Consigli di viaggio · Sud America

La cittadina Hippy di EL BOLSÓN

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08.04.2016 – 10.04.2016

Avete presente quei giorni in cui avete un appuntamento super importante e per l’ansia vi svegliate con la paura di non aver sentito la sveglia? Poi però vi accorgete che è ancora presto e quindi ritornate a dormire…ecco, magari fosse andata c anche a noi! Invece appena svegli ci siamo resi conto che la sveglia in realtà non l’avevamo proprio sentita. E se la sveglia poi serve per prendere l’unico dei due bus settimanali che da Futaleufú portano a Esquel (da dove partono i collegamenti per El Bolsón, la nostra prossima fermata) potete ben immaginare con che gioia è iniziata la nostra giornata. Ok, non ci demoralizziamo. Altri quattro giorni a Futaleufú per aspettare il prossimo bus ci sembrano un po’ troppi, così non resta che incamminarci verso la frontiera Cile-Argentina (che dista “appena” 10 km) e far sgranchire un po’ le gambe ed il pollice da autostop. La fortuna, per fortuna, ci arride! Rimediamo subito un paio di passaggi, brevi ma efficaci e in poco più di un’oretta stiamo già oltrepassando la frontiera, la prima passata camminando.

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Ci abbiamo preso gusto ai passaggi nel cassone
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Pronti per varcare il confine Cile-Argentina appiedati

Sbrigata tutta la burocrazia doganale scopriamo che il bus per Esquel che abbiamo perso a Futaleufú è partito da lì solo da pochi minuti ed i funzionari della frontiera ci dicono che purtroppo non ce ne saranno altri in tutta la giornata. Va bene, non ci sono problemi, mamma e babbo ci hanno fatto le gambe, camminiamo. Esquel però dista 60 km, trovare un passaggio è più che necessario, ma i minuti passano, le gambe e la schiena iniziano a far male e intorno a noi vediamo prati, montagne, ruscelli, maiali, uccellini e vacche, ma di macchine proprio niente. Tutto molto bello e selvaggio ma iniziamo ad essere stanchi. Accanto a noi sfrecciano solo tre o quattro fuoristrada in due ore che però non ci degnano di uno sguardo, limitandosi a gesti con le mani che ancora non siamo riusciti ad interpretare tutt’oggi (“Vado solo qui vicino”? “Vado e torno indietro”? “Non vi compro niente”? Boh…).

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E dopo c’è da camminare…
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…menomale ci sono scorci come questi due che ci rasserenano

Quando le speranze di raggiungere un centro abitato durante il giorno sono ormai affievolite, ecco che una simpatica coppia di anziani signori finalmente si ferma e ci fa salire a bordo. Non solo, dopo un’oretta di viaggio i due si offrono addirittura di allungare un po’ il tragitto per accompagnarci fino alla fermata del bus che dal paesino dove ci troviamoTrevelinci condurrà a Esquel. Fiuuu, non siamo fortunatissimi ma alla fine ci va sempre di culo. Arrivati alla fermata facciamo appena in tempo a salutarli che arriva il nostro autobus. Saliamo e paghiamo il biglietto di 25 pesos argentini (1,50€) a bordo. Troviamo posto a sedere e dopo poco crolliamo tra le braccia di Morfeo. Arriviamo ad Esquel ancora in dormiveglia ed il prossimo pullman per El Bolsón è tra circa tre ore; possiamo riposare un altro po’. Macché, comprare i biglietti si rivela un’ardua impresa e il riposo è rimandato. Infatti adesso siamo nuovamente in Argentina, ma con noi abbiamo solo pesos cileni e qui non possiamo né pagare con il bancomat né con soldi cileni. Ok, possiamo prelevare al bancomat, ma quelli nelle vicinanze non ci lasciano prendere nemmeno un pesos argentino (come già detto in altri articoli prelevare e pagare con il bancomat in Argentina è veramente arduo). Alla fine ci arrendiamo e siamo costretti a cambiare un po’ di pesos cileni da un aguzzino che ci offre un tasso sfavorevolissimo. Dopo aver comprato i biglietti del passaggio per Esquel (138 pesos, cioè 8€ a persona) non ci resta più niente per mangiare. Stanchi, affamati e con due ore di viaggio da affrontare. Però potrebbe andare anche peggio. Ed ecco che inizia a diluviare (vi ricorda niente?).

