Consigli di viaggio · Sud America

Un piccolo paradiso chiamato PUYUHUAPI

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01.04.2016 – 05.04.2016

È bello sentirsi liberi in viaggio. Svegliarsi la mattina, partire senza avere una meta e arrivare dove il cuore (romanticamente) o un qualche autobus più scarrettato (in pratica) ti conducono.

Eppure sapevamo già che la Patagonia (sia cilena che argentina) ci avrebbe dato tante soddisfazioni, ma mai avremmo creduto così tante. Torres del Paine, il Perito Moreno, , le Cappelle di Marmo e il Cerro Castillo sono solo alcune delle meraviglie che abbiamo visto fino ad ora nel nostro viaggio e che ci hanno lasciato letteralmente a bocca aperta. Belle, stupende, uniche nel loro piccolo, ma siamo sicuri che riusciremo ancora a sbalordirci ed a sbalordirvi. Perché si sa, il Mondo è bello perché è vario.

Siamo così partiti da Villa Cerro Castillo senza avere in mente dove ci saremmo fermati. Dopo vari tentativi di autostop andati male siamo saliti sul primo mini-autobus che passava di lì, e con un foglietto scritto a mano sul parabrezza che riportava Coyhaique. Ne avevamo già sentito parlare e quindi, perché no, avremmo potuto visitarla qualche giorno. Pagati 5.000 pesos cileni ciascuno e dopo due ore di relax seduti siamo arrivati così tutti e tre (Jessica era sempre dei nostri, Manos purtroppo no) nella città più grossa che potete trovare da queste parti, Coyhaique. Con i suoi 50.041 abitanti, un terminal di autobus vero e proprio, un aeroporto e dei supermercati reali il contraccolpo per noi è forte. Abituati oramai a posti dove Heidi-in-confronto-abitava-in-una-metropoli qui qualcosa ci dice che molto probabilmente spezzeremol’incantesimo“. La decisione è presto presa: «Qual è il primo pullman che parte per Puyuhuapi?»

E Puyuhuapi da dove salta fuori direte voi. Nei giorni precedenti alcuni ragazzi conosciuti al campeggio Auracaria di Villa Cerro Castillo ci avevano parlato di un posto da favola, con un nome che si potrebbe davvero trovare in un libro per bambini: El Bosque Encantado (Il Bosco Incantato, si capiva lo stesso, vero?). Questa foresta incantata, circondata da un’aura magica e non così facile da raggiungere (strano non trovate?) si trova immersa nel cuore della Carretera Austral e il luogo abitato più vicino, 45 km circa, è proprio il piccolo villaggio di Puyuhuapi (a circa un’ora e mezza di macchina). Perché no allora?

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Sono le 14:20 e fortunatamente alle 15:00 c’è un mezzo grande grande che le persone di città chiamano pullman. Abbiamo quindi il tempo di fare qualche compera per il viaggio e per la cena e siamo pronti ad un altro viaggio sulla bellissima, ma un po’ sconnessa, Carrettera Austral. 8.000 pesos per quattro ore e mezzo di viaggio. E chi se ne accorge più…

Niente da dire sul mezzo di trasporto, peccato che per chi lo conduceva non vale lo stesso. Fiammetta ha minacciato più volte di voler scendere (o di andare a vociare qualcosa all’autista) prima di arrivare alla meta. Nonostante le alte velocità siamo riusciti ad arrivare a destinazione quando ormai era già notte. Puyhuapi, un vero scioglilingua! Questo nome complicato è però sinonimo di grande pace e tranquillità; scesi dal bus davanti ai nostri occhi si è presentato un piccolo insieme di case, sistemate ordinatamente a griglia sulla riva di un altrettanto piccolo fiordo (omonimo del posto), con tanto verde, tanti fiori e pochi negozietti ormai in procinto di chiudere i battenti vista l’ora. L’anno di fondazione? 1935. Gli abitanti? 535. Allora è proprio questo quello che fa per noi.

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Che quiete
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Che silenzio
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Che…zona a rischio TSUNAMI?

