Con IGUAZÙ "cascate" bene

18.02.2016 – 23.02.2016

Siamo pronti per prendere il nostro primo autobus dal terminal di Foz do Iguaçu (dove carinissimamente la nostra Couchsurfer Charlina ci ha portato in macchina) per andare in avanscoperta nella città famosa per essere al confine con Argentina e Paraguay, ma ancor più conosciuta perché tra le sue terre scorre il Rio Iguaçu, che dà origine alle strabilianti Cataratas do Iguaçu, una delle sette meraviglie del mondo naturali. Questa volta ce le siamo proprio meritate, anche perché per arrivarci abbiamo dovuto sudare sette camicie che nemmeno Ercole per portare a termine le sue sette fatiche! Quindi scusateci, ma è obbligatorio fare un passo indietro di qualche giorno per capire…

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Ora capite perché è una meraviglia del mondo naturale?

 

Il lungo viaggio per Iguazú

N.B.: Se sei interessato solamente ai consigli di viaggio inizia a leggere da un po’ più giù…

Tutto ha inizio la mattina del nostro unico giorno senza pioggia a Paraty. Una ragazza in ostello che prevede di seguire il nostro stesso itinerario ci manda nel panico annunciando che i biglietti per arrivare in una delle due città delle cascate (Foz do Iguaçu in Brasile e Puerto Iguazú in Argentina) stanno per terminare. Senza pensarci troppo acquistiamo i biglietti sul sito internet BusBud per la tratta San Paolo-Foz do Iguaçú. Se non avete fretta come noi non conviene per niente comprarli qui (vi prendono una percentuale di commissioni); fatevi più furbi di noi viaggiatori ancora inesperti e comprateli con alcuni giorni di anticipo nel terminal della città dove vi trovate. Comunque dopo la mail di avvenuto pagamento e biglietti alla mano siamo tranquilli e, soddisfatti di esserci assicurati due posti per le cascate più famose al mondo, ci rechiamo alla rodoviária per comprare anche la restante tratta Paraty-San Paolo. In fila alla biglietteria nasce un altro problema; leggiamo che per comprare qualsiasi biglietto si deve presentare il passaporto (ogni compagnia di viaggi sceglie, non sappiamo in base a quali criteri, se richiedere o meno il passaporto al momento dell’acquisto; voi portatelo sempre dietro, che è meglio), così con il vecchio metodo della morra cinese viene deciso che Leonardo resterà in fila mentre Fiammetta dovrà farsi una corsetta di mezz’ora per recuperarli all’ostello. Finalmente ci ricongiungiamo e non vediamo l’ora di comprare i biglietti per goderci quest’ultimo giorno di mare a Paraty. Il nostro destino però ha altri piani e il simpatico ragazzotto ci informa che i biglietti per San Paolo sono introvabili sia per il giorno successivo (data scelta da noi per poter prendere la coincidenza per Foz do Iguaçu alle 23:00) che per il giorno stesso. Ahia! Si scatena il panico poiché i biglietti per il paese vicino alle cascate non sono né rimborsabili né modificabili e, avendoli pagati abbastanza, vogliamo e dobbiamo per forza arrivare a San Paolo. Chiediamo aiuto in ostello, cerchiamo su internet, contattiamo le persone che ci hanno ospitato per farci suggerire percorsi alternativi, perdendo così mezza giornata. Alla fine troviamo però un percorso praticabile: un autobus ci porterà da Paraty a Divisa de Ubatuba (che altro non è che una piazzola al confine fra lo stato di Rio de Janeiro e quello di San Paolo) e da qui un altro autobus ci accompagnerà fino alla stazione (una delle tre) di Ubatuba da dove potremo finalmente prendere il bus per San Paolo. Detto così sembra anche abbastanza facile, e in realtà lo è stato, ma fino all’ultimo non sapevamo neanche se esistesse un bus da Divisa de Ubatuba al centro della città e se gli orari ci avrebbero permesso di arrivare in tempo. Con il dubbio che ci martella riusciamo però a goderci la mezza giornata di mare a Trinidad che abbiamo raccontato nel “Tris di mare”.

