Porta. Sintetizzando al massimo ve ne diciamo tre: gli enormi monoliti di circa 10 tonnellate con cui avevano costruito delle speciali piramidi spuntate (oramai semi-ditrutti), statue gigantesche raffiguranti persone importanti del villaggio (probabilmente sacerdoti) e per finire uno scavo aperto (prima era semplicemente un tempio sotterraneo) con scolpiti i volti di tante persone appartenenti anche a etnie diverse. Ma come facevano a quei tempi a conoscere i tratti somatici di altre civiltà? Che cosa strana. Ma la cosa ancora più impressionante è la presenza di uno strano volto…che parrebbe proprio quello di un alieno!

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Quel che resta delle piramidi boliviane

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Impossibile fare delle foto a modo con tutte queste persone

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Ciao, vi presentiamo l’alieno!

Ma il Tour non finisce qua: con il solito biglietto è infatti possibile entrare anche nel Museo Archeologico e nella misteriosa Puma Punku. In quest’ultima la guida mostrando le grandi imprese dei Tiwanaku continuerà a ripetere sicuro di sé che furono sicuramente aiutati da extraterrestri per la realizzazione delle varie lavorazioni. Woooow!!!

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Anche il cartello sembra sia stato fatto dai Tiwanaku
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Le celebri “H”: tre enormi blocchi pesantissimi, con angoli e spigoli perfetti e assemblati alla perfezione tra di loro. Ah, la cava da cui vennero estratte le enormi pietre era a 10 km da qui. Il tutto 1500 anni fa…
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Nell’epoca Tiwanaku questo che vedete era tutto ricoperto d’acqua

Ok, fino ad ora siamo stati al gioco, ma adesso basta. Il Tour vale senza ombra di dubbio il prezzo del biglietto sia per entrare di petto dentro la storia pre-Inca sia per sbalordirsi di fronte alla bravura dei nostri predecessori, ma sentire continuamente che la città è stata costruita senza dubbi con l’aiuto di popoli alieni ci ha un po’ stancato. Su internet è possibile trovare pagine che smentiscono tutte le bufale che sentirete. Però alla fin fine è bello ascoltarle e ancora più bello è lasciarceli credere. La storia e le leggende di un popolo non si toccano!

Siamo di ritorno a La Paz e dopo essere stati tutto il giorno a gironzoli ancora non sentiamo la necessità di tornare all’ostello; niente puo’ fermare la nostra voglia di esplorare. Ci facciamo così scaricare dall’autista del Tour vicino ad un altro caratteristico evento di La Paz: il Mercado de El Alto. E qui un mondo si apre davanti ai nostri occhi. Questo è il mercato principale della città e tra centinaia e centinaia di banchetti sparsi per tutta la parte alta della città potrete troverete di tutto e di più: generi alimentari, vestiti, ricambi per auto e bici, animali, elettronica…tutto! Tranne i bacchetti per la tenda (persi al Cerro Castillo), quelli in Sud America sembrano più rari del caffè espresso. Peccato non aver spazio per portare via qualche ricordo boliviano in più.

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Come già detto il mercato si trova nella parte alta della città e per riscendere “a valle” (o anche per salire “a monte”) senza faticare sono state costruite più linee di funivia che collegano le diverse parti della città. Già che siamo qua, perché non provare! Paghiamo il prezzo di 3 bolivianos (0,30€) e ci mettiamo comodi. Appena parte, però, a stare seduti proprio non ce la facciamo dato che il panorama che si ha da qua è qualcosa di sorprendente. Una bellissima idea quella della funicolare che oltre ad essere funzionale crea un punto di vista privilegiato sulla città.

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La funivia, vista panoramica di La Paz e sullo sfondo il Nevado Illimani (6.402 m). Che bellezza!