P.S.: ma non vi preoccupate, qui in Cile qualsiasi paesino che ha un po’ di acqua vicina ha il suo personalissimo cartello di pericolo onde giganti

L’unico ostello sfortunatamente era già al completo. Continuando a cercare ci siamo imbattuti in una delle tante case sparse per il villaggio con la scrittaHospedaje” (alloggio). Bussiamo e ci aprono due anziani signori che per l’appunto avevano tre stanze libere: Residencial Doña Gladys“, il nome di questa graziosa dimora. In questa parte del Cile gli alloggi sono perlopiù così: case troppo grandi o figli che liberano le proprie camere andando in città più movimentate (e chi non li capisce) che vengono messe a disposizione dei turisti. I prezzi non sono per niente bassi ma è pur sempre un’ottima maniera per conoscere meglio le persone del posto, per far girare un po’ l’economia cilena e far arrotondare un po’ ai proprietari sui miseri salari che ricevono (quelli che hanno un lavoro). Se i prezzi della Patagonia sono sembrati esorbitanti a noi figuratevi per chi lì ci vive…

Abbiamo a disposizione una stanza privata ciascuno, il bagno è in comune, la cucina utilizzabile al 100% e durante il pranzo o la cena scambiamo, come se ci conoscessimo da sempre, due chiacchere con i proprietari. Il tutto per 10.000 pesos cileni (13€) a persona. Per niente economico ma in questo caso i due signori sono gentilissimi e paghiamo proprio volentieri. Ci siamo sentiti proprio come a casa e ci siamo così stanziati per più giorni, quattro per essere precisi. Appena arrivati pero’ siamo così ansiosi di andare esplorare il prima possibile il famoso Bosque Encantado che chiediamo subito informazioni ai due signori, ma nonostante vivessero a Puyuhuapi da tutta una vita lì non c’erano mai stati. Dopo una serata passata ad informarci per il paese chiedendo un po’ a giro abbiamo scoperto che questa attrattiva fa parte di un Parco enorme; il Parque Nacional Queulat e qui di cose da fare e vedere è veramente strapieno. Poco dopo scopriamo anche che Il Bosco Incantato lo possiamo raggiungere in 3 modi:

1. Trasporto privato – 2. Autostop –  3. Autobus per Coyhaique

Il trasporto privato sarebbe la migliore opzione, solo però se riuscite a riempire gli otto posti disponibili: 70.000 pesos il prezzo (92€) e dovendolo noi dividere solo per tre si sarebbe risparmiato anche andandoci in aereo privato. Scartato anche l’autostop per paura di dover aspettare troppo e perdere così una giornata abbiamo optato per il bus. Non che sia stata un’ottima idea. Perché? Beh, scopriremo dopo che c’è un solo bus che va a Coyhaique e la partenza è alle 05:30. Non del pomeriggio…

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Alle 05:00 a.m. siamo quindi già pronti e dopo una colazione veloce andiamo ad aspettare l’autobus. Strano ma vero, all’ora della partenza un gruppo di persone si raduna vicino ad un marciapiede (non aspettatevi di trovare una fermata) dove alle 05:20 arriva il bus e così saliamo e compriamo il biglietto di 3.000 pesos (4€) a bordo. Alle 05:30 precise spaccate partiamo. Un po’ dormiamo e un po’ chiediamo informazioni per il ritorno, ma ci vengono date risposte vaghe, soprattutto dall’autista che sembra anche abbastanza scocciato dalle nostre domande. A quanto pare però c’è un autobus (lo stesso che abbiamo preso arrivando da Coyhaique), ma tardi la sera, quindi conviene cercare un passaggio di fortuna. Arriviamo a destinazione alle 6:50, forse anche troppo presto. Siamo in mezzo al niente, fuori è notte fonda, fa veramente freddo e il cancello d’ingresso al Bosco è ancora chiuso (con il buio più che incantato ci sembra stregato) e aprirà alle 08:30. Per fortuna troviamo riparo nello stanzino del guardaparco, lasciato stranamente aperto. Fa comunque troppo freddo, così quando verso le 7:30 inizia ad albeggiare, non potendo più aspettare un’altra ora decidiamo di scavalcare il basso cancello d’ingresso ed iniziare a camminare per combattere il freddo. Siamo proprio dei teppistelli.

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Il Bosco di notte
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Il Bosco mentre il sole fa capolino
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Il Bosco con la luce del sole

Al ritorno ci siamo così beccati una bella sfuriata dalle guardie che ci hanno trovato durante il percorso e che non ci avevano visto entrare. Ci siamo evitati una denuncia per ingresso non autorizzato in una proprietà privata solo perché «Noi italiani, non capiamo». Quindi forse è meglio non scavalcare. La prima parte, quella nel Bosque per intenderci, non è niente di eccezionale, particolare o di veramente Encantado. È un percorso mantenuto male con alberi pieni di muschi vari un po’ dappertutto. In poche parole un normalissimo bosco nostrano. Ma vale la pena percorrerlo solo per la vista meravigliosa che troverete alla fine, appena finita la fitta vegetazione; vi si mostrerà davanti una maestosa montagna che cade a picco su una laguna di un blu intenso, formata dalle acque dell’imponente ghiacciaio che sovrasta la cima della montagna stessa. L’attrazione dovrebbero chiamarla El Final Encantado“. Vedere per credere.