La mattina dopo scopriremo per nostra fortuna che arrivando nella piazzola di Divisa de Ubatuba un autobus è già lì pronto a partire alla volta della vera Ubatuba. Il viaggio quindi prosegue liscio e, grazie a Sandip (un simpatico ragazzo nepalese trasferitosi nella Silicon Valley per lavoro), sembra che finalmente la giornataccia sia già finita. Anzi, a rincuorarci ancora di più ci pensa la bigliettaia che ci fa partire per San Paolo un’ora prima, così che non rischiamo neanche di far tardi per la coincidenza delle 23:00. Ci godiamo così il viaggio ridendo e scherzando con Sandip, dormendo e scrivendo alcune righe del blog. Senza problemi, ma sempre con quella mezz’oretta minimo di ritardo dei mezzi (per questo è pericoloso prendere una coincidenza con una sola ora di differenza), arriviamo riposati e tranquilli in città alle 18:00, precisamente alla Rodoviária do Tietê. Salutiamo così Sandip, che rimarrà un po’ di giorni nella grande metropoli, per spostarci al Terminal Rodoviário di Barra Funda che dista una mezz’ora di metro. Arrivati andiamo subito alla biglietteria per farci stampare i biglietti comprati da internet, ceniamo e ricarichiamo la batteria dei cellulari alle torrette adibite (si trovano in qualsiasi terminal, da quello più grande al più infimo). A carica ultimata scriviamo alla nostra nuova host Charlinache ci ospiterà quando arriveremo, e carichi come molle aspettiamo impazienti il bus che arriverà con un po’ di ritardo (strano eh?). Quando finalmente ci confermano che quello è il nostro, mettiamo in stiva gli zainoni e biglietti alla mano per controllare il posto ci dirigiamo verso quest’ultimi: 35-3637-3839-40, eccoli! C’è solo un piccolissimo problema: ci sono due estranei nelle poltrone da noi prenotate e il brutto è che sui loro biglietti ci sono proprio quei due numeri. Non facciamo in tempo a ragionarci su che un autista fa i nostri nomi, dando conferma ai nostri timori. Quelli seduti sono i legittimi proprietari e, quindi, qualcuno (L……o) ha acquistato i biglietti per il giorno successivo! C’è però un’ultima possibilità; ci sono due posti liberi a bordo e possiamo impossessarcene…ma ahimè si sono sbagliati a contare le persone e il bus parte lasciandoci lì. Scherzavamo, la giornata partita fin troppo bene termina in un semi-disastro!

Ormai è notte fonda, con noi abbiamo solo due cellulari senza né internet né soldi, in una stazione di autobus piena di persone poco raccomandabili, in una delle città con più criminalità al mondo. Fantastico! Per fortuna riusciamo a collegarci ad una rete Wi-Fi per poter così scrivere al nostro amico Gilberto (il ragazzo che ci aveva ospitati all’inizio del nostro viaggio a San Paolo), il quale accorre subito in nostro aiuto anche se l’orologio segna già mezzanotte. GRAZIE ANCORA GIL! Passiamo quindi la notte nella sua confortevole casetta in un comodissimo divano letto che ci fa dimenticare della brutta giornataccia appena trascorsa.

