Amici raccontano... · Consigli di viaggio

Natale con i tuoi, CHIAPAS con chi vuoi!

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Ci eravamo lasciati nelle fredde acque del fiume Futaleufú in Cile, cosa c’entra adesso il caldo Messico? In realtà con il nostro itinerario (sfortunatamente) non c’entra un bel niente! L’articolo che leggerete fra poco è graditissimo regalo da parte di Giulia, grandissima amica di Fiammetta con la quale ha condiviso viaggi, case, InterRail e tante altre avventure e disavventure. In poche parole una grande amante delle avventure a giro per il mondo, proprio come noi!

Se volete saperne di più sui suoi bellissimi viaggi date un’occhiata al sito blog IN_ITINERE

Svegliarsi la mattina e decidere di partire alla scoperta del Messico. Ecco, più o meno è andata proprio così. Atterrata nella capitale, nonostante l’aria rarefatta (dovuta all’altezza della città e allo smog), ho subito capito che quel paese, con le sue varietà paesaggistiche e la sua storia, mi avrebbe dato soddisfazioni.

Dopo una prima settimana in solitaria tra la vastità di Città del Messico, la vicina e monumentale Teotihuacan e la calda e colorata Oaxaca, un bus notturno (gli immancabili ADO) mi porta nel Pacifico, ed esattamente a Puerto Escondido. Mentre mi rilassavo meritatamente in spiaggia, dopo un’intera mattinata passata a cercare un ostello sono stata raggiunta da Jonny, il mio futuro compagno di viaggio. Passati in rassegna posti incredibili quali Mazunte con la sua aria sciamanica, Puerto Angel con i suoi pescatori e lasciandoci alle spalle e nel cuore gli spettacolari tramonti, i delfini e tanto altro, siamo finalmente approdati in Chiapas. Ed è proprio di questa parte di Messico remoto che vogliamo parlarvi.

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“Bienvenidos en Chiapas”

L’ennesimo bus notturno ci porta da Puerto Angel a San Cristobal de Las Casas, capitale e punto nevralgico della regione. Mollati i pesanti zaini in ostello, abbiamo approfittato del clima della Semana Santa per farci un giro nelle piazze e vie principali della cittadina, dove qualsiasi cosa era in clima di festa. Lo Zocalo (sono chiamate così le principali piazze delle città messicane) era un teatro perfetto per rivivere l’essenza antica di quei luoghi e le loro storie. A proposito di teatro: come farci mancare un tradizionale spettacolo Maya? Difatti, dopo esserci riempiti la pancia con elotes (pannocchie di mais bollite cosparse di formaggio, lime e paprika) abbiamo fatto tappa al teatro, dove abbiamo potuto godere di un fantastico spettacolo in costume narrante la storia di Palenque (sito archeologico che avremmo visitato qualche giorno dopo).

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Il mercato tradizionale messicano
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Solo per stomaci forti

Mattina presto. Ricarichiamo le pile con il tipico Café de Olla e siamo pronti per la esoterica San Juan Chamula. Autobus, taxi, bicicletta? No. San Juan Chamula si raggiunge a cavallo! Dopo aver perso mille vite in groppa a Negrito (il cavallino nero da me così rinominato), raggiungiamo questo villaggio alle porte di San Cristobal de Las Casas. Il tutto si sviluppa e concentra nella piazza, punto di accesso alla Chiesa. Da qui in poi sono proibite ogni tipo di foto e riprese e una volta entrati nel luogo di culto abbiamo compreso il perché.
Una fusione di sacro e profano mai vista. La nostra attenzione è subito catturata dalla quantità immane di candele, tutte colorate, sparse sul pavimento e in qualsiasi altro angolo della Chiesa. Fumi, incensi, rosari detti a bassa voce che si accavallano con i commenti quasi impauriti dei visitatori. C’è un gruppo di donne, vestite con la tipica “divisa” del Chiapas, che accendono candele e pregano mentre sacrificano galline. C’è da ammettere che la vista di galline con il collo strozzato ai piedi delle statue dei Santi ha un fascino strano! Imbevuti ancora di incensi e sacralità profana torniamo in città per una cenetta veloce a base di tacos e tlayuda (la “pizza” messicana) e prima di dormire, prepariamo lo zainetto con costume e infradito; già, perché l’indomani si cambia scenario: le cascate ci aspettano!

