Consigli di viaggio · Sud America

Guida definitiva al trekking “W” di TORRES DEL PAINE

2016-05-13-09.52.18.jpg.jpeg 12.03.2016 – 21.03.2016

-2° la temperatura minima, 1 camminata in notturna per vedere l’alba, 4 notti in altrettanti campeggi, 5 giorni di trekking no-stop, 8 ore di camminata media giornaliera, 18° la temperatura massima, quasi 20 kg di zaino da portare sulle spalle, 70 km/h la velocità massima del vento, circa 100 km da percorrere camminando.
Niente male come premessa, no?

È metà marzo, dalla Patagonia argentina siamo passati a quella cilena. Dalla fredda Ushuaia alla sempre fredda Puerto Natales. Più precisamente ci troviamo all’Hostal Kioostern, dove il mitico proprietario Nelson ci sta mostrando il miglior percorso da fare all’interno del Parque Torres del Paine e ci sta anticipando quello che ci aspetterà, ovvero più o meno quello che avete letto poco fa. Più lui parla e più noi ci entusiasmiamo. Ci sentiamo prontissimi mentalmente. Ma fisicamente? Va bene che ci piace camminare e fare trekking (o hiking, come vi torna meglio chiamarlo) ma questa sarà la nostra prima esperienza di più giorni e  quindi ogni consiglio è prezioso e ne facciamo tesoro. Torres del Paine lo troverete tra i primi di qualsiasi classifica di trekking del Sud America e se anche voi vi troverete a vagare per il sud del Cile non potete non visitarlo. Proverete così emozioni che solo questo posto sa dare (e vi scorderete della fatica provata). Noi lo abbiamo conosciuto grazie a Fra, un “vecio” amico che prima di tutti ci ha dato utilissimi consigli per il nostro viaggio. Chiunque puo’ visitare il Parco, si possono affrontare diversi percorsi a seconda delle proprie possibilità: si parte da visite di un giorno fino a quelle di otto. Questo articolo fa riferimento al percorso da 3-4 giorni, il famosissimoW”, che abbiamo vissuto sulla nostra pelle e che potremmo così spiegarvi nei minimi dettagli. Che siate esperti scalatori o novellini alle prime armi, con questi piccoli grandi consigli riuscirete a vivere un’esperienza unica. Se invece volete fare più o meno giorni, o un giro diverso dal nostro, leggetela lo stesso, è scritta con tanto amore. Aaah, sarebbe stato bello avere con noi una guida come la nostra prima della partenza!

Siete pronti? Allora andiamo! Non ve ne pentirete…

Innanzitutto dovrete arrivare alla cittadina più vicina al Parco, ossia la graziosa Puerto Natales. Approdati qui avrete sicuramente bisogno di un giorno intero per pianificare il trekking e preparare tutto l’occorrente. Per noi è stato obbligatorio visto che siamo arrivati al nostro Ostello dopo una (stranamente) pesante giornata di viaggio, quando erano già le undici di sera. Il viaggio da Ushuaia è stato (stranamente) lungo e ricco di imprevisti. Siamo partiti giusto in tempo per goderci una meravigliosa alba su “La Fine del Mondo” con un autobus che, oltre ad essere abbastanza caro, era anche veramente scomodo; niente cama o semi-cama, solo normali sedili poco reclinabili da ginocchi-in-gola. Mentre ci scorrevano davanti al finestrino chilometri e chilometri di steppa patagonica solo una cosa saltava agli occhi facendoci preoccupare: il forte vento. Come temevamo, appena arrivati al punto d’imbarco, obbligatorio per uscire dalla Tierra del Fuego, ci hanno informato che la nave non sarebbe potuta partire per le grosse onde dovute al vento. Abbiamo atteso oltre due ore per attraversare i pochi chilometri che dividono l’isola dal continente e finalmente alle 20:00 locali ci hanno fatto imbarcare e abbiamo raggiunto in meno di mezz’ora la Terra ferma. L’unico grande problema era che la nostra coincidenza (cioè il bus che da Punta Arenas ci avrebbe condotto a Puerto Natales) partiva alle 21:00. Impossibile in così poco tempo fare così tanti chilometri. Addio biglietto del pullman e addio notte in ostello già tutto pagato (#×*#%@). Sorprendentemente però l’autobus su cui viaggiavamo è riuscito a contattare quello dell’altra compagnia,  che partiva da Punta Arenas, ed hanno organizzato uno scambio passeggeri nel niente più assoluto. Siamo così riusciti a proseguire il nostro viaggio senza altri intoppi. Alle 23:00 siamo finalmente giunti a destinazione (senza un soldo cileno) pronti per riposare ed organizzare al meglio la nostra grande avventura.