La mattina dopo, a sole appena sorto, dopo esserci goduti l’alba su San Paolo, il nostro salvatore ci accompagna (addirittura) nuovamente a Barra Funda dove cambiamo i biglietti per anticipare la partenza alle 16:00. Ci godiamo così un giorno extra a San Paolo passeggiando per la già conosciuta Avenida Paulista (dove rincontriamo Sandip a cui raccontiamo la nostra disavventura) e all’ora prestabilita riusciamo finalmente a partire per le tanto desiderate Cascate di Iguazù. Il peggio sembra passato, dobbiamo solo goderci il tragitto. Peccato che nella notte Fiammetta scoprirà di avere la febbre a 38,5° (sarà forse per tutto quello che ci è successo?), così da far diventare poco piacevole anche il viaggio. Ma non c’è peggior cosa di farsi abbattere dai piccoli problemi e, fortunatamente, noi riusciamo sempre a riderci su e a guardare avanti. Siamo in vacanza indeterminata, se non siamo contenti noi chi lo dovrebbe essere?

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Passare un’altra notte a San Paolo a qualcosa è servito

 

Finalmente ad Iguazú

…ecco, esatto, proprio da qui!

Ci siamo. Dopo 17 rilassanti ore di autobus (ormai siamo così abituati che sembrano quasi viaggi di piacere) solchiamo il lembo di Terra che divide ben tre Paesi Sud Americani: Foz do Iguaçu per il Brasile, Puerto Iguazù per l’Argentina e Ciudad del Este per il Paraguay. Noi abbiamo scelto di fermarci alla prima. Mentre Fiammetta si riposa un po’ dopo la nottataccia di febbre, Leonardo va a chiedere informazioni su come arrivare a casa della nostra ospitante e sorprendentemente torna insieme a due persone abbastanza conosciute: Remi e Audrey, i due autostoppisti francesi appena arrivati qui dopo ben tre giorni di passaggi gratuiti dalla già visitata Paraty. È veramente impossibile ritrovarsi così spesso. Dopo una breve chiacchierata di aggiornamenti è tempo di raggiungere Charlina, la ragazza che ci darà un tetto e un letto gentilissimamente, anche con un giorno di ritardo.

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Casa Foz do Iguaçú

 

Il Parco degli uccelli

La buona notizia è che il nostro destino è a poche cuadras (isolati) da dove siamo ed arriviamo dopo poco tempo, quella cattiva invece è che abbiamo solo 30 minuti prima di dover lasciare l’appartamento perché la nostra host deve andare a lavoro e non vuole nessuno in casa fino al suo ritorno (con Couchsurfing la maggior parte delle persone si comporta così e non è neanche del tutto sbagliato). Non abbiamo così il tempo materiale per riprenderci un po’ che già dobbiamo pianificare la nostra giornata, portandoci dietro anche la febbre. In quel mezzo giro d’orologio però conosciamo anche l’altro ospite che divide la stanza con noi, Julio, simpaticissimo peruviano (che dice di avere 44 anni ma ne dimostra poco più della metà) che ci spiega che esistono due posti per vedere le cascate (lato brasiliano e lato argentino), consigliandoci di visitare obbligatoriamente il lato argentino che a suo dire ha molto più da offrire. Avendo però Fiammetta che regge l’anima con i denti per noi oggi è meglio optare per una gita più soft: l’itinerario della giornata diventa dunque il Parque das Aves, dove l’ingresso costa 30 reais. Per arrivarci basta prendere il bus n°120 dal terminal dei bus urbani (non da quelli extra-urbani che è differente) che vi scenderà proprio lì davanti. Questo è il bus anche per l’aeroporto e per le celeberrime cascate.

Dalle foto viste su internet e da come ce lo avevano descritto questo Parco degli uccelli sembrava una riserva con volatili liberi e ciò ci allettava veramente tanto. Però sembrava…ebbene, NON LO È. Gli uccelli sono in gabbie più o meno grandi e solo in alcuni casi si può entrare all’interno delle recinzioni e vederli da vicino con la possibilità anche di accarezzarli. Va detto però che le specie che ci “vivono” sono veramente tantissime e vedere e poter accarezzare un bellissimo tucano non è cosa di tutti i giorni. Molto carini anche il farfallario con farfalle e colibrì e la voliera piena di pappagalli “liberi”. Se a voi piacciono queste cose non perdetevelo, ma noi avremmo preferito spendere quei soldi in un modo migliore. Un altro punto a favore per questo parco è dato dai molti animali salvati da chi li maltrattava e dal progetto per la salvaguardia di alcune specie in via di estinzione. Almeno questo lo apprezziamo.