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Dopo esserci goduti la vista mozzafiato sul ghiacciaio abbiamo deciso di dirigerci verso l’uscita e, come anticipato, siamo stati trattenuti dai guardaparco, non proprio contenti del nostro ingresso. Ci hanno comunque permesso di uscire dopo aver pagato il biglietto di 3.000 pippi cileni (4€). Anzi, il bigliettaio ci ha anche salutato con il sorriso.

Il percorso all’interno del Parco è molto breve, circa 1700 m solo andata, e alle 09:00 circa siamo già fuori. Cosa fare adesso? Chiedendo informazioni il giorno prima ci era stato più volte nominato anche il famoso Ventisquero Colgante (letteralmente Ghiacciaio Sospeso) che si trova sempre nel Parco Nazionale Queulat. Vogliamo sì raggiungerlo, ma naturalmente non c’è alcun tipo di trasporto pubblico che colleghi El Bosque con il Ventisquero. Iniziamo ad incamminarci e proviamo a fare autostop quando qualche macchina (poche, ma poche poche poche) ci passa accanto. All’inizio non va troppo bene. Finalmente, dopo un paio di chilometri un ragazzo, che sta accompagnando altri due autostoppisti belga a Puyuhuapi, è così gentile da far salire anche noi tre sul suo grosso pick-up: Fiammetta e Jessica sul sedile posteriore e Leonardo nel cassone. Un sogno per lui che si avvera! Il conducente è stato molto gentile ma purtroppo non è né molto loquace né molto amante delle geografia del luogo e ci fa così scendere nel mezzo alla strada dicendoci «Ragazzi scusate, abbiamo passato di qualche centinaia di metri l’ingresso, dovrete raggiungerlo a piedi». Noi scendiamo, camminiamo per 100 metri, 200, 300, 500 metri ma l’ingresso non si vede. Il ragazzo si sbagliava.

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Ma quanto è impressionante la Carrettera Austral?
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Peccato che a piedi sia un po’ lunga
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C’è chi la fa in bicicletta. Bello eh, ma ci vuole coraggio
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E c’è chi si arrangia come noi

Fortunatamente passano solo un paio di minuti e una macchina di operai della Carrettera Austral in pausa pranzo si offre di darci un passaggio, questa volta fino all’ingresso del Parco. Almeno speriamo…così è. L’ingresso al Ventisquero Colgante è di 5.000 pesos cileni (6,5€) ed è obbligatorio registrarsi proprio all’entrata (portatevi il passaporto sempre dietro) poiché ci sono stati degli incidenti, anche gravi, all’interno del Parco. Qui vi daranno molti consigli ed una mappa orientativa e noi veniamo anche avvertiti che alcuni percorsi sono chiusi a causa del maltempo avuto nei giorni scorsi. I più importanti però sono tutti aperti; sono quattro e riusciamo a percorrerli tutti tranquillamente in nemmeno tre ore e mezzo.

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  • Sendero El Aluvión. Un percorso interpretativo circolare di 350 metri dove potrete leggere e vedere con i vostri occhi i danni di un alluvione avuto anni e anni fa.
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Pietre enormi portate dalle piene dei fiumi avute durante l’alluvione. Impressionante
  • Sendero del Mirador Panorámico. Il più breve, 200 m, per ammirare il Ventisquero Colgante dal basso, nel punto in cui i fiumi Ventisquero e Desagüe si incontrano. Purtroppo la vegetazione è un po’ troppo abbondante e non riusciamo ad apprezzare al meglio la vista. Questo percorso è accessibile anche ai disabili, cosicché anche loro possano godere in parte di questo bel luogo.
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Il nostro primo contatto con la star del luogo
  • Sendero Laguna Témpanos. Un percorso di circa 600 metri di bassa difficoltà che attraversa il fiume, il rio Ventisquero, passando per un lungo ponte sospeso che vi porterà proprio davanti la Laguna Témpanos e quindi sotto alla celebrità del luogo, il Ventisquero Colgante. Da qui partono escursioni in kayak o in barca (non comprese nel prezzo dell’ingresso) che permettono di arrivare fin sotto alla cascata formata dal ghiacciaio. Noi non ne abbiamo approfittato ma qui ci siamo soffermati ad osservare un gruppo di francesi che si divertiva a far volare il proprio drone fino alla cima del Ventisquero.