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Non chiedeteci perchè il simbolo della città sia un orso-simil-lontra

Giorno 0 – PREPARATIVI

Come dicevamo in precedenza, almeno un giorno per prepararsi è più che necessario. Prima della partenza dovrete avere ben chiaro il vostro itinerario e organizzare il vostro zaino con l’attrezzatura e il cibo. Per redigere il nostro itinerario Nelson è stato di un’importanza fondamentale. I percorsi più conosciuti sono laOe ilW”. Per il primo sono necessari 7-8 giorni e una buona se non ottima preparazione fisica, mentre per ilW basta non arrendersi ai primi segnali di cedimento e si puo’ completare benissimo in 4-5 giorni. Se però non avete molto tempo o avete timore di non farcela fisicamente potete optare anche per quello da uno o due giorni, con o senza guida. Noi come già detto abbiamo scelto ilW” che, vista la nostra forma fisica e la poca esperienza, era quello che più faceva al caso nostro. Nelson docet: cinque giorni e quattro notti sono necessari se non si vuole fare troppo di corsa e si vuol godere dei paesaggi fiabeschi con calma, mentre il miglior modo di intraprendere il percorso è spostandosi da ovest verso est, ovvero da sinistra a destra, ovvero in senso anti-orario. Perché? Beh, innanzitutto perché così facendo avrete il vento a vostro favore nei momenti più ostici e, credeteci, dopo aver visto la potenza del vento patagonico non vorrete mai e poi mai averlo contro. L’altro buon motivo per fare come noi è rappresentato dallo zaino; il primo giorno sarà senza dubbio più pesante di tutti gli altri (ancora dovrete mettere mano a tutte le provviste) e salire alle Torri (il tratto più ripido) con il massimo del peso potrebbe farvi rinunciare prima di portare a termine l’impresa. Infine abbiamo preferito lasciare la parte migliore per la fine, come premio per aver dato il meglio di noi. Per questi, e per altri motivi che vi saranno più chiari strada facendo, non finiremo mai di ringraziare chi ci ha “regalato” questo itinerario perfetto, che fra poche righe condivideremo con voi. Una volta deciso il (nostro) percorso non resta che preparare lo zaino, la parte più difficile. Se siete già esperti e volete solo indicazioni sul percorso andate direttamente al “Giorno 1”, altrimenti restate con noi.

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Con la mappa davanti tutto vi sarà più chiaro

Ingenuamente ogni volta che vedevamo qualcuno partire con lo zainone pieno di roba pensavamo “Ma lui/lei non è mica tanto normale”, pensando di poter stare quattro notti fuori dalla civiltà con uno zaino da 30-40 litri ciascuno. Ci sbagliavamo, eccome se ci sbagliavamo: 18,7 kg lo zaino da 90 litri di Leo e 16,9 kg quello da 70 litri di Fiamma. Fare meglio è quasi impossibile. Ecco una lista delle cose di cui non potrete fare a meno:

Un cambio di vestiti
Il tempo in Patagonia è altamente instabile e le precipitazioni sono all’ordine del giorno. Quasi sicuramente dovrete affrontare forti piogge e se sfortunati anche la neve e quindi è veramente importante avere dei vestiti di riserva belli asciutti. Naturalmente è consigliabile portare più di un cambio di biancheria.
Tenda
Se avete con voi una tenda di buona qualità (perché deve resistere al forte vento notturno) meglio, altrimenti vi consigliamo di affittarla a Puerto Natales o prima di entrare a Torres del Paine poichè i costi del noleggio nel Parco sono da denuncia. Noi con la nostra Ferrino Kalahari 3 non abbiamo avuto problemi, anche se ogni tanto le raffiche di vento ci facevano ritrovare la tenda attaccata alla faccia.
Sacco a pelo
La tenda non può proteggervi da tutto, e dal freddo meno che mai. Un ottimo sacco a pelo da alta montagna è quindi d’obbligo. La qualità del sacco è veramente importante perché la notte le temperature scendono facilmente sotto lo zero e il vento è veramente forte, quindi avrete bisogno di stare ben protetti per riposare bene ed essere pronti per il giorno dopo. Noi avendo due sacchi a pelo adatti solo alle temperature del Brasile abbiamo preferito noleggiarli.
Isolante o materassino
Per i motivi già detti e ridetti (pioggia, vento, freddo, riposare bene) qualcosa che vi alzi da terra e che vi isoli dal suolo è da portare senza pensarci troppo.
Bastoncini Nordic Walking
C’è chi fa senza, chi ne usa uno solo e chi, come noi, ne usa due. Non li avevamo mai usati prima d’ora perché credevamo che seevissero più per un aiuto psicologico, ma a dire il vero ci siamo trovati benissimo usandoli, specialmente nelle salite, nelle discese e quando avevamo lo zaino sulle spalle (perciò sempre) dato che aiutano a tenere ben dritta la schiena.
Ciabatte e accappatoio
Anche se trovare una doccia calda nei vari campeggi sarà dura.
Fornellino da campeggio
Quasi d’obbligo se non volete mangiare solo cibo in scatola freddo; qualcosa di caldo fa bene alla pancia e allo spirito. E poi avete presente quanto pesi un barattolo pieno di cibo?
Torcia
Senza questa di notte non vedrete a un palmo dal vostro naso e quindi se volete vedere l’alba alle Torri è indispensabile.
Protezione solare con fattore protettivo 30 o più
La Patagonia ha la sfortuna di trovarsi più vicino del resto del mondo al maledetto Buco dell’Ozono. Quindi, anche se il cielo e il 90% del vostro corpo saranno coperti, i pericolosi raggi U.V andranno comunque combattuti e dovrete proteggervi.
Depuratore di acqua
Sempre meglio andare sul sicuro anche se l’acqua che sgorga nei campeggi puo’ sembrare più buona di quella in bottiglia. Comprate dei depuratori portatili o le pastiglie per eliminare virus spiacevoli. Noi l’abbiamo imparato a nostre spese.
Riserve di cibo
Ed eccoci alla parte più importante e delicata. Il cibo in scatola è veramente pesante ed occupa molto spazio, ma il supermercato di Puerto Natales ne ha di tutti i tipi e quindi è quasi impossibile non comprarne alcuni (vi consigliamo il Mix di frutta). Meglio abbondare con la frutta secca: leggera, piena di energie e poco ingombrante. Per la colazione latte e caffè in polvere con aggiunta di avena istantanea e biscotti per iniziare al meglio la giornata. In Sud-America troverete anche migliaia di bustine che sciolte in acqua si trasformano in deliziose bevande al sapore di frutta; attenzione però, pare che contengano ingredienti cancerogeni. Delle buone alternativa alla pasta (nei campeggi per cena vedrete tutti mangiare pasta…e che pasta) sono le minestre liofilizzate (sempre da sciogliere in acqua) e la polenta istantanea (indovinate come funziona?). Per il primo giorno anche i panini vanno benissimo. E non scordatevi la cioccolata. Tanta, tanta cioccolata! Non occupa tanto spazio, dà molta energia e potrete usarla come premio dopo una dura salita. Noi avevamo calcolato una tavoletta al giorno e grazie a Fiammetta (Leonardo avrebbe finito le scorte già la terza ora del primo giorno) siamo riusciti ad arrivare fino in fondo.
Carta igienica
Ve lo dobbiamo anche spiegare il perché?

Queste sono le cose delle quali non potete proprio fare a meno. Naturalmente sta a voi decidere se portare anche altro (come libri, cuscini, peluche da compagnia) ma ricordatevi che questi oggetti dovrete trasportarli fino alla fine e qualsiasi cosa superflua si traduce in grammi extra sulle spalle. La sera, poi, sarete così stanchi che dopo aver mangiato e fatto due chiacchere sarete già pronti per dormire, senza aver bisogno né della buonanotte né di altri “passatempi pesanti”. Se avete una guida che parla del Parco lasciatela all’Ostello insieme a tutta le altre cose, un foglietto con scritto l’itinerario e la mappa che vi forniranno all’ingresso saranno più che sufficienti. Tutte le cose che non portate, infatti, le potrete lasciare gratuitamente all’ostello se, una volta tornati dal parco, alloggerete nuovamente qui. Il nostro Hostal Kioostern ci ha ugualmente fatto questo favore anche se al nostro ritorno non avrebbe avuto letti liberi. Come vi dicevamo, se dovete noleggiare l’attrezzatura vi consigliamo di farlo presso il vostro ostello o nei negozi che troverete a Puerto Natales, poiché i costi all’interno del parco sono proibitivi. Qui sotto trovate il confronto tra i prezzi di Puerto Natales e quelli di Torres del Paine (per darvi un’idea):

screenshot_2016-05-07-19-31-25-1.png*Tutti i prezzi sono per notte e non per giorno (che è molto differente)