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Cosa vuoi di più dalla vita? Un Tucano

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Pappagallo fotogenico

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Non fatevi ingannare, sono tutti chiusi in dei recinti…

 

Il lato brasiliano delle cascate

Usciamo un po’ delusi ma finalmente la tachipirina inizia a fare effetto su Fiamma. Decidiamo così di approfittare del pomeriggio super-soleggiato (questo è il posto più caldo del nostro viaggio finora) per visitare il lato brasiliano delle cascate, che dista poche centinaia di metri dal Parque das Aves ed è quindi raggiungibile a piedi. L’ingresso al Parque Nacional do Iguaçu, ovvero dove si trovano Las Cataratas do Iguaçu costa 115 reais e comprende il viaggio in autobus fino all’inizio del percorso. Percorso che vi condurrà nel migliore dei modi davanti questa meraviglia. Prima di arrivare qui il pullman fa altri due stop; due diversi percorsi nel parco dove ad attendervi troverete un gommone per “guardare” da sotto le imponenti cascate di acqua. Si puo’ scegliere se farle o no, il prezzo di quest’ultime è a parte e, soggettivamente, non crediamo ne valga così tanto la pena; abbiamo usato apposta il verbo “guardare” tra virgolette, infatti, perché stando sotto alle enormi cascate non si vedrà niente di niente (ci è stato confermato da più persone che l’hanno provato sia dal lato del Brasile che da quello dell’Argentina), però farete una rinfrescante doccia gratuita. 

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Che ci crediate o no siamo arrivati anche a Iguazù

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Ma torniamo al nostro arrivo all’inizio del percorso; scendiamo dal pullman, sembra che fuori sia in corso un tempesta del secolo e invece il sole è alto nel cielo e picchia più forte che mai. Davanti a noi una piccola parte delle sue 275 cascate già ci fa restare a bocca aperta. Eccole, siamo davanti alle Cataratas più famose al mondo. Nemmeno il tempo di entusiasmarci che veniamo assaliti dai Quatis (in italiano Nasua, mai sentiti), simpatici (i primi 5 minuti) animaletti selvaggi simili ai nostri tassi che cercano in tutti i modi di rubare il cibo a chiunque (in modi anche molto divertenti). Non fategli del male, però state attenti che sono veramente tremendi. Allontanatisi questi animali burloni finalmente possiamo apprezzare quello per cui siamo venuti fino a qua: eccole lì le imponenti cascate, uno spettacolo naturale che vale tutte le difficoltà incontrate per raggiungerle. Le cascate del Niagara in confronto sembrano l’acqua che cade dalla nappa della doccia e ci chiediamo immediatamente come sia possibile che quasi nessuno dalle nostre parti non abbia mai sentito parlare delle cascate di Iguazú, mentre conoscono perfettamente quelle Made in U.S.A. (sarà perché il marketing lo hanno inventato gli americani?). La camminata è lunga solamente 1700 metri ma ogni passo è il momento buono per fermarsi e sbalordirsi davanti a cotanta bellezza. Vorreste che il percorso non finisca mai. Noi ce le godiamo da ogni scorcio accompagnati da coloratissime farfalle che si posano su di noi. Bello, bello, bello! Apprezziamo in particolar modo la passerella che permette di arrivare in un primo momento faccia a faccia con le cascate per poi arrivare sopra ad una delle infinite cascate che si gettano per più di 70 metri nel fiume… affacciandovi un brivido vi percorrerà sicuramente la schiena (o per la paura delle vertigini o per la straordinarietà della cosa). Ma non finisce qui. Davanti a questo mirador, infatti, si parerà il confine tra Brasile e Argentina: la Garganta del Diablo (Gola del Diavolo). Una “mostruosa” gola a forma di U lunga 750 metri e profonda 150. Uno spettacolo! In questa fantastica parte vi accompagneranno le interminabili gocce scaturite dalle cascate, le quali vi laveranno da capo a piedi. Quindi se non volete bagnarvi si consiglia un K-way (che vendono anche poco prima di arrivare lì ma, chiaramente, se ne approfittano con il prezzo) ma se la volete prendere tutta andateci in costume e torso nudo. In qualunque modo l’emozione è veramente tanta. Siamo anche fortunati e all’ascensore per vedere le cascate da più in alto non troviamo la fila, quindi raggiungiamo una terrazza dove possiamo renderci ancora più conto di quanto siano enormi. Saremo ripetitivi ma descrivere questo spettacolo a parole è difficile, solo venendo qua e ammirandolo con i vostri occhi potrete capire. Indimenticabile!

