Consigli di viaggio · Sud America

PUERTO MADRYN e PENÍNSULA DE VALDÉS, ma la balena c’è?

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01.03.2016 – 05.03.2016

Il nostro itinerario di viaggio prevede di arrivare il prima possibile a El Fin del Mundo, Ushuaia, prima che il freddo sia un problema, ma troppe ore di autobus ci separano dal traguardo. La miglior cosa da fare quindi è spezzare il viaggio. Chiedendo un po’ in giro e informandoci su internet troviamo questo posticino che sembra fare al caso nostro: Puerto Madryn, tranquilla cittadina di mare sulla costa est dell’Argentina, porta di accesso per la strabiliante Península de Valdés, ovvero la nostra prima tappa nella Patagonia argentina. Ci basta leggere Patagonia  per emozionarci, ma la vera particolarità di questa città costiera è la possibilità quasi unica (da queste parti) di vedere las ballenas (le balene) che riposano qui, però, solamente da maggio a gennaio. E noi quando ci arriviamo? A marzo! Ma la speranza è l’ultima a morire…

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Puerto Madryn in tutta la sua “bellezza”

Lasciata la caotica (ma splendida) Buenos Aires, dopo un lungo viaggio di circa 20 ore, raggiungiamo finalmente la tranquilla cittadina patagonica. Ad attenderci troviamo Mariano, nostro host di Couchsurfing per i prossimi giorni. In realtà Mariano, che vive qui con la propria famiglia, gestisce una specie di affitta-camere, ma è così gentile da ospitare gratuitamente i viaggiatori in una stanza apposita. Inutile dirvi che gli occhi c’iniziano a brillare quando davanti ci si presenta una camera privata, tutta per noi. Oltre a questo,  passiamo momenti veramente piacevoli insieme e ci fanno sentire parte della famiglia.

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La nostra famiglia patagonica quasi al completo

Ma veniamo a noi, cioè a voi, e a quello che potrete visitare se deciderete di fermarvi qui. Puerto Madryn, e la Peninsula de Valdés in particolare, sono conosciute non solo per i giganti cetacei ma anche perché diverse specie di animali le hanno scelte come meta prediletta per trascorrere qui la calda estate sud-americana (cioè il nostro freddo inverno). Alcuni si sono trovati così bene che con un po’ di fortuna potrete vederli in qualsiasi mese dell’anno. Nemmeno le guide sanno l’esatto motivo di questa preferenza, ma per qualche strano caso questo sembra essere un luogo perfetto per la riproduzione di balene, orche, pinguini, elefanti e leoni marini, foche, delfini e toninas. Ma non sono i soli. Ci sono poi gli animali tipici di tutta la Patagonia: guanacos, lepri patagoniche (come le nostre, solo decisamente più grandi), armadilli, struzzi, fenicotteri rosa e tanti,  tanti,  altri ancora. In poche parole vi ritroverete in un safari oceanico. Infatti nel 1999 la Península de Valdés è stata dichiarata dall’UNESCOPatrimonio Naturale dell’Umanità“, soprattutto per l’importante ruolo che svolge lungo il corso della vita della Balena Franca Australe.

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Da queste parti più di questa vegetazione non vedrete

La Patagonia è una zona incantevole, peccato abbia un unico, grande, difetto: è cara, molto cara! Ma una volta arrivati qui non potete non visitare la Península (sennò non veniteci neanche), così che almeno un’escursione di un giorno è d’obbligo. I prezzi delle escursioni giornaliere con guida sono perlopiù identici nelle varie agenzie, quindi la miglior cosa è chiedere dove alloggiate se hanno convenzioni con qualcuna di queste per avere dei piccoli sconti. Se invece volete visitarla da soli potete noleggiare la macchina in uno dei noleggi che trovate a Puerto Madryn, pagando un minimo di 900 pesos al giorno. Dovete sapere però che la strada di tutta la penisola è interamente non asfaltata e piena di pietrisco; correte quindi il rischio di forare o sciupare la macchina con i sassolini che schizzano ad alta velocità (e credo che tutti sappiano bene cosa succeda se all’autonoleggio riportate indietro una vettura con danni). Inoltre il circuito “corto” supera i 200 chilometri, il che significa guidare tutto il giorno con la paura di qualche facile danno. Quindi se non siete amanti della guida o siete persone ansiose meglio desistere. L’ultima opzione è quella di prendere il bus per la ventosa Puerto Pirámides, piccola e unica cittadina all’interno della Península, e soggiornare qui in uno dei tanti alloggi disponibili (ci sono case, hotel, ostelli e campeggi). Va detto però che per muovervi all’interno della penisola, se non avete macchina propria, dovrete prenotare ugualmente delle escursioni che costeranno poco meno di quelle che partono da Puerto Madryn. Preso in considerazione tutto ciò abbiamo quindi deciso di intraprendere l’escursione insieme all’agenzia di tour Bottazzi,  con partenza da Puerto Madryn, pagando così 800 pesos cadauno (880 pesos se pagate con carta) per l’intera giornata.