E fuori dallo zaino, cioè addosso, cosa portarsi? Partiamo dalla cosa più importante: i piedi. Per camminare tante ore al giorno sono fondamentali delle buone scarpe da trekking e dei buoni calzini. Su questo non risparmiate. Le scarpe devono essere resistenti ed impermeabili (spesso dovrete attraversare piccoli ruscelli o fiumiciattoli o più semplicemente pioverà ed inevitabilmente si bagneranno) i calzini comodi e adatti per evitare la formazione di noiose galle. Per il resto del corpo vale la regola della cipolla; avere più strati e vestiti da mettere e togliere secondo la temperatura è la tattica migliore, dato che, come dicono da queste parti, in Patagonia è possibile vedere le 4 stagioni in un giorno solo. Un minuto prima splende il sole ed un minuto dopo può rannuvolarsi, iniziare a piovere (o a nevicare) o viceversa. Quindi dovrete essere pronti ad ogni evenienza. Per le gambe vanno benissimo dei pantaloni lunghi, magari di quelli che grazie ad una zip si trasformano in pantaloncini corti, ai quali potete aggiungere dei comodi leggins da mettere sotto se fa troppo freddo. Per il busto invece una maglietta a maniche corte, un pile o una felpa (o tutti e due se fa proprio tanto freddo) e una giacca anti-vento e anti-pioggia (importantissima). Concludiamo con guanti e cappello. Anche lo zaino deve poter essere protetto con il copri zaino in caso di pioggia. I nostri Ferrino (e non è neanche nostro sponsor) hanno una comoda taschina dalla quale estrarre la protezione in caso di necessità. Ecco, ora siamo davvero pronti per partire verso questa esperienza indimenticabile.

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Giorno 1 – 12,7 km percorsi in 4,5 h

Sveglia alle 6:30 a Puerto Natales, abbondante colazione e partenza dal terminal dei bus alle ore 7:30 (l’altro parte alle 9:30, troppo tardi). Per raggiungere il parco ci siamo affidati alla compagnia Gomez Bus, comprando i biglietti in Ostello. Il costo è di 15.000 pesos cileni (20 €) per andata e ritorno (il ritorno ha data aperta). Dopo circa due ore arriviamo a destinazione, apriamo gli occhi (sì, il viaggio lo abbiamo dormito tutto) e le Torri ci danno subito il benvenuto mostrandosi in tutta la loro magnificente bellezza. Ci godiamo lo spettacolo per qualche minuto e poi entriamo all’interno della Portería y guardería Laguna Amarga per registrarci e pagare l’ingresso di 18.000 pesos cileni (24 €). Qui ci hanno fornito la mappa del gigantesco Parco, hanno risposto alle nostre domande e ci hanno mostrato un video informativo con le cose assolutamente proibite all’interno. Proibitissimo fare fuochi (scoprirete che moltissimi ettari di verde sono stati bruciati da campeggiatori maldestri, per non dire peggio), allontanarsi dai sentieri indicati (se non volete rischiare grosso perdendovi, cadendo o incontrando puma poco socievoli) e accampare fuori dai campeggi. Una volta terminato l’iter burocratico si puo’ ripartire e, in base al percorso scelto, ci si sposterà in diversi modi: un bus a pagamento o a piedi se optate per iniziare da Las Torres, a piedi se volete fare la “O” partendo da Área de acampar Serón o il bus gratuito se decidete di partire da Paine Grande. Noi abbiamo preso quest’ultimo, che è sì gratis, ma vi porterà solo fino a Guarderìa Pudeto, dove, una volta arrivati a destinazione, dovrete attendere il catamarano delle 12:00 che costerà ben 15.000 pesos (20 €) per un viaggio di soli 30 minuti (qui in Cile sanno come dare un valore alle cose belle che hanno!). Ma che viaggio oseremo dire! Attraverserete il meraviglioso Lago Pehoé, di color turchese, contornato da colline, montagne, cascate e ghiacciai. Quei 30 minuti noi li abbiamo passati tutti all’esterno, sul ponte della nave, scattando foto, ammirando il paesaggio e prendendo qualche schizzo. Iniziamo così già a capire subito con che razza di Parco abbiamo a che fare. 