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Vai Negrito!
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La Chiesa di San Juan Chamula ed i suoi messicani. Da qui in poi niente più foto.

Come promesso l’indomani siamo diretti ad una delle tante meraviglie naturali messicane. Le Cascadas El Chiflón e Laguna de Montebello, ovvero dei luoghi immersi nella natura a confine con il Guatemala. Partiamo la mattina presto da San Cristobal de Las Casas schiacciati all’interno di un colectivo (il mini autobus messicano) e tra un pisolino e una chiacchierata con la coppia messicana accanto a noi, raggiungiamo le cascate. Il fascino incredibile di questi luoghi è la semplicità con cui è possibile alternare camminate e arrampicate al tuffo nelle acque azzurre e gelide delle cascate. Purtroppo neanche il tempo di scaldarsi al sole che ci rimettiamo sul bus per raggiungere, da li a poco, la Laguna de Montebello. In realtà, parliamo di un luogo formato da più lagune, che prende il nome da quest’ultima, la più grande. Dopo una breve sosta al mercatino, dove ci siamo dissetati con agua de Jamaica (tipica bevanda dolce a base di fiori di Jamaica), ci siamo imbarcati in delle zattere, e con qualche remata (chi più chi meno) abbiamo fatto il giro della laguna. Le montagne adiacenti sembravano cascare sull’acqua per dar vita a uno spettacolo unico. Anche in questo caso, bagno gelido ma d’obbligo.

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Cascadas El Chiflón
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La suggestiva Laguna Montebello (e la nostra zattera)

Torniamo dal tour e ci prepariamo all’ultima notte a San Cristobal de Las Casas. La passiamo insieme all’antropologo belga Benjamin e all’afro-messicano Ivan, diretti all’arena per assistere alla famosa guerra tragallos”. Trovando un’arena deserta, e la competizione dei poveri galletti finita, optiamo così per uno street food e giro panoramico della festa, con tanto di luna park, vivendo per una notte, da tipici adolescenti messicani.

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Tornati alla base, è bastato il tempo di chiudere gli zaini e salutare i nostri compagni di serata, che siamo saliti, intorno alle 5:00 circa, sull’ennesimo colectivo direzione PalenqueDopo una breve tappa alle magnifiche cascate di Agua Azul, rinfrescati dall’acqua cristallina, giungiamo a Palenque, la giungla del Chiapas. Arrivati nella cittadina ci dirigiamo immediatamente al sito archeologico che sconsigliamo di visitare nelle ore di punta della giornata.

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Le Cascate di Agua Azul

Ci siamo. Ci immergiamo nella storia Maya, tra piramidi, templi e molto altro; il tutto addentrandosi nella foresta, tra ruscelli ed alberi enormi immersi nel verde, catapultati così, per qualche ora, nel glorioso passato dell’era Maya.

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Tornati al presente reale e con le gambe sempre più cedenti, aspettiamo l’autobus notturno girovagando per il centro moderno di Palenque, tra balli tradizionali in piazza e cena a base di quesadillas e marquesitas alla nutella (quella originale)! Così, senza farci mancare nulla, siamo pronti per la dormita notturna in bus, direzione Bacalar nella regione di Quintana Roo, per proseguire il nostro viaggio fino alla penisola dello Yucatan.

Stiamo lasciando il Chiapas, incredibile terra nel cuore del Messico, dove il tempo sembra essersi fermato anni fa. Rigiriamo tra le mani un souvenir in pietra che ritrae un’immagine Maya che recita così: “Recuerdo de Chiapas – Amor eterno”. E tutti i torti non li ha.

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