Quando finalmente dopo oltre 10 ore di viaggio in un giorno (per percorrere a malapena 240 km) arriviamo a El Bolsón non abbiamo molta voglia di ammattire per cercare un ostello e ci affidiamo così alla nostra guida Get South (un must have per chiunque viaggi in Sud America: offre sconti in ostelli e ristoranti di Cile, Uruguay e Argentina sia con il formato cartaceo che digitale), che ci offre un bello sconto per l’ostello La Casa del Árbol. Arriviamo a tarda notte ed il proprietario sembra non volerci scontare proprio un bel niente dato che abbiamo la versione on-line e non quella cartacea e ciò non vale per lo sconto (mai cosa fu più falsa) ma grazie alla nostra insistenza ne ripareremo domani mattina. Sarà stata la nostra faccia tosta, la nostra simpatia o forse perché nel Registro Ospiti abbiamo scrittoTravel Blogger” (“Disoccupato/a” tornava peggio) ma il giorno seguente lo sconto ce lo ha fatto senza pensarci due volte; paghiamo così 160 pesos argentini (9€) per uno a notte anziché 180 (11€). Non avevamo mai pensato che potesse servire anche a questo. Comunque l’ostello è veramente carino, un ambiente piacevolissimo che ci godiamo in particolar modo la mattina seguente quando, seduti ad una grande tavola, ci gustiamo una delle colazioni più buone che abbiamo mai trovato in un ostello a soli 15 pesos (nemmeno 1€) in più al prezzo della notte. È durante questa colazione che incontriamo una ragazza argentina simpaticissima, Anita, con cui entreremo subito in confidenza. La rincontreremo più avanti nel nostro viaggio…

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Eccola qua la grande Anita

Dovete sapere che questa piccola cittadina argentina è particolarmente apprezzata dagli Hippy che riescono ad andare avanti vendendo le loro creazioni ed idee interamente fatte a mano al caratteristico mercatino della zona: la Feria Artesanal de El Bolsón. Carino ma niente a che vedere con quello di Buenos Aires, sia chiaro. Tra i diversi banchetti Fiammetta s’innamora di un bellissimo anello, composto da pietre raccolte in diversi Paesi del Sud America che noi abbiamo visitato o visiteremo. Diciamo che è un piccolo oggetto che racchiude la nostra avventura. Per questo Fiammetta va più che fiera del suo acquisto. Peccato che lo perderà poco tempo dopo, ma va be’, questa è un’altra storia.

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Non ci ricordiamo il perché ma della Feria abbiamo solo questa foto
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L’anello che racchiude tutta l’essenza sudamericana

Dopo la piccola passeggiata alla fiera torniamo a pranzare in ostello per poi ripartire alla scoperta di qualche luogo conosciuto di qui. La scelta è abbastanza ampia e noi decidiamo di dirigerci verso il percorso che porta alla Cabeza del Indio (= Testa d’indiano), dato che dalle foto sembra più che particolare. Anche qui si aggiunge a noi l’immancabile compagnia canina che, data la nostra grande fantasia, prima chiameremo Indio e successivamente Cara (perché scopriremo essere una femmina e perché secondo noi stavamo andando alla Cara de Indio). Il percorso è leggero anche se con una discreta pendenza e si protrae per qualche chilometro. Anche la vista non è male anche se ormai a noi sa tutto di già visto. Arrivati alla biglietteria la troviamo chiusa, decidiamo così di passare senza pagare. Poco dopo davanti a noi fa capolino una enorme roccia che sembra proprio il profilo di una persona (non però di un indiano). Tempo di fare qualche foto insieme anche a Cabeza che è già l’ora di fare ritorno.

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Nel percorso si incontrano intere pianure incontaminate
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Ma anche scoiattoli con canali satellitari
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Ecco la nostra nuova compagna
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E alla fine del percorso ecco la gigantesca Cabeza de Indio

Tra i vari suggerimenti per i luoghi da visitare ci era stato suggerito anche El Bosque Tallado, un bosco che dopo un incendio è stato trasformato in un’opera d’arte a cielo aperto da artisti del luogo che hanno intagliato i tronchi degli alberi per dargli le più svariate forme. Purtroppo questo posto è abbastanza lontano dalla città, il trasporto privato per due persone è troppo caro e per andarci a piedi avremmo avuto bisogno dell’intera giornata ed ormai era troppo tardi. Abbiamo così segnato questo luogo per la prossima volta. Sennò se vediamo tutto che gusto c’è a ritornare in Sud America?

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Se anche voi avete sempre problemi nello scegliere i posti da visitare in una città, qui vi verrà in aiuto  un centro informazioni del Conaf che vi fornirà utilissime informazioni e mappe complete. Ascoltando loro avremmo voluto cimentarci in qualche nuovo trekking di più giorni poiché ci sono posti bellissimi che vale la pena vedere. Il problema però sono sempre i paletti della tenda (persi al Cerro Castillo e mai più ritrovati nei negozi) che ci vietano qualsiasi passeggiata con soggiorno sotto le stelle. Non potendo vedere le parti migliori di El Bolsón decidiamo di cambiare città e panorami (che dopo un po’ sempre gli stessi iniziano a stancare) e proseguiamo così per la prossima meta, attesa da tanto. I biglietti ci sono, gli zaini sono pronti e noi più carichi che mai. Come ciliegina sulla torta poco prima di partire un gentilissimo Couchsurfer ci contatta dicendoci che ci ospiterà più che volentieri nella sua casa. Lui si chiama Marco e noi non vediamo l’ora di conoscerlo.

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Non sono tantissime foto (non ricordiamo del perché ne abbiamo fatte così poche) ma se volete dare un occhiata vi basterà cliccare su una parte di questo testo.
Buona (piccola) visione!!!

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