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Il catamarano costa caro ma in cambio riserva questi paesaggi
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Avete 10 secondi di tempo per trovare i nostri zaini

Arrivati alla Guardería Paine Grande recuperiamo gli zaini dal mucchio e partiamo. L’obbiettivo del primo giorno è “facile”: raggiungeremo il Refugio y área de acampar Grey. La mappa nelle nostre mani ci dice che il tempo di percorrenza degli 11 km che compongono questo primo tratto è di 3,5 ore da fare con tutto il peso dello zaino sulle spalle. Niente male come inizio. Essendo però tutto così nuovo e così splendido per noi, ogni 5 minuti sentivamo la necessità di fermarci per scattare qualche foto o semplicemente per goderci il paesaggio. Sì, ok, lo facevamo anche per riposarci. Il particolare che più ci ha colpito? I “vascelli” di un celeste irreale che navigano nel Lago Grey, che a guardarli meglio non sono navi, ma enormi pezzi del ghiacciaio Grey che si sono staccati e ora nuotano felici. Abbiamo così impiegato mezz’ora in più (cioè 4 ore tonde tonde) per portare a termine questo primo tratto, ma è stata la prima e unica volta che ci abbiamo messo più tempo di quello indicato dalla mappa. Come se non bastasse negli ultimi chilometri Fiammetta scivola e mette male la gamba e il suo ginocchio si gira, mentre il piede resta fermo. Dolore e panico. Il nostro trekking finisce qui? Per fortuna però sembra non essere niente di grave e con un po’ di calma in più riusciamo a raggiungere il campeggio Grey intorno alle 18:00. Paghiamo l’importo dovuto (6.000 pesos ciascuno, dato che qui si paga solo a persona, non a tenda) senza riuscire ad ottenere uno sconto per la mancanza di acqua e perciò delle docce e dei bagni. Non essendoci molta concorrenza (l’unico campeggio nel raggio di 10 chilometri) dobbiamo accontentarci, montiamo la tenda e andiamo di corsa a goderci il tramonto al mirador (punto panoramico) che si trova dopo la Guardería Glaciar Grey e da dove potrete vedere il ghiacciaio omonimo. Già che siete qui non fermatevi solo al mirador come fanno tutti. Camminando infatti circa 10-15 minuti in direzione del Campamento Paso troverete un miglior punto di osservazione nascosto tra gli alberi (dietro al cartello <- Grey Paso ->) da dove potrete ammirare il Glaciar Grey in tutto il suo splendore ed in totale intimità, una cosa non così scontata nel Parco. L’unica pecca infatti è che ci sono veramente troppe persone (ed è bassa stagione) e, come detto prima, poter godere della natura in silenzio è quasi impossibile. Preparatevi quindi ad un susseguirsi di «Hola». Rientrati in campeggio scopriamo che per fortuna l’acqua, e quindi il bagno, rifunzionano. Grazie a questo possiamo così cucinare ed andare dritti sotto le coperte. Il primo giorno è stato duro, abituarsi al peso degli zaini sulle spalle mentre si cammina non è facile, ma il paesaggio aiuta molto a non farvi pensare ai vari dolori e affaticamenti. Ci addormentiamo felici più che mai, pronti ad affrontare una nuova giornata, sicuramente più dura della precedente. Prima però un po’ di cioccolata…

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SI PARTE!!!
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Il Lago e Glaciar Grey: 1° mirador
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Il Lago e Glaciar Grey: 2° mirador

Giorno 2 – 22,3 km percorsi in 8,5 h

Sveglia alcuni minuti prima del sorgere del sole che, lasciata la tenda e tutto il resto com’è, partiamo solo con mangiare e bere alla volta del punto di osservazione segreto dal quale la sera prima abbiamo ammirato il tramonto. Arriviamo giusto in tempo per goderci l’alba mentre facciamo colazione. Anche stamani siamo solo noi due e il Grey. Iniziare così la giornata ci dà le forze per affrontare tutti quei chilometri che ci stanno aspettando. Iniziamo così a dirigerci verso il Campamento Paso. Essendo in direzione opposta a quella da fare per raggiungere il luogo di pernottamento, quasi nessuno percorre questo tratto, preferendo dirigersi direttamente al Campamento Italiano che è gratuito (italiano e gratuito nella stessa frase non l’avevamo mai sentita prima d’ora). Poveri stolti, non sanno che si sono persi! Molti usano come scusa quella di aver già visto molti altri ghiacciai migliori di questo, ma anche noi ora che scriviamo abbiamo visto tantissimi ghiacciai, compreso il famosissimo Perito Moreno, ma il Glaciar Grey non ha niente da invidiare a nessuno di loro. Bisogna anche dire che questo è stato uno dei nostri tratti di percorso di Torres del Paine preferiti. I motivi? È stato l’unico tratto in cui per un paio d’ore abbiamo potuto avere un tête-à-tête con la natura del parco più famoso e più trafficato del Sud America. È anche l’unico tratto ad avere due meravigliosi ponti sospesi (non adatti a chi soffre di vertigini) che si affacciano su panorami strepitosi. È possibile ammirare il lago e il ghiacciaio Grey da tantissimi punti di vista tutti diversi tra loro: da lontano, da vicino, da sopra, da dietro gli alberi, a testa all’ingiù e anche mentre ci si riposa in uno dei tanti punti panoramici. Infine se arriverete troppo presto al Campamento Italiano i guardaparco non vi permetteranno di fermarvi, obbligandovi a proseguire fino al Campamento Francese qualche ora più in là. Quindi fate come noi, andate a sbalordirvi davanti al Grey. E fate sempre come noi tornando indietro circa 2 km prima del Campamento Paso poiché questi ultimi chilometri non sono più lungo costa e vi ritroverete così dentro una fitta boscaglia che nasconderà qualsiasi cosa vi circondi.