Ora iniziamo ad essere cotti a puntino, manca solo la cena e poi siamo pronti a dormire. La voglia di cucinare però non c’è e allora decidiamo di dare un’occhiata al Mercado Central per vedere se potrebbe interessarci qualcosa. Entriamo, salutiamo la signora dei dolci (non c’è niente da fare, è sempre lì) e ci dirigiamo ad una delle poche zone ancora aperte. Mentre camminiamo una famiglia attira la nostra attenzione: stanno mangiando un’enorme coppa di macedonia e sembrano essere molto soddisfatti. Abbiamo già deciso dove cenare. Ci sediamo e la gentilissima signora inizia subito a prepararci la nostra cena; taglia la frutta esotica davanti ai nostri occhi, aggiunge un po’ di sciroppo, un po’ di gelato e come tocco finale un wafer. Solo a riscriverlo ci viene l’acquolina in bocca. Il prezzo? Ogni coppa 10 bolivianos (1,2€). Credevamo fosse uno scherzo.

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Non vi dimenticheremo mai!

È venerdì. Meno uno al Gran Poder. Ci svegliamo con l’idea di portare a lavare i nostri vestiti, che ne avevano abbastanza bisogno, ma per il resto della giornata non abbiamo niente in programma. Ci sono alcune attività che abbiamo scelto di scartare, ma che molti visitatori della Capitale sembrano apprezzare: il tour in bici per la Carretera de La Muerte (scartato perché più che il ritorno in bici ci preoccupa l’andata con un autista boliviano), il wrestling delle Cholitas (il confine tra divertente e cazzata è molto fine) e la discesa con una corda dall’ultimo piano di un palazzo vestiti da Spider-Man o da altri supereroi. Fermi però non ci sappiamo più stare e decidiamo di combattere il caldo torrido chiudendoci in luoghi freschi e riparati: i musei! Il primo Museo che riteniamo degno di una visita è il Museo Nacional de Etnografia y Folklore (MUSEF) che avevamo già iniziato a conoscere a Sucre. Anche qui sono esposte le maschere del Carnevale già viste nell’altra capitale boliviana, reperti archeologici e altri oggetti che caratterizzano la cultura del luogo. Bellissime anche le esposizioni temporanee. Per 20 bolivianos (2,8€) è assolutamente da vedere.

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La nostra seconda scelta ricade sul Museo Tambo Quirquincho (8 bolivianos). La struttura dell’edificio è molto bella, specialmente il patio interno circondato dalle pareti coloratissime e ricoperte di vasi pieni di fiori. Non è interessante come il suo predecessore ma le cose che attirano l’attenzione ci sono anche qua. Ammiriamo infatti una bellissima mostra temporanea intitolata Alas de Libertad” dell’artista boliviano Samuel Maita Argote. Nei suoi quadri i condor rappresentano l’uomo boliviano, che giorno dopo giorno lotta per i propri ideali espandendo il proprio volo verso nuovi orizzonti.

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L’avete riconosciuto?

Ancora più acculturati sulla storia e tradizione boliviana abbiamo in mente di raggiungere il classico punto panoramico della città. Qua si chiama Mirador Killi Killi,  ma non possiamo aiutarvi di più dato che dopo centinaia di persone fermate per informazioni e mappe guardate e riguardate non siamo riusciti né ad arrivare a destinazione, né a capire come arrivarci. Peccato, dalle foto non sembra per niente male.

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Non abbiamo trovato il Killi Killi ma qualcosa abbiamo visto lo stesso
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Che simpaticoni questi boliviani di città!

La cena di ieri ci è piaciuta così tanto che stasera facciamo il bis. Stesso posto, stessa meravigliosa macedonia di frutta fresca, stessa signora sorridente e cordiale, stesso prezzo. Potremmo campare solo di questo.
Usciti dal mercato, dicendo alla signora dei dolci che saremmo passati a salutarla prima di partire, siamo diretti all’ostello ma una scritta ci fa inchiodare di colpo:

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“Morte prima che (il caffè) istantaneo”. Geniale.

Dobbiamo per forza entrare, prendere un vero caffè espresso e conoscere il genio che l’ha scritto. Iniziamo così a parlare con il giovane proprietario che, stranamente, non è italiano ma boliviano purosangue e, dopo varie scambi di parole, c’invita ad assistere alla “Incredibile festa del Gran Poder, dove vedrete cose che non avete mai visto in vita vostra” consigliandoci di comprare addirittura un SD nuova per la macchina fotografica per la moltitudine di foto che ci verrà spontaneo fare. Lui domani sfilerà e ci chiede se vogliamo ritrovarci insieme a lui ed ai suoi amici al punto di partenza della parata. Non è una brutta idea, però noi non ce la facciamo a promettere niente quando siamo in viaggio, domani si vedrà…però abbiamo una voglia matta di vedere questo così tanto acclamato Gran Poder!

Sabato. Il grande giorno. Ma prima di tuffarci a bomba, cos’è di preciso il Gran Poder? È una festa religiosa in nome di Jesús del Gran Poder che negli anni si è trasformato più in una festa folkloristica dove più di 50 gruppi differenti con in totale 30.000 ballerini e 4.000 musicisti sfilano per tutta la città di fronte al felice popolo Paceño.
Usciamo quindi dall’ostello ed intorno a noi il vuoto assoluto. Ma a poca distanza si odono tamburi, trombe, gente che impazzisce. Ci basta quindi percorrere la prima salita vicino all’ostello per ritrovarci sull’Avenida Illampu, dove è in atto il tanto aspettato Gran Poder. Migliaia di persone sfilano una dietro l’altra a gruppi, e altrettante stanno a guardare. Tra un gruppo e un altro ci sono pochi metri di distanza che possono essere sfruttati per fare le foto e noi, come tanti altri, ne approfittiamo. Ogni gruppo ha la sua maschera e la sua musica. È proprio come ce l’avevano descritto, uno spettacolare mix di tradizione, folklore, cultura, colori, musica e divertimento.

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Non ci sono nemmeno tante persone…

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Peccato che l’euforia iniziale ci passi dopo il sesto gruppo, che è sempre molto particolare, ma in fin dei conti rimane sempre la solita solfa! Decidiamo quindi di incamminarci verso altri punti per vedere da diverse angolazioni la grande festa. Saliamo sul piano più alto del Mercado Central, passiamo e ci fermiamo in tutte le vie dove la sfilata passa fino ad arrivare al punto finale della parata. Tutto questo sempre dando un’occhiata ai maxi-schermi, non sia mai che passano il nostro spot e noi ce lo perdiamo.

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Vista dal Mercado Central fa ancora più impressione la gente che è presente oggi
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Anche qui, come in Italia, la Democrazia cade a pezzi

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Per un boliviano dev’essere sicuramente un giorno molto aspettato questo, ma noi, che forse siamo anche ignoranti sull’argomento, non ci esaltiamo più di tanto, e il caos sommato all’altitudine inizia a darci emicranie. Ci fermiamo quindi per il pranzo  e torniamo a riposarci un po’ all’ostello, tenendo però la televisione rigorosamente accesa sul Gran Poder (piccola speranza per la nostra pubblicità) e anche visto dallo schermo sembra sempre più o meno uguale. Riprendiamo le forze e riusciamo. Ormai è quasi buio e la sfilata ora s’impreziosisce anche di vestiti luminescenti. Il tempo di fare altre foto, di accentuare qualche passo di danza in mezzo alla calca e ci sentiamo soddisfatti a tal punto di dire che noi il Gran Poder l’abbiamo visto. Ma la pubblicità no…

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Credo abbiate capito anche voi ormai in cosa consiste il Gran Poder…

P.S.: tutt’oggi non siamo riusciti a trovarla e quindi se mai vi capiterà di scorgerci in qualche spot boliviano vi prego di farcelo sapere perché potremmo pagare caro (in proporzione alle nostre ristrette finanze) per rivederlo.

Domenica. E di domenica anche chi creò la Terra si riposò. Ma noi no.
Ci aspetta un viaggio verso una nuova destinazione e, dato che ci arriveremo di buon ora, vogliamo subito andare alla scoperta di quello che ha da riservarci.
Dove siamo diretti? Verso Copacabana, città boliviana che si affaccia sul Lago Titicaca che, per chi non lo sapesse, è il lago navigabile più ALTO AL MONDO!

Non prima però di essere passati a salutare la signora dei dolci. Tante belle cose signora!

La Paz

 

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