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Anche qui il tempo fa quello che vuole: dalla foto in alto a questa erano passate appena 3 ore
  • Sendero Ventisquero Colgante. È il percorso più bello, più lungo (circa 3200 m) e più difficile. Nei giorni precedenti era piovuto tantissimo, quindi abbiamo dovuto risalire la montagna da questo sentiero che era praticamente un fiume di fango. Il percorso è interamente all’interno del bosco, quindi molto monotono e solo un paio di volte si raggiungono punti panoramici, ma la vista che vi aspetta una volta raggiunta la cima vale la fatica e la noia.
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Più vicino di così non potrete gustarvelo. Ma è stupendo anche a questa distanza

All’interno dello stabile è anche possibile pernottare in vari spiazzi adibiti a campeggio. A parer nostro i prezzi sono un po’ esagerati (5.000 pesos cileni per adulto e 3.000 per bambini dai 6 ai 12 anni) e quindi vi consigliamo spassionatamente di fare come noi, alloggiando a Puyuhuapi centro.

Finiti tutti i percorsi, belli contenti di quello che la natura è riuscita a mostrarci anche oggi, nonché belli stanchi, decidiamo di tornare verso casa. Nell’uscire dal Parco abbiamo incontrato tre ragazzi australiani e tra una parola ed un’altra ci siamo rimessi a fare autostop insieme a loro; in sei, però, trovare un passaggio si fa ancora più difficile. Anche questo pomeriggio non c’è molto traffico ma anche se le cose dovessero andare male ci sarebbe sempre il bus che avevamo preso noi che da Coyhaique arriva fino alla nostra destinazione alle 19:00. Fortunatamente un’ora prima esce dal Parco un furgoncino con (sembrava fatto apposta) sette posti liberi. Tutti insieme appassionatamente. Nel viaggio verso casa scopriamo che il gentilissimo e simpaticissimo guidatore è nientepopodimeno che il ragazzo che gestisce tutto il campeggio e il noleggio di kayak. Logicamente a lui che i prezzi del campeggio sono scandalosi non glielo abbiamo detto. Proprio lui ci racconta anche che prima che venisse costruita la Carretera Austral Puyuhuapi era raggiungibile solo via mare o via aerea e lui (un ragazzo della nostra età) fino ai 15 anni non era MAI uscito dal suo minuscolo villaggio. Bellissimo per noi che lo sentiamo raccontare, un po’ meno per lui che lo ha vissuto. Arrivati di nuovo in paese Jessica decide di continuare il suo viaggio insieme ai ragazzi australiani con il minibus che ci sarà la sera stessa. Torna così ad essere un viaggio intimo, solo per noi due.

Il giorno seguente finalmente decidiamo di riposare tutto il giorno (la prima volta da quando siamo atterrati a San Paolo) ed uscire solo per fare la spesa per il giorno stesso e per il viaggio che faremo domani. Proprio nel tragitto per andare al negozio incontriamo la coppia di olandesi con cui avevamo fatto il viaggio della speranza fino a Puerto Rio Tranquilo. Loro, oltre ad aver visto il Ventisquero Colgante, hanno provato anche le Terme di Puyuhuapi (10.000 pesos a persona) che da come ne parlano non sembrano malaccio; noi abbiamo rinunciato ad andarci poiché conosciamo molto bene le Cascatelle di Saturnia (avete presente?) e crediamo che meglio di quelle sia difficile trovare. E poi quelle sono anche gratis, tiè. La cena l’abbiamo divorata e siamo già pronti a dormire e ripartire il giorno seguente, salutando così il piacevole paesino che abbiamo conosciuto per caso.

Puyuhuapi è così, come un’istantanea. La tranquillità scandisce le ore,  il loro scorrere lento e senza preoccupazioni. Anche noi, immersi in questa pace, ci siamo rimessi in sesto per ripartire più forti di prima e per scoprire questa incredibile natura sudamericana che mai ci stancheremo di guardare. Lasciare la nostra casetta ed  suoi padroni ci è dispiaciuto davvero, ma torneremo sicuramente in futuro. Magari solo noi due non come dice Gladys, la signora di casa:«La pròxima vez, que vengan en tres, con un Leonardito!»

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Se vi interessa cliccando qui potrete vedere l’album con tutte le foto fatte in questa tappa.
Sempre se vi interessa, eh…

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