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In intimità
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In precarietà
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In fotografià…esistono mille e più modi per ammirare il Grey

Tornati al campeggio dove avevamo passato la notte (andata e ritorno in 5 ore), abbiamo smontato la tenda, abbiamo pranzato e siamo ripartiti per raggiungere il Refugio y área de acampar Paine Grande, ovvero dove ci aveva sbarcato il giorno prima il catamarano. Stavolta abbiamo impiegato le 3,5 ore come da mappa. Il costo per una notte in questo campeggio è di ben 7.500 pesos a persona (maledetti) e, non avendo alberi per ripararsi, è quello più esposto al vento. Bellissimo però godersi il tramonto sul Lago Pehoé, a pochi minuti dal campeggio. D’estate, che il sole scompare tardissimo, potrete anche proseguire, se non v’importa di vedere il tramonto e ve la sentite, fino al campeggio Campamento Italiano che, con altri 8 km da fare in media in 2,5 ore circa, vi accetterà sicuramente vista stavolta l’ora tarda.

Giorno 3 – 24,2 km percorsi in 9 h

Il terzo giorno lo iniziamo smontando la tenda (non prima di aver fatto colazione che sia chiaro) per dirigerci poi verso il Campamento Italiano. Il paesaggio come sempre è bellissimo, anche se in questa parte più che in altre si vedono gli effetti dei danni provocati dall’uomo: interi ettari di bosco quasi completamente bruciati e alberi abbrustoliti senza più vita. Arrivati all’Italiano si possono comodamente lasciare gli zaini e proseguire un po’ più leggeri verso la Valle del Francés. Solo 5 km separano il campeggio dall’ultimo punto accessibile (gli ultimi 2 km erano chiusi ma non sappiamo il perché) della montagna ma sono 5 km belli duri, di salita tosta. Oltretutto durante la nostra salita una mini tormenta di neve ha cercato di farci desistere, ma noi, conoscendo i cambi climatici di qui, non ci siamo lasciati intimorire. Ed abbiamo vinto. Il nostro premio è stata la vista dalla cima del Mirador Británico senza più nemmeno una nuvola: semplicemente sensazionale. Ce la siamo goduta il più possibile prima di riscendere a valle, impiegando 3,5 h per l’andata e il ritorno. Nuovamente con gli zaini in spalla percorriamo i 5 km che ci separano dal Campamento Los Cuernos, fermandoci per una pausa lungo le sponde del bellissimo Lago Nordernskjöld.

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Triste panorama. Anche se ha il suo fascino…

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Mirador Británico stiamo arrivando!
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Come sempre la salita è dura, ma quanto è bella la vista da quassù

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Pit-stop mozzafiato sul Lago Norderecc…ecc…

Un altro ottimo consiglio che possiamo darvi è quello di non fermarvi al Área de acampar Francés, non per la vecchia disputa che abbiamo da sempre con i cugini francesi, ma solamente perché il giorno seguente sarà il più duro e togliere qualche chilometro oggi non vi farà altro che bene. E poi i 3 chilometri che dividono il Francés da Los Cuernos sono tutti in discesa.  Il campeggio dove arriverete seguendo i nostri consigli ha sempre il costo imbarazzante di 7.500 pesos a persona ma perlomeno potrete lavarvi in una delle fantastiche docce calde che difficilmente troverete altrove! Altro piccolo consiglio: se campeggiate qui cercate di evitare le piattaforme in legno per montare la tenda. Inizialmente ci sembravano un’ottima idea, ma durante la notte, quando ha iniziato a piovere, l’acqua ha impregnato il legno e l’umidità si è infiltrata dappertutto. Non potete capire il freddo patito!