Il giorno dopo una simpatica guida è così passata a prenderci alle 08:30 con la sua 4×4 con a bordo altri due ragazzi, un po’meno simpatici, venuti dalla capitale argentina. Arrivati all’ingresso del parco il prezzo del biglietto per noi gente nonsudamericana è di 260 pesos argentini a testa (non inclusi nell’escursione). Poco dopo ci accorgeremo di essere veramente su una lingua di terra, vedendo sia a destra che a sinistra l’oceano. Questo lembo, che fa sì che Valdés  venga definita Península, prende il nome di Istmo Carlos Ameghino. Qui troverete la prima fermata del tour,  il Centro de Visitantes, dove vengono fornite informazioni sulle alte e basse maree. Da esse dipende infatti la possibilità di avvistare o meno le orche, pertanto il percorso va organizzato prendendole in considerazione. Mentre la guida si informa su di esse e prende un caffè avrete tutto il tempo possibile per visitare l’interno e l’esterno del Centro, dove troverete un immenso scheletro di balena e informazioni utili sull’abbondante fauna locale e sulla decisamente meno presente flora. In questa zona, infatti, il paesaggio è interamente piano, perlopiù desertico e gli alberi e l’acqua sono una vera rarità; questo tipo di paesaggio è conosciuto come steppa patagonica. Fuori dall’edificio si puo’ anche salire su una torretta che permette di godere di una bella vista sul Golfo Nuevo (alla destra) e sul Golfo San José (alla sinistra) i quali formano la già tante volte rinominata lingua di terra. Risaliti in macchina, pochi minuti dopo, potrete fermarvi ad osservare (se avete un binocolo è ancora meglio) la Isla de los Pájaros, dove si possono vedere moltissime specie di volatili che sono qui per riprodursi (che strano eh?). La cosa divertente di quest’isola però è la forma, che puo’ assomigliare sia ad un cappello che ad un boa che ha inghiottito un elefante. Vi dice niente? Esatto! Infatti lo scrittore francese Saint-Exupéry, che negli anni ‘30 non era ancora molto famoso e consegnava la posta in Patagonia con il proprio aereo, vedendola quasi tutti i giorni, si ispirò ad essa per uno dei più famosi spezzoni (nonché disegni) del celeberrimoIl piccolo principe”.

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Isla de los Pajaros
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Lo sapevate che l’osso della pinna di una balena è fatto proprio come una mano umana? Si dice infatti che nella preistoria gli avi della balena avessero zampe per camminare

Noi come prima tappa siamo diretti a Punta Norte, dove c’è la bassa marea, così che raggiungeremo la seconda tappa giusto in tempo per vedere l’alta marea, avendo così maggiori possibilità di riuscire ad avvistare almeno le orche, dato che delle balene purtroppo non c’è più nemmeno l’ombra. Appena arrivati al punto di osservazione iniziamo a guardare verso la spiaggia, dove in questo periodo si dovrebbero trovare soltanto le colonie di foche (loro ci sono tutto l’anno), e una montagna grigia che si muove ci salta subito all’occhio. Che succede? La guida corre verso di noi per informarci che abbiamo avuto la grande fortuna, visto il periodo, di avvistare un enorme elefante marino (chiamato così per la proboscide e per il suo peso piuma di 3,5 tonnellate), che tutto soddisfatto prende il sole e si gratta la gigante schiena strusciandola sulla sabbia. Oltre a questo è splendido anche il contesto che abbiamo davanti; l’oceano, ritirandosi, fa emergere una striscia di rocce ricoperte d’alghe dove le mamme foche e i loro piccoli nuotano felicemente. Punta Norte ci riserva anche una sorpresa finale, prima di risalire in macchina vediamo anche un buffo armadillo (il primo della nostra vita) che finisce per andare a bere dalla ciotola di un ignaro cane.