Speriamo però che le foto arrivino dove le parole non possono…

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Le foto di fronte le cascate verranno tutte un po’ così

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In foto sembrano coccolosoni. Sembrano…

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Anche di profilo è mozzafiato

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Felici come bambini torniamo a casa, ma appena scendiamo dall’ônibus al terminal di Foz inizia un vero e proprio acquazzone tropicale che ci costringe ad aspettare più di un’ora alla stazione. Appena rientriamo finalmente tra le mura domestiche, alla nostra host viene una brillante idea (siamo molto sarcastici): camminare dos cuadras per andare in una Pizzaria a provare la fantastica (amiamo davvero tanto il sarcasmo) pizza brasiliana in un rodizo (il nostro “giropizza”). Stanchi morti, affamatissimi e con Fiammetta sempre un po’ malandata i due isolati si trasformano in un’ora di cammino. Anche qui in Brasile credono che più cose metti sopra la pizza e più sarà buona, ma in più vi daranno anche un piattino per buttare via le croste. E il piatto forte? La pizza gelato: una pasta completamente cruda e impossibile da mordere ricoperta da gelato alla fragola. No comment! Per fortuna c’è Julio a rallegrare la serata con le sua tendenza a far battute in qualsiasi momento. Ci rimane così simpatico che tornati a casa parliamo fino a tarda ora con lui dei suoi tantissimi viaggi e del suo Perù dove in questo viaggio vorremmo tanto andare.

 

Il lato argentino delle cascate

Un altro giorno di viaggio è iniziato e oggi,  che siamo al 100% entrambi, lo vogliamo dedicare alle Cataratas del Iguazú in Argentina. Non vogliamo nemmeno immaginare come possano essere da qui le cascate, dato che chiunque ci ha detto che queste, tra i due Paesi, sono assolutamente le migliori. Per arrivarci potete prendere il pullman che si trova nella via a fianco del terminal del centro (non dentro al terminal, a fianco) dove nella pensilina è disegnata una bandiera brasiliana accanto ad una argentina. Per chi vuole andare anche in Paraguay di fronte allo stesso terminal (non dentro, di fronte) c’è la stessa pensilina però con la bandiera paraguayana al posto dell’argentina. Il biglietto è possibile farlo a bordo, è acquistabile in reais e/o pesos argentini e a bordo è possibile (e ve lo consigliamo) acquistare anche il biglietto del bus che una volta arrivati a Puerto Iguazú in Argentina vi condurrà fino alle cascate di quel lato.