GIORNO 4 – 20,9 km percorsi in 8 h

Come già detto forse il giorno più faticoso da intraprendere, sicuramente quello durante il quale abbiamo percorso il maggior numero di chilometri con lo zaino in spalla. Appena svegli abbiamo smontato velocemente la tenda e abbiamo iniziato la lunga camminata di circa 18 km e di 6,5 h (con lo zainone) per raggiungere finalmente il punto clou del percorsoW”: Las Torres. Il percorso di oggi è addirittura quasi interamente in salita e più volte ci viene da pensare che se avessimo iniziato da questa parte (come molta gente fa) con lo zaino pieno di cibo (non miseramente vuoto come il penultimo giorno) e ancora non molto allenati, saremmo arrivati in cima vedendo la luce del Paradiso, altro che Las Torres. Ci fermiamo a mangiare al bivio-scorciatoia che conduce a Las Torres e da dove passano anche tutte le persone che visitano il Parco per un solo giorno. Anche loro, anche senza zaino, sembrano dirigersi verso la luce. Dopo la breve pausa ripartiamo, superiamo l’Área de acampar Chileno e percorriamo così gli ultimi 3 km per raggiungere il Campamento Torres, il nostro ultimo campeggio. Quest’ultimo non costa niente e quindi anche i servizi sono ridotti al minimo, ma noi in un primo momento non ce ne preoccupiamo tanto e ci sbrighiamo a montare la tenda per poter andare a vedere da vicino la montagna da cui prende il nome il Parco: Torres del Paine. Prima di iniziare la salita incontriamo Karim, un ragazzo polacco che avevamo incrociato diverse volte durante il percorso e decidiamo di salire insieme a lui. Il percorso è di 1 (misero) km, ma per questo chilometro impiegherete un’ora di tempo. Questa infatti è sicuramente la parte più difficile del percorso. La salita da affrontare è più una scalata e duriamo veramente tanta fatica anche se, per fortuna, siamo liberi dagli zaini. La cosa peggiore però è arrivare in cima al Mirador base de Las Torres quando la nebbia ha incominciato a circondarci così da nasconderci sia i piedi nostri che quelli della montagna. Tristi e un po’ sconsolati torniamo al campeggio. Ma siamo come sempre fiduciosi e domani mattina ci riproveremo!

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GIORNO 5 – 19,1 km percorsi in 7 h

Sapete perché abbiamo preferito il Campamento Torres al Chileno? Sì, ok, perché è gratis, però il motivo principale per cui l’abbiamo scelto è quello di potersi svegliare poco prima dell’alba e di poter vedere così il colore del sole nascente riflesso su Los Cuernos. Come ci eravamo promessi alle 06:30 (informatevi bene per l’orario dell’alba al campeggio stesso), insieme a Karim e tanti altri, siamo nuovamente pronti a partire verso la cima. Appena usciamo dalla zona riparata del campeggio subito una cosa ci colpisce: il meraviglioso cielo stellato. Data la vicinanza ai poli e grazie all’inquinamento atmosferico quasi nullo le stelle stanotte sembrano ancora più vicine. Una vera meraviglia. Ma dobbiamo fare veloci! La salita in notturna è resa ancor più difficile dalla scarsa visibilità e dal freddo pungente ma quando arriviamo sulla vetta lo spettacolo della serpentina di luci (la marea di persone munite di torcia che hanno iniziato la scalata dopo di noi) è a dir poco scenografica. Con le prime luci dell’alba iniziamo ad intravedere le Torri e nonostante il freddo ci godiamo una meravigliosa alba che le tinge di rosso fuoco. L’atmosfera e l’emozione di questi momenti rimarranno a lungo impressi nella memoria. Sono queste le esperienze che rendono un viaggio magico. Dalla magia si torna alla realtà. Il sole è ormai alto nel cielo ed è giunta l’ora di riscendere. Smontiamo per l’ultima volta la tenda e non avendo più acqua decidiamo di riempirla dal ruscello del campeggio. L’avessimo mai fatto. Iniziamo poi ad incamminarci tristemente lungo la strada del ritorno.

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Sicuramente vale la pena svegliarsi prima dell’alba e scalare per quasi un’ora
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E con una buona compagnia come quella di Karim tutto è ancora più bello

Mentre scendiamo affaticati per la ripida discesa che dal bivio-scorciatoia porta all’Hotel Las Torres dobbiamo anche porre attenzione ai pazzi partecipanti di una gara podistica all’interno del Parco stesso. Ci chiediamo come facciano a non ammazzarsi correndo all’impazzata lungo la strada difficile da scendere anche a passo d’uomo. Arrivati all’Hotel Las Torres potremmo benissimo prendere un comodo bus che ci porti di nuovo alla Laguna Amarga (l’entrata del Parco) pagando 3.500 pesos a persona, ma dopo tanto camminare non ci spaventeranno mica 7 chilometri tutti in piano. Sì, forse li sottovalutiamo un po’. La stanchezza dei 5 giorni precedenti, la sveglia prima dell’alba e la tristezza che sia tutto terminato fanno sì che questi ultimi passi siano più pesanti degli altri. Ci consolano una volpe e qualche guanaco che passeggiano a pochi metri da noi. Arriviamo comunque in tempo, dopo un’ora e mezzo di camminata, per prendere il bus delle 14:30 (l’altro era alle 19:30), terminando così quello che ci è sembrato un sogno lungo 5 meravigliosi giorni. Siamo distrutti, sfiniti e felici ma allo stesso tempo tristi ed enormemente soddisfatti di esserci messi alla prova ed essere riusciti a portare a termine questa impresa. Tutte questa serie di emozioni forti e contrastanti sono l’ultima magia che Torres del Paine ci ha voluto e ci ha saputo dare. Grazie di cuore, torneremo presto a trovarti. E la prossima volta anche la “O” sarà nostra.

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Ne siamo usciti vincitori (e con qualche occhiaia di troppo)

La sera stessa torniamo alla civiltà varcando il cartello Puerto Natales. Purtroppo dobbiamo riprendere gli zaini e cambiare ostello, ma dopotutto non ci è andata per niente male. Ne abbiamo trovato uno forse anche meglio: stiamo parlando dell’Hostal la Bitacora. Siamo stati accolti da facce sorridenti, caffè caldissimo e pane fatto in casa appena sfornato, da ricoprire con tanta marmellata. E se ci aggiungiamo la doccia idromassaggio con l’acqua bollente subito dopo la scorpacciata non poteva andarci meglio di così. Ci siamo trovati così bene con Andrés (il giovane proprietario), la sua famiglia e la simpatica gatta Pascuala, che abbiamo deciso di fermarci per qualche giorno in più per riprenderci al 100%. A questi abbiamo dovuto aggiungere un giorno di riposo forzato poiché Leonardo si è ammalato. Una signora che da anni lavora in Torres del Paine e che abbiamo conosciuto a La Bitacora ci ha svelato che nell’acqua dei ruscelli ci sono minerali che trasmettono virus intestinali, ma le autorità del Parco continuano a negarlo, pagando addirittura mazzette ai Centri Sanitari della zona. Tutto il mondo è paese eh? Ci ricordiamo così di averla bevuta l’ultimo giorno al campeggio. Va detto che il virus dura un solo giorno. Ma che giorno. Non potrete muovervi dal letto, vi faranno male tutti i muscoli, vi verrà la febbre e…preferiamo non entrare nei dettagli. Pochi giorni dopo (già andati via da Puerto Natales) la stessa sorte è toccata a Fiammetta. Durante tutto il viaggio abbiamo anche conosciuto tantissimi altri che come noi sono stati male dopo aver bevuto acqua non depurata da Torres del Paine. Non ci sono prove schiaccianti e forse è stato un normale virus che era nell’aria ma voi, nel dubbio, bevete la birra!

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Un salutone da Fiammetta e Pascualina

Tornati dal Parco abbiamo anche potuto riaccendere il cellulare, ricollegarci a internet e scrivere ai nostri cari per dirgli che eravamo tornati sani e salvi dalla nostra stupenda avventura. Riprendere in mano il telefono dopo anche pochi giorni di inutilizzo crea una sensazione veramente strana. Già ci manca star fuori tutto il giorno immersi nella natura, conoscere e parlare con tantissime persone anche senza bisogno dei social-networks, star lontani dalla televisione, non poter sapere cosa abbia fatto la squadra del cuore, andare a dormire sotto un cielo pieno di stelle, arrangiarsi con quello che si ha. Il tutto andando avanti lo stesso, sorridendo. È proprio vero, si stava meglio quando si stava peggio.

-4° la temperatura minima, 2 camminate in notturna per vedere l’alba, 4 notti in altrettanti campeggi, 5 giorni di trekking no-stop, 7,4 ore di camminata media giornaliera, 12 galle ai piedi, 18,7 kg di zaino sulle spalle, 16° la temperatura massima, 38,5° di febbre al ritorno, 68 km/h la velocità massima del vento 99,2 km percorsi camminando, 562 «Hola», 1.000 e più cose da vedere. Tantissima fatica, è vero, ma la vita è UNA sola e noi lo rifaremmo altre 10.000 volte!!!

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Torres del Paine non ci fai più paura!!!

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Bellissimi posti, non trovate? Belle anche le foto, vero?
Se non ne avete abbastanza venite a guardare tutte le altre nel nostro album.

 

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7 thoughts on “Guida definitiva al trekking “W” di TORRES DEL PAINE

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