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È un aereo? È una montagna? È Superman? NO, è un elefante marino!

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Il nostro viaggio in macchina riprende ora verso Punta Cantor, dove forse le orche ci aspettano. Prima di arrivarci, però, la tabella di marcia prevede alcune tappe intermedie a buonissimi punti d’osservazione appositi per scattare delle foto. Da qui riusciamo addirittura a vedere i carinissimi pinguini di Magellanocosì da vicino che potremmo anche accarezzarli. Da queste parti, stranamente, gli animali non sono per niente spaventati dall’uomo poiché sono considerati sacri e quindi nessuno ha mai tentato di fargli del male. Per non rompere questo fantastico incantesimo decidiamo così di guardare soltanto i simpatici “uccelli”, senza toccarli con un dito (anche se ci sarebbe piaciuto tanto portarcene uno a casa). Arrivati alla seconda meta prefissata la guida ci lascia circa un’ora e mezza di tempo per sbalordirci davanti alla Caleta Valdes (dove l’acqua dell’oceano entra all’interno della Península formando una magnifica insenatura che molti animali hanno scelto come casa), ammirare una lobería (luogo in cui si raggruppano i lobos marinos, all’italiana leoni marini ma letteralmente sarebbe lupo marino), percorrere alcuni facili e corti sentieri, che permettono di godere di una vista ancora migliore proprio sulla caleta e per sperare che un’orca (o qualsiasi altro mammifero acquatico) passi di lì sotto. Il tempo a nostra disposizione finisce e nessun’orca, nessun delfino e nessuna tonina si sono degnati di farsi vedere. La nostra fortuna si è già esaurita. Mannaggia!

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La maggior parte del paesaggio però è così…
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…e infatti qualcuno non ce l’ha fatta a sopravviverci

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Però poi incontrerete questi paesaggi e vi dimenticherete del resto: Caleta Valdés

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La terza ed ultima tappa della nostra soddisfacente escursione è il villaggio di Puerto Pirámides, dove i nostri compagni di viaggio vanno a provare al posto nostro la cucina locale, cara ma buona, e noi ci accontentiamo come sempre dei nostri panini fatti con il cuore. Ce li mangiamo con un bel pic-nic sulla costa alla destra della vicina spiaggia, da dove si gode di una vista magnifica e da dove il mare così celeste e limpido ti fa venire voglia di tuffarti. Sono della nostra stessa idea un cormorano e un pinguino che nuotano a filo dell’acqua. Non sappiamo se lo sapevate di già ma i pinguini, pessimi volatili, sono degli abilissimi nuotatori. Muovono le ali sott’acqua come se stessero volando e in pochi secondi macinano decine di metri, impressionante! Come avrete capito qua gli animali da vedere non mancano mai, come non manca il vento a Puerto Pirámides; non sappiamo se abbiamo mangiato più pane o sabbia! In tutta la Patagonia, comunque, il vento vi accompagnerà quasi sempre. Verso le 17:00 ripartiamo per Puerto Madryn, ma stavolta non possiamo dirvi altro del tragitto, dato che caschiamo in un sonno profondo poco dopo la partenza. Anche se il tour nell’insieme è veramente emozionante, gli spostamenti in macchina sono però lunghi (farete quasi 400 chilometri in un giorno) ed a volte i tempi sono morti. Ecco quindi che troviamo un altro aspetto positivo dell’escursione con guida: si puo’ dormire tranquillamente senza tante preoccupazioni.