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La luce del sole rende tutto ancor più meraviglioso

Un piccolo capitolo va dedicato alla dogana di confine: venendo da Foz e andando e tornando da e verso Puerto nello stesso giorno non importa scendere alla dogana brasiliana per segnalare l’uscita. Se, però, andate per più giorni in Argentina dovete scendere e farvi timbrare il passaporto e se siete sfortunati e con voi scendono tante altre persone l’autiere (quanto mi piace chiamarlo così) non vi aspetterà e ripartirà senza pensarci troppo. Ma niente panico, con il biglietto che vi ha dato in precedenza potrete prendere il pullman seguente gratuitamente, dovrete solo aspettarlo un po’. In tutti e due i casi dovrete comunque scendere alla dogana argentina; qui l’autista vi aspetterà sicuramente e collezionerete il vostro primo o secondo (a seconda del caso) timbro sul passaporto. Passato questo dovrete scendere dove vi dirà il pulminista e da qui dovrete prendere il bus che arriva all’inizio del Parque Nacional del Iguazú. Con il taxi è tutto più semplice ma il prezzo è molto diverso. Per il ritorno ne riparliamo dopo con calma.

Attenzione!!! Per pagare l’ingresso del parco (276 pesos) accettano solo e soltanto pesos argentini (carte di credito/debito, dollari americani, euro o fantalilleri non servono a niente). Una cosa che dà veramente noia; un posto così turistico al confine con tre Nazioni che non vuole nient’altro che cash argentino. Quindi se potete cambiateli il giorno prima o la mattina stessa perché vicino al parco non ci sono né banche né sportelli per ritirare né tanto meno case di cambio. Noi li abbiamo cambiati al supermercato Muffato a Foz do Iguaçu, a pochi metri dalla fermata dei bus per l’Argentina, qui però è meglio cambiare i reais in pesos, perché per cambiare la nostra moneta si dovrebbe prima passare da euro a reais e poi da questi ai pesos argentini e quindi, non essendo un cambio ufficiale, ci perdereste troppi soldi.

Sorpassato questo problema ed entrati nel Parque Nacional del Iguazú ci si accorge subito di quanto questo parco sia molto, ma molto, più grande di quello brasiliano. Qui ci sono tre percorsi, dal più corto al più lungo, da fare a piedi, che permettono di ammirare le cascate da tantissimi punti di vista differenti, più altri percorsi da fare in gommone per arrivare al di sotto delle cascate (anche qui vale il discorso per il Brasile: sono soldi spesi male, noi ve lo diciamo). Per muoversi all’interno del parco ed arrivare ai vari percorsi però si puo’ preferire un trenino al posto delle proprie gambe, viaggiando così alla velocità supersonica di 5 km/h. Noi abbiamo cercato di prediligere le gambe, anche perché dobbiamo rimanere in forma per le prossime tappe.

 

I numerosi percorsi argentini

Iniziamo dal percorso più corto, il primo. Pochi chilometri per passeggiare nuovamente al fianco dello strepitoso rumore e spettacolo delle cascate che ormai abbiamo iniziato ad amare. Vi sveliamo un segreto: quasi tutte le persone qui dentro preferiscono fare il percorso più lungo per primo, ovvero il terzo, per poi lasciarsi per ultimo quello che abbiamo fatto noi. Ma facendo il più corto per primo ci sarà un’altissima possibilità di poter vedere l’accoppiata stravincente cascate+arcobaleni. Ne varrà la pena. Il tempo di tornare indietro che incontriamo nuovamente Remi e Audrey! Iniziamo a sospettare che ci stiano spiando…

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È l’ora di passare alla seconda serie di ponti, l’intermedia. Quella che ha più punti d’osservazione di tutti, forse anche la migliore. Infatti qui ci fermiamo più e più volte a fare centinaia di foto alle numerosissime cascate che si estendono all’infinito e di cui è impossibile ricordarsi i nomi. Anche qui è difficile spiegare a parole l’emozioni che una meraviglia del mondo naturale così bella possa dare. Veniteci, è un obbligo!

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La settima e l’ottava meraviglia del mondo

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La terza, la più lunga (quasi 3 chilometri solo l’andata), quella che si affaccia sull’attrazione dei due lati, ovvero la Garganta del Diablo, è meglio raggiungerla con il treno che vi lascerà al principio del percorso, poiché si tratta di una strada sterrata in mezzo al niente e noