​SAN PEDRO DE ATACAMA, un deserto pieno di cose da raccontare

22.04.2016 – 27.04.2016

Siamo partiti dall’Italia in pieno inverno, abbiamo festeggiato il Carnevale sotto il sole cocente di Rio, ci siamo immersi nelle acque brasiliane e bagnati sotto le cascate più belle del mondola cultura di Buenos Aires l’abbiamo studiata a fondo, siamo andati alla scoperta di animali mai visti prima nel loro habitat naturale, siamo arrivati alla Fine del Mondo, abbiamo visto meraviglie naturali difficili da spiegare a parole, ci siamo lanciati in trekking di più giorni fra ghiacciai, laghi turchesi, montagne e paesaggi mozzafiato, camminato fra strette viuzze e larghe Avenidas, scoperto villaggi semi-dimenticati da tutto e da tutti e girato per metropoli infinite, abbiamo sfidato la potenza delle acque e ci siamo arrampicati fino al cratere infuocato di un vulcano attivo. Abbiamo visto tante di quelle cose che ci siamo già emozionati fin troppo in questo viaggio ma, come sappiamo, viaggiare nasconde in sé l’essenza dell’emozione e, ancora una volta, siamo rimasti meravigliati dalle bellezze che il primo deserto della nostra vita ci ha concesso di ammirare. Un deserto…questa proprio ci mancava!

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Ma quanto è bello scoprire il Mondo!

 

Volando a San Pedro

Guardando dal finestrino dell’aereo che da Santiago de Chile ci sta portando a destinazione non riusciamo a staccare gli occhi dal paesaggio che stiamo sorvolando: il deserto più arido al mondo visto da quassù non ci lascia a bocca asciutta ma letteralmente a bocca aperta. Il cielo sereno senza una nuvola e quel poco di vento che riesce a spostare la sabbia rende tutto il panorama sotto di noi veramente magico. Il Cile ancora una volta ha fatto breccia nei nostri cuori. A guardarlo sulla cartina, questo Paese, così stretto e sottile (a malapena 180 km nel punto più largo) sembrerebbe che non abbia niente da mostrare, invece nei suoi 4300 km di lunghezza (non per niente è il più lungo al mondo) è riuscito a farci conoscere ed amare i più diversi paesaggi. Dopo i suoi immensi ghiacciai, in due ore di volo stiamo per atterrare in un deserto, tanto per farvi un esempio. Arriviamo così a Calama, un piccolo aeroporto nel niente più assoluto, ma il più vicino al deserto da noi tanto desiderato. Fremiamo come bambini per raggiungere il prima possibile la nostra meta e così ci informiamo sul da farsi. Le opzione per raggiungere San Pedro de Atacama da qui sono due e forse per la prima volta non scegliamo la più economica, ossia quella di attendere un bus per il centro di Calama e da lì prendere un altro autobus per San Pedro. Si spende il giusto sì ma si impiegano chissà quante ore. Noi se non si fosse capito abbiamo fretta (e tanta) di arrivare e così paghiamo abbastanza a cuor leggero i 12.000 pesos cileni (16€ a persona) del transfer che ci porterà direttamente al nostro ostello in più o meno un’ora di viaggio. Inutile dire che facciamo le corse per prendere i due posti accanto al conducente per passare così l’ora di viaggio attaccati al finestrino, con un rigolo di bava che ci esce dalla bocca. Per tutto il viaggio sembra di essere in un quadro, una cosa mai vista!

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Biglietto quasi regalato e questi panorami: abbiamo vinto!

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Dai dai che stiamo per atterrare!

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Ditemi voi se da Milano Malpensa si ha questa vista

Superiamo alcuni luoghi che poi avremo modo di visitare con calma nei giorni successivi e finalmente raggiungiamo (dopo aver lasciato tutti gli altri) il nostro ostello. Siamo gli ultimi ad essere scaricati perché questa volta non possiamo dire di aver completamente azzeccato la scelta dell’alloggio. L’ostello si chiama Cimas del Sol, è carinissimo, ha un ampio “giardino” (il verde qui scarseggia), il biliardo, una piscina, un tavolo da ping-pong, Wi-Fi che fa il suo dovere e chi più ne ha più ne metta. Niente colazione vabbe’ ma non è questo il problema più grosso. L’ostello, infatti, è leggermente fuori dal centro (diciamo 3 km) e non essendoci bus e pochissimi taxi in alcuni casi saremo costretti ad andare e tornare a piedi dal paese. Di notte. Camminando in una strada di campagna senza l’ombra di una luce. Con quasi 0°C. Insomma, via. Comunque San Pedro è un villaggio minuscolo e tranquillo, che conta a malapena 5.000 anime; non ci sono assolutamente problemi di sicurezza, ma dovendo scegliere di nuovo cercheremmo sicuramente qualcosa di più centrale. Dopo 10 ore di tour non sono per niente piacevoli queste camminate. Come vi spiegheremo dopo, l’ultima notte l’abbiamo passata al Backpackers Hostel, decisamente meglio!