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Un aneddoto divertente, per noi e per voi che leggete, non per chi lo ha vissuto, riguarda una coppia di spagnoli che alcuni anni fa durante un temporale rimase impantanata con la macchina noleggiata lungo una delle vie principali della Península. L’accesso alla penisola fu chiuso, per maltempo, per due giorni e loro, avendo paura di scendere dalla macchina, rimasero chiusi per due notti lì, finendo così anche la batteria e il carburante per tenere acceso il riscaldamento. Menomale che la persona che lavorava all’autonoleggio si accorse del loro ritardo nella riconsegna e diede l’allarme. Li ritrovarono ancora nella loro auto, dove avevano anche già scritto il proprio testamento. La cosa divertente? La macchina si trovava solo a sette chilometri dal villaggio e sarebbe bastata un’ora e mezzo di camminata per arrivarci. Fossimo stati il Sindaco noi gli avremmo dedicato una piazza della città

Oltre il nostro mini-tour, con tempo e soldi a sufficienza, a Puerto Madryn si possono fare veramente tante fantastiche escursioni guidate, noi ve ne elenchiamo solo alcune:

1. AREA NATURAL PROTEGIDA EL DORADILLO – Pagando circa 350 pesos per il trasporto (l’ingresso all’area protetta è gratuito) potrete visitare la “sala parto” delle balene dove ogni anno circa 1000 esemplari di queste danno alla luce (o dovremmo dire all’acqua) i loro cuccioli, accompagnandoli poi per alcuni mesi nella loro crescita.

2. PLAYA UNIÓN (o GAIMAN), TRELEW e PUNTA TOMBO – Al prezzo di circa 880 pesos (che possono diventare 800 se pagate in effettivo), questo tour vi permetterà di godere di diverse attrazioni. Il primo stop è Playa Unión dove, pagando 650 pesos  in più, potrete prendere una barca che vi accompagnerà in oceano aperto per l’avvistamento soprattutto di toninas, ossia una fusione tra delfini ed orche (noi non sapevamo della loro esistenza prima di arrivare a Puerto Madryn). Chi non partecipa al tour in barca, puo’ tentare un avvistamento da terra, passeggiando lungo la spiaggia di Playa Unión. Se, infine, nessuno dei partecipanti è interessato al giro in barca il viaggio prevede una fermata alternativa al vicino paese di Gaiman, un tempo colonia gallese, che ha mantenuto gli usi e costumi tipici dei coloni provenienti dal Galles. La seconda tappa obbligatoria è la citta di Trelew dove vi fermerete per una piccola passeggiata e per il pranzo, sempre se avete ancora fame. Dicono infatti che a Gaiman ci siano rinomate Casas de Tè dove gustare deliziose torte artigianali. Dopo di qui scenderete fino a Punta Tombo, l’ultima tappa. L’ingresso all’area protetta costa 180 pesos e al suo interno potrete ammirare da vicino un’enorme pingüinera con oltre 400.000 abitanti, tutti rigorosamente in frac.

3. PUNTA NINFAS – Questa è l’escursione che al costo di 750 pesos (700 in effettivo) vi condurrà alla scoperta di un faro che domina il Golfo Nuevo e di un’altra grande lobería. Il bello di questo tour è che ci si puo’ avvicinare fino a pochi centimetri dai leoni marini, avendo anche la possibilità di avvistare orche a distanza molto ravvicinata.

4. IMMERSIONI CON I LEONI MARINI – Moltissime agenzie vi daranno la possibilità di immergervi e nuotare insieme ai leoni marini nel loro habitat naturale, senza nessun tipo di barriera (ma forse li disturberete un po’). I livelli vanno da principiante (semplice snorkeling) a esperto (con le vere e proprie bombole). Le stesse agenzie offrono anche la possibilità di iscriversi a corsi per ottenere il brevetto internazionalea di buceo (o detto in italiano di sub). Le escursioni vanno da un minimo di 1000 ad un massimo (almeno speriamo) di 2000 pesos argentini. Per i corsi il prezzo non lo sappiamo.

5. GIRO COMPLETO PENÍNSULA DE VALDÉS – Per ultimo, poiché ne abbiamo già parlato fin troppo, c’è anche la maniera di ricorrere tutta la Península de Valdés grazie a questo tour che vi porterà anche nella parte sud della penisola, a Punta Delgada, facendo così diventare gli 800 pesos addirittura 1200. Questa punta meridionale però servirà solo per osservare una semplice lobería che potrete trovare in tantissimi altri posti. Ve lo diciamo chiaro e tondo: non ne vale la pena.

Ma non finisce qui, la Rimini argentina (gli assomiglia veramente tanto, a parte che per le discoteche) ha molto altro ancora da offrire anche per gli appassionati di trekking, kayak, windsurf, kitesurf,  mountain bike e chi più ne ha più ne metta. Ma se volete starvene a pancia all’aria in spiaggia e rilassarvi potete eh! Noi la nostra giornata in spiaggia l’abbiamo passata con Paula, la dolce figlia (la più piccola) di Mariano, e la sua nuova tavola da Sandboard.

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Per fare un po’ di attività fisica, in vista dei futuri trekking che ci aspettano, in una bella giornata di sole abbiamo deciso di noleggiare due biciclette per raggiungere la vicina lobería di Punta Loma, distante 17 chilometri dal centro. Noleggiare le mountain bikes di medio livello, non le più scadenti, per mezza giornata (fino alle 14:00) ci è costato 150 pesos ognuna (per tutta la giornata il costo è precisamente il doppio), evitando così il furto di 600 pesos per il tour guidato. In più ci siamo goduti ogni metro dei 34 chilometri fatti (non sono tantissimi ma è pur sempre un buon inizio); la strada, per niente trafficata, costeggia la spiaggia di Puerto Madryn e, appena usciti dalla città, una piccola salita vi farà arrivare ad un bel mirador dove perfette dune di sabbia nascondono alle loro spalle l’oceano. Più in là, costeggiando altre spiagge, si puo’ apprezzare il contrasto fra i colori tipici della steppa patagonica ed il blu oceano. Niente male. L’unico problema, che forse abbiamo un po’ sottovalutato, è la pavimentazione. Per molti chilometri la strada non è asfaltata, anzi è ricoperta solo da ghiaia (proprio come alla Península), che rende la pedalata un po’ più faticosa. La fatica non ci spaventa, ormai vediamo la fine, l’ingresso è a poche decine di metri e…psssssssssssss…

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Poco prima del misfatto

La ruota posteriore di Fiammetta va a terra. La cambiamo, grazie anche al ragazzo che lavora all’entrata, con la ruota di scorta che ci hanno fornito al negozio di noleggio, ma incontriamo problemi per gonfiarla poiché la pompa non funziona come dovrebbe. Decidiamo di entrare nella riserva a piedi, lasciando il mezzo all’entrata, sperando che arrivi prima o poi qualcun altro con una bicicletta ed una pompa al seguito. Pagati i 100 pesos dell’entrata ci dirigiamo verso il primo punto d’osservazione. Prima ancora di vederli, ancora lontani, li sentiamo. Non vi avevamo ancora detto infatti che questi mammiferi emettono un verso stranissimo ma al tempo stesso buffo, a metà fra il belare di un agnello e l’urlo di una persona. La lobería è bella affollata e ci divertiamo a osservare dall’alto madri e figli che giocano, nuotano, litigano e si abbronzano, proprio come noi esseri umani quando siamo in spiaggia. Chissà se sanno di essere osservati. Da qui un breve trekking porta ad un altro punto di osservazione dal quale possiamo apprezzare il paesaggio e gli animali da un’altra prospettiva, nonché un gruppo di ciclisti appena arrivati. Corriamo subito a chiedere il loro aiuto. Dopo quasi un’ora, un ragazzone americano riesce finalmente a gonfiare la maledetta ruota e possiamo tornarcene tranquilli a Puerto Madryn. È ancora presto, cosicché decidiamo di fermarci alla spiaggia Playa Parana, che rimane sulla strada di ritorno, per consumare il nostro pranzo al sacco. Provate a indovinare? Oggi panini! Ci mettiamo anche in costume per tentare di tuffarci, ma l’acqua qui è decisamente troppo fredda e ripartiamo senza aver fatto il bagno. Ormai mancano solo 10 chilometri, tutti asfaltati, niente di più facile ma un suono già conosciuto riecheggia nella steppa patagonica…psssssssssssss…per la seconda volta in meno di tre ore la stessa ruota dà forfait. Questa volta non abbiamo nemmeno la camera d’aria di ricambio, meglio andare a chiamare qualcuno. Leonardo parte in solitaria, trovando a casa Marina, la figlia più grande, che insieme al suo fidanzato (o marito?) e a loro figlio caricheranno Fiammetta, arrivata ormai quasi a,  traguardo, e la bicicletta sul loro SUV (qui chiunque ha un SUV). Scopriremo poi al negozio che la colpa della doppia foratura è solamente delle camere d’aria di marca scadente che si rompono facilmente. Peccato che in Puerto Madryn si trovino solo quelle. Menomale il ragazzo che ci ha noleggiato le bici è Agustin, il figlio intermedio di Mariano (e menomale l’ultimo), che non ci fa pagare l’extra per il poco tempo in più che abbiamo tenuto le biciclette. Anche se snervante noi abbiamo un bel ricordo di questa giornata e quindi, sperando che abbiate più fortuna con la bici, se avete mezza giornata libera questa è un’ottima idea per passarla nel migliore dei modi.