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Competizione ciclistica con biciclette elettriche a pannelli solari. Geniale.

 

Soroche, il mal d’altura

San Pedro de Atacama si trova ad un altitudine di 2.407 m s.l.m. ed il primo giorno decidiamo perciò di passarlo nella tranquillità dell’ostello, conoscendo nuovi viaggiatori, iniziando a farci raccontare cosa c’è da vedere qui e soprattutto, cosa molto importante, acclimatandoci per non essere colpiti dal Soroche (il mal di altitudine). Se decidete anche voi di venire da città molto più basse rispetto a San Pedro vi consigliamo vivamente di non partire subito a razzo ma di riposare almeno un giorno (se non due). Puo’ sembrare una cavolata ma nel nostro viaggio abbiamo visto più di una persona stare piuttosto male per l’altezza eccessiva. Comunque, dopo esserci sistemati all’ostello facciamo conoscenza con il nostro compagno di stanza Daan (un olandese istruttore di Yoga) e insieme a lui andiamo a fare spesa in un minuscolo negozio che si trova a pochi passi dall’ostello (almeno questo) e prepariamo una sana merenda-cena. La giornata si è già conclusa, domani vi promettiamo che combineremo qualcosa in più.

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Fuori dall’ostello: il centro del paese dovrebbe essere da qualche parte laggiù. Mamma mia però che vista.

 

La scelta dell’agenzia e dei tour

La mattina del secondo giorno ci svegliamo presto e facciamo una camminata verso il centro. Il caldo, il clima arido e l’altitudine iniziano a farsi sentire e rendono così la passeggiata un po’ faticosa: gambe che vibrano, cuore che batte forte, piccoli mal di testa. Tutti sintomi dei duemilaquattro e passa metri di altitudine. L’importante è non farsi prendere dal panico e noi continuiamo ad esplorare con piacere le minuscole stradine del centro, le case fatte da argilla, sabbia e paglia ed i graziosi negozi del centro. È proprio come ce la immaginavamo, che spettacolo! Oltre ai negozi caratteristici la via principale (Calle Caracoles) è anche una vera e propria costellazione di agenzie che organizzano tour. Qui a S.P.Atacama ci sono veramente tantissime cose da fare; c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dopo un’attenta selezione riusciamo a selezionare quella che fa al caso nostro: Likan Antay. Come abbiamo sempre detto, non siamo dei grandissimi amanti dei tour, ma in un posto così esteso, non avendo un mezzo proprio, questi sono l’unica opzione che ci resta. In questo caso però abbiamo fatto un’ottima scelta dato che la nostra agenzia non solo ci offre il miglior sconto della zona prenotando più tour (32.000 pesos cileni a testa, ovvero 42€, per ben tre tour), ma è anche l’unica ad offrire un’escursione che nessun altro propone. Più avanti arriveremo anche a questo…

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Calle Caracoles, tipica strada principale di un paese nel deserto

 

Valle della Morte e Valle della Luna

Completamente soddisfatti torniamo nella nostra stanza (stavolta con un transfer messo a disposizione dall’ostello stesso), pranziamo e alle 15:00 siamo pronti per la prima escursione che ci porterà alla scoperta della Valle de la Muerte e della Valle de la Luna, due delle mete imperdibili nel deserto di Atacama. La prima delle due è solo di passaggio e ci viene spiegato che in realtà avrebbe dovuto chiamarsi Valle de Marte (per la particolare somiglianza tra le due superfici) ma il destino volle che nel passaparola ci fosse un equivoco che le ha poi conferito questo tetro nome. Fatto sta che sembra veramente di essere in un altro Pianeta. Dopo pochi minuti raggiungiamo l’ancor più bella Valle de la Luna chiamata così anch’essa per la sua somiglianza con la superficie lunare: merito della conformazione particolare che vento e acqua (quando ancora di acqua ce n’era) hanno dato alle rocce. Paghiamo l’entrata non compresa nel tour (3.000 pesos a testa) e seguiamo la nostra guida che riesce a spiegare tutto con la massima serietà ma sempre con quel pizzico di umorismo che non guasta mai. La prima fermata all’interno della Valle la facciamo per esplorare delle grotte di sale. All’interno bisogna procedere quasi a quattro zampe e la visibilità è abbastanza scarsa (se avete una torcia portatela con voi) quindi se soffrite di claustrofobia o simili non fa proprio per voi. Ma se riuscirete a sconfiggere le vostre paure scoprirete che le pareti di sale formano un’unica enorme opera d’arte. È addirittura possibile osservare i cristalli delle gemme di sale che si conservano perfettamente grazie all’alta pressione e all’assenza di umidità. E per i buongustai è anche possibile assaggiare. Il sale più puro che abbiate mai…risputato. È tremendamente salato.

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Non sappiamo se sulla Luna sia veramente così ma ci  viene da dire: MAGARI!

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La luce in fondo al tunnel

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Il bianco che vedete nella foto è tutto sale. Quella a sinistra invece è Fiammetta.

Il nostro tour prosegue con la visita al mirador de Las Tres Marias (2½ in realtà perché una è crollata dopo che alcuni turisti hanno cercato di arrampicarcisi) e con la scalata di un’enorme duna di sabbia, dalla cima della quale si puo’ ammirare un paesaggio spettacolare che solo un deserto puo’ offrire. Qui la nostra guida ci spiega come si è originato il tutto e ci illustra dettagliatamente la geografia circostante. Per darvi un piccolo assaggio di cosa da qui ci circonda vi menzioniamo le tre catene montuose presenti nell’area (Cordillera de Domeyko, Cordillera de la Sal, e le Ande) e i numerosi elevatissimi vulcani cileni (Acamarachi 6.046 m s.l.m., Licancabur 5.916, Aguas Calientes 5.924, Lascar 5.154). Per non parlare del senso di infinito che si ha vedendo distese di sabbia che si espandono a 360°. Un’altra cosa odiata  nei tour è quello di dover stare alle loro regole e ai loro orari e quindi veniamo strappati da cotanta bellezza in men che non si dica.

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Le Marie spuntate. Non è che siano da strapparsi i capelli…

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Questo sì che è di una bellezza disarmante

 

Il tramonto dalla Pietra del Coyote

La scusa di questo gesto però è più che capibile: dobbiamo arrivare il prima possibile al Mirador de Kari, ovvero un punto all’intero della Valle che sembra messo lì apposta per osservare il tramonto che colora le montagne, i vulcani ed il cielo, preso d’assalto da tutti i turisti al calar del sole. Di gente ce n’è già troppa ma con un po’ di pazienza riusciamo a salire sulla pietra più fotografata di Atacama: la Piedra del Coyote, dove vi sembrerà di essere sospesi nel vuoto. Volete sapere anche il perché di questo nome? Facile, perché è identica alla pietra su cui Willy il Coyote tenta sempre di acciuffare Beep Beep. Il paesaggio anche da qui è inimmaginabile e con il sole che scomparendo colora di un rosso acceso le catene montuose adiacenti e le nuvole non si puo’ proprio perdere.

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Tramonti così non capitano tutti i giorni

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Rosso di sera bel tempo si spera

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Una lunga attesa che però ci ha ripagato del tutto. Beep Beeeeep!

È finito anche questo nostro primo, fantastico, tour nel deserto e stanchi morti riusciamo addirittura a fare i chilometri che ci dividono dall’ostello a piedi tanta è l’emozione che ci ha dato la giornata di oggi. Qui all’alloggio troviamo il nostro coinquilino Daan che ha qualcosa da insegnarci/vi; infatti lui ha fatto il nostro stesso tour ma in bicicletta. Noleggiando il mezzo in centro a San Pedro ad un costo di 3.500 pesos per 6 ore e 6.000 pesos fino alle 21:00 (5€ e 8€, più o meno quanto ci è costato il tour guidato eh) potrete cimentarvi in un discreto sali e scendi tra le strade e le dune desertiche. Dev’essere un esperienza fantastica, ma attenzione! La strada è lunga e se intendete godervi il tramonto sarete costretti a tornare verso casa senza più la luce del sole. Perciò premunitevi di luci ma sopratutto abbigliamento adatto: che sia catarifrangente, ma anche caldo. L’escursione termica nel deserto infatti è notevole e la notte il termometro scende senza tanti problemi sotto lo 0°C. A dirvela tutta il nostro compagno di stanza è stanco morto e a dircela tutta ha dovuto fare più a corsa di noi per vedere le nostre stesse cose. Traete voi la conclusione…

 

Le “Lagunas Altiplánicas”

Finito di cenare ci rilassiamo nello spazio esterno dell’ostello, godendoci un cielo stellato che dalle nostre parti è impossibile anche immaginare, mentre facciamo due chiacchiere con due ragazzi messicani, Thomas e César. Insieme a loro, il nostro compagno di stanza Daan e Larissa, una ragazza tedesca, il giorno successivo decidiamo di prendere una macchina a noleggio per visitare un’altra delle tappe da non perdere assolutamente se si arriva fin qua: le Lagunas Altiplánicas. Anche l’autonoleggio è in una delle poche traverse del centro e ad un costo di 61.500 pesos (82€) per un giorno (nel nostro caso da dividere in sei) il risparmio è assicurato dato che il tour guidato sarebbe costato molto di più. L’unico problema che si puo’ riscontrare è quello di non avere una carta di credito con cui pagare auto e cauzione o non avere una patente internazionale, da fare prima di partire (100€ all’A.C.I. o un poco meno alla Motorizzazione, valida un solo anno). Noi comunque abbiamo tutto e non ci sono problemi. Le uniche due cose che potrebbero guastarci l’avventura sono l’altitudine (per raggiungere le Lagunas Altiplánicas si inizia a salire vertiginosamente) e il fatto che ci viene noleggiata una macchina da cinque posti mentre noi, come già ripetuto, siamo in sei. Nessun problema per entrambi! «Basta che uno vada in bauliera. Tanto qui non esistono posti di blocco.» dice letteralmente il dipendente dell’autonoleggio e proprio a pochi passi dal negozio si trovano fiumi di negozietti che vendono le celebrifoglie di coca“. Qui in Sud America infatti è perfettamente legale detenere piccole quantità di foglie di coca che servono sia per non soffrire del mal d’altitudine sia per non sentire la stanchezza. Noi le vediamo per la prima volta qui, ma nel nord dell’Argentina, in Bolivia e Perù è normalissimo vedere gli autoctoni con la guanciotta gonfia che le masticano continuamente.

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Guida Thomas, il più piccolo del gruppo, ma con la sua flemma e la sua non tanta sicurezza rischiamo di non arrivare né in tempo né in vita. Passa al comando Leonardo che così sfrutta finalmente la sua patente internazionale. Le prime Lagune che raggiungiamo sono Miscanti y Miñique, scendiamo, facciamo alcune foto e risaliamo di corsa. Non perché facciano schifo ma perché il tempo oggi non è dei migliori: fuori c’è vento fortissimo, stanno arrivando nuvoloni neri con nessuna buona aspettativa e il termometro della macchina segna -10°C. La prossima tappa comunque è la più importante e mentre ci apprestiamo a superare i 4.000 m s.l.m. mastichiamo per la prima volta qualche foglia di coca. Il metodo esatto è quello di masticarle fino a che non diventano una palla unica per poi trattenerle in una delle due gote cosicché il “succo” amaro e a primo acchito disgustoso faccia il suo effetto. Finito il tutto non mangiatela ma semplicemente sputatela. Vi ricordate quando vi abbiamo parlato della figura dell’Equeko scoperta a Santiago de Chile? Ecco, anche lui nella maggior parte delle rappresentazioni ha la guancia gonfia proprio perché sta masticando foglie di coca. C’è poco da fare, è una vera e propria usanza. E come tale va rispettata.

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Ma torniamo alle nostre Lagune. Dopo aver pagato 3.000 pesos ciascuno possiamo finalmente ammirare questo rinomato spettacolo della natura. Almeno così dovrebbe essere…il tempo è peggiorato ancora di più e le nuvole basse e scure nascondono tutto il paesaggio. Sembrerebbe proprio tempo da neve, ma nel deserto è impossib…NEVICA!
Ebbene sì, siamo in uno dei deserti più aridi al mondo, sinonimo di caldo-afa-siccità ma noi siamo riusciti a vedere e a toccare la neve che si posa sulla sabbia! Che cosa stupenda! Però fa veramente freddo. Meglio riscendere.

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Il maltempo non ci fa capire del tutto…

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…di quanto bello possa essere questo posto…

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…con un po’ di sole.

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Il parallelo terrestre dal quale nascono i più aridi deserti del Pianeta

La prossima tappa è quella de Las Piedras Rojas ma la guardaparco all’uscita del nostro ultimo sito ci sconsiglia di avventurarci in direzione delle “pietre rosse” dato che la strada molto dissestata e la neve che presto diventerà ghiaccio non sono un buon connubio e così dobbiamo cambiare i nostri piani. Come se non bastasse restiamo con pochissima benzina e come è possibile immaginare in mezzo al deserto non è una buona cosa. Distributori non esistono e non resta che arrangiarsi chiedendo aiuto agli abitanti di un piccolissimo villaggio sul tragitto. Socayre è il nome del paesino e fortunatamente troviamo una signora disposta a venderci (ad un prezzo folle per loro, ma sempre meno che in Italia) un po’ di benzina prestandoci anche un tubo di gomma e un imbuto. Eh già, tocca aspirarla…

 

La Riserva dei Fenicotteri

Fatto il pieno possiamo riprendere il cammino e decidiamo di visitare la Reserva Nacional los Flamencos, con il suo Salar de Atacama e la Laguna Chaxa (2.500 pesos). Il freddo è ancora pungente ma essendo scesi di svariati metri è diventato abbastanza tollerabile e quindi esploriamo con tutta calma queste meraviglie. Stiamo vedendo anche il nostro primo Salar! Il colore rosa, quasi surreale, della laguna ed i flamencos (= fenicotteri) che si alzano in volo rendono il tutto magico. Scopriremo poi nel museo all’inizio del percorso che il colore è dato da un batterio che piace molto a questi animali e che colora l’acqua di questo rosa favoloso.

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Non c’è niente, è vero, ma potevamo stare a guardarlo per ore

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Siamo arrivati anche nel Deserto di Atacama!

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In foto non sembra ma le acque sono di un sensazionale rosa shocking

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WOW

Il nostro tour autonomo si conclude con una fermata improvvisata alle porte di San Pedro per ammirare uno dei tramonti più belli di questo viaggio che solo postandovi le foto potrete capire. Ancora una volta ci sentiamo parte integrante di un quadro d’artista.

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Cielo così da un lato…

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…e così dall’altro!

Rientrati all’ostello veniamo quasi convinti per far parte di una festa nel deserto a cui quasi tutte le persone che alloggiano qui prenderanno parte. Noi alla fine rifiutiamo l’invito per riposarci e prepararci ad una nuova sveglia all’alba scoprendo già la mattina dopo che la serata è stata un fiasco pauroso e che più che nel deserto era a due passi dall’ostello. Anche stavolta l’abbiamo indovinata.

Geyser nel deserto

Ore 04:00 suona la sveglia.
Ore 04:30 siamo pronti ad aspettare il nostro transfer nella reception dell’ostello (solo i tour che partono all’alba vengono a prendervi altrimenti dovrete farvi trovare all’ora prestabilita davanti all’agenzia in cui avete prenotato).
Il maledetto arriverà alle 05:30 (rassegnatevi qui 9 volte su 10 avrete da aspettare).
Ma lo spettacolo che ci attende ci fa dimenticare subito questi piccoli inconvenienti. Oggi andiamo ai Geyser del Tatio, una delle sorgenti di acqua bollente zampillante più famose al mondo (5.000 pesos cileni l’entrata, quasi 7€). Ci godiamo l’alba a 4.200 m s.l.m. mentre ammiriamo i vapori dell’entroterra. Dopo aver camminato in lungo e in largo per questo imponente sito naturalistico ci attendono i bagni termali, o sarebbe meglio dire che attendono Leonardo e pochi altri coraggiosi. La temperatura dell’acqua è di 35°C, sì, ancora di più nei punti dai quali fuoriescono i gas, certamente, ma la sorgente termale è all’aria aperta e la temperatura esterna è di -17°C. Fiammetta si accontenta di tenere ammollo i piedi e scattare qualche foto a Leonardo mentre è dentro l’acqua rilassato e mentre impreca nell’atto di uscire.

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Anche albe così non si dimenticano tanto facilmente

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Anche i Geyser…un Deserto con la D maiuscola!

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Stupendi ma anche pericolosi: sono molte le persone cadute per sbaglio nelle acque laviche e morte per ustioni gravi. Fate attenzione!

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Un saluto con i piedi dalle “terme” di Atacama

Nella strada del ritorno ci fermiamo nel tradizionale villaggio di Machuca, dove vivono solo dodici famiglie, e nemmeno tutte insieme. Ogni anno infatti una delle famiglie ha il compito di rimanere a vigilare Machuca mentre le altre sono libere di spostarsi in base alle loro esigenze personali (qui non c’è niente se non dodici case e una chiesa, che quella non manca mai). La famiglia che resta ha anche il compito di accogliere i turisti con le specialità del posto; ci fanno assaggiare l’empanadas (calzoncino ripieno che si trova tranquillamente in tutto il Sud America) di formaggio di capra e la carne del povero lama di turno. Il tutto pagando ci mancherebbe. Leggenda vuole che se entrambi gli innamorati mangiano insieme carne di lama si ritroveranno a breve con ben sei gemelli. Ma noi sfidiamo la sorte assaggiandola entrambi. Sono passati nove mesi e ancora niente. Qui facciamo amicizia con un ragazzo nel nostro stesso tour che assomiglia in maniera spaventosa a Leonardo, quasi sembrando gemelli. Lui però si chiama Nicolas, è più grande di qualche anno, vive a Buenos Aires e in Italia né lui né i suoi genitori sono mai stati. Quindi con Leonardo è solo somiglianza…resta comunque una persona interessantissima e scattiamo insieme a lui altre foto prima di fermarci a pranzare insieme in un posto consigliato da un suo amico. Ci porterà infatti nei ristoranti meno conosciuti dai turisti, presenti in Calle Licancabur uno accanto all’altro (raggiungibile passando attraverso la Galleria degli Artigiani) dove si mangia bene e si spende poco. Noi scegliamo Don Pedrito, dove, con 3.500 pesos (nemmeno 5 euro), ci danno primo, contorno e bevuta. Qui Nicolas ci racconterà della sua avventura folle: dormire e vivere per due settimane in una tenda portata da casa nel bel mezzo del deserto. Dice che farlo è possibile, tornare per raccontarlo è un altro paio di maniche.

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La bandiera cilena sopra e la Huipala sotto. Di quest’ultima non ne avevate mai sentito parlare? Andate subito a cercare il significato su internet o continuate a seguirci!

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Paesaggi mozzafiato e Vicuñas, uno dei numerosi animali tipici di questa zona

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Sembra o no un quadro?

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Insieme a Nicolas

Nel tragitto di ritorno scopriremo anche che la nostra guida, Jared, anche lui persona simpatica e intelligentissima, è anche il direttore di un piccolo centro astronomico di San Pedro. Jared ci convince a fare con lui il tour astronomico. La gita all’osservatorio della N.A.S.A., che è solamente il più grande osservatorio astronomico pubblico del Sud America e che ospita al suo interno il telescopio più grande del Mondo, è quasi impossibile prenotarla da un giorno ad un altro (andrebbe prenotato settimane e settimane prima) ma con lui possiamossamo visitare uno spazio “arredato” appositamente per poter vedere nel migliore dei modi le stelle. Perché no…

 

Le lagune salate

Torniamo a San Pedro alle 13:00 e alle 15:00 abbiamo già un altro tour, ovvero le Lagunas Escondidas, quelle che fa (o faceva, non sappiamo se le cose sono cambiate) la nostra agenzia Lickan Antay rispetto alle altre. Abbiamo giusto il tempo di pranzare con Nicolas, riposare un po’ le gambe ed è già tempo di ripartire. Nel tragitto ci viene spiegato che la concentrazione di sale nelle acqua di queste lagune raggiunge addirittura il 97% e ciò fa sì che si possa galleggiare con estrema facilità. Solitamente le altre agenzie fanno visitare la Laguna Cejar, ma l’ingresso costa la bellezza di 17.000 pesos (23€, alla faccia) e non si puo’ passare più di mezz’ora in acqua dati i tanti turisti presenti. Invece l’ubicazione di queste lagune è ancora “segreta” ai più e non è possibile raggiungerle se non con il tour. Il costo dell’entrata è di 5.000 pesos (sempre i soliti 7€) e siamo solo noi del tour, ossia otto persone. Prima di arrivare all’unica laguna dove è possibile bagnarsi passiamo a fianco di altre minute lagune che fanno capire quanto sale sia presente in esse e quanto fortunati siamo stati a trovare questa gita. Panorami come sempre mozzafiato, superfici fatte interamente di sale, acque dai colori e sfumature sempre diverse. Finalmente arriviamo alla tanto desiderata laguna balneare; la guida che ci accompagna ci mostra il punto più sicuro per entrare in acqua e ci divertiamo a galleggiare liberamente nell’acqua. Un’esperienza stranissima dove la gravità va contro la fisica e dove il sale ti si attacca a tutto il corpo. Come da tradizione anche questo tour si fermerà in un punto panoramico per il tramonto con tanto di piccolo aperitivo. Bello, bello anche questo. San Pedro, (ci sta regalando emozioni uniche.) non sappiamo più che dirti.

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Noi sapevamo che era bello il deserto di Atacama, ma non credevamo così TANTO!

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Superfici fatte di sale

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Anche i fondali delle lagune sono, guarda un po’, di sale. Meraviglioso.

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Galleggiare in queste acque è un piacere

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E con un altro tramonto così vi abbiamo già detto tutto…

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Un migliore alloggio, una grande amica e un fantastico tour

Il pacchetto da tre tour è ahimè finito e già con l’idea chiara per la nostra prossima città decidiamo di avvicinarci al terminal dei bus cambiando di ostello per l’ultima notte. Adesso alloggeremo al Backpakers Hostel, decisamente migliore per le nostre necessità! Trascorriamo il pomeriggio in spensieratezza insieme alla nostra amica Armelle, la ragazza francese conosciuta e con cui avevamo stretto un gran bel rapporto a Pucón, facendo tranquille passeggiate per il centro e fermandoci a bere un caffè. Tra una chiacchiera e l’altra viene fuori che l’ultima notte a San Pedro de Atacama la passeremo con il naso all’insù, insieme al grande Jared che ci insegnerà un po’ di astronomia. Convinta più che mai dalle nostre parole anche Armelle sarà dei nostri. E alla fine del tour non ha smesso di ringraziarci per avercela portata. Paghiamo all’agenzia suggeritaci da Jared (scusateci, non ricordiamo il nome, comunque è sempre su Calle Caracoles) 15.000 pesos ciascuno (20€ ma ne sono valsi la pena) e siamo pronti a salutare in grande questo fantastico poco.

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Le persone conosciute in un viaggio diventano sempre grandi amici: grazie Armelle!

 

Finire in bellezza

Il deserto di Atacama è uno dei migliori posti al mondo per osservare le stelle poiché qui l’inquinamento luminoso è bassissimo e si trova a oltre 2.000 metri s.l.m.. Giusto il tempo di entrare nello spazio completamente al buio, dove è possibile identificare due panche e due telescopi, che Fiammetta inizia ad urlare «Mira, mira, mira!» (= Guarda, guarda, guarda!): un’enorme stella cadente (o meteorite che entra nell’atmosfera, da veri astronomi) infuoca il cielo per svariati secondi. Mai vista una cosa così. Ma questo è solo l’inizio. Vedremo galassie, costellazioni, stelle che stanno per scomparire, stelle appena nate e per finire la Luna e Saturno con i suoi fantastici anelli. Tutto visto dal telescopio sì, ma in maniera chiara e inconfondibile. Ma non sbagliatevi, anche a occhio nudo sembra tutto un effetto speciale, dato che vedere la Via Lattea distintamente pensavamo fosse concesso solo agli esperti di Photoshop. Peccato che noi non lo siamo e quindi ci è stato impossibile fare delle foto decenti per testimoniare questa meravigliosa esperienza. Da oggi in poi guardare il cielo di notte avrà tutto un altro sapore.

Salutare San Pedro de Atacama è più duro del previsto ma tante altre meraviglie ci aspettano e noi non possiamo farle attendere troppo. Sciocco chi pensa che in un deserto non ci sia niente, noi ci abbiamo trovato di tutto. E forse anche un po’ di più…

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We Love Atacama

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Scegliere queste “poche” foto per l’articolo
tra le migliaia che abbiamo non è stato  per niente facile.

Ma le altre le abbiamo messe in un album apposito.

Vieni pure a vederle!

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