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In spagnolo li chiamano lupi di mare, in italiano leoni. A parer nostro potevano dargli anche un nome un po’ meno feroce…
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Poco prima del secondo misfatto

Con la scusa di aver bruciato troppe calorie sbiciclettando e, da come avete potuto capire, avendo conosciuto oramai tutta la famiglia di Mariano, siamo andati tutti insieme a mangiare i churros scoprendo così il paradiso (del goloso) a Puerto Madryn: Quemehuencho. Per chi non lo sapesse il churro è semplice pastella fritta dolce che però al palato piace veramente tanto. In Spagna è usanza inzupparlo nella cioccolata; in Argentina invece si vendono ripieni (perlopiù di dulce de leche); qui a Quemehuencho, per non far torto a nessun dei due, lo vendono ripieno (cioccolata, dulce de leche o marmellata) e inzuppato nella cioccolata. E una manciata di cocco o noccioline non ce le metti? Al solo parlarne vorremmo poterci trasportare lì. Addirittura nella loro estate qui organizzano piccoli concerti, presentazione di libri, discussioni e tanto altro ancora. Andateci, stranamente non spenderete nemmeno tanto. E se ve lo diciamo noi…

Nell’attesa che ci portino questo popò di bontà abbiamo anche il tempo di berci il nostro primo mate, la bevuta più sorseggiata in tutta l’Argentina. Un’infusione preparata con foglie essiccate di erba Mate, bevuta in appositi contenitori con cannucce filtranti. Al primo sorso vi ustionerete di sicuro la lingua e il sapore vi sembrerà più amaro dell’amarogenzina, ma più lo berrete e più ci prenderete gusto. Avendo poi una buona dose di caffeina diventerà ben presto più di una “droga”, quindi meglio non farcisi prendere troppo la mano.

A stomaco pieno, e riprese tutte (ma anche molte di più) le calorie perse in bici, insieme a Mariano, la sua compagna Analía e il suo stupendo nipotino ci dirigiamo verso il ponte d’imbarco delle navi da Crociera. A Puerto Madryn ci sono ben due moli e quasi tutti i giorni migliaia di persone scendono da enormi navi da crociera che poi risalperanno alle 18:00 di sera. Proprio a quest’ora molte persone della città si ritrovano qui a pescare, a camminare e/o a cercare di vedere animali acquatici da molto vicino. Noi riusciremo a vedere “solamente” un grosso leone marino maschio mentre cerca di cibarsi propri intorno ai pilastri del ponte (ovvero a pochi metri sotto di noi) e un pinguino che nuota felice e veloce. Nell’alta stagione ci hanno assicurato che da qui è possibile vedere di tutto (addirittura balene che si grattano agli stessi pilastri dove noi abbiamo visto il bestione pinnato) stando anche comodamente seduti in spiaggia. Più unico che raro. Straordinario no?

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Noi la Balena Franca Australe purtroppo l’abbiamo vista soltanto nei negozi di souvenir (che qui sono delle botteghe veramente deliziose con molte cose carine), ma sicuramente un giorno (noi speriamo che sia il prima possibile) torneremo in questo splendido angolo di Patagonia nel periodo in cui le troveremo lì ad aspettarci. E sarebbe fantastico noleggiare una bicicletta, andare a El Doradillo, e, quando staremo quasi per vedere la loro meravigliosa coda…psssssssssssss…

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Le foto di questo articolo non ti sono bastate?
Vieni a dare un’occhiata al nostro album fotografico.
È proprio bello, sai?

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3 thoughts on “PUERTO MADRYN e PENÍNSULA DE VALDÉS, ma la balena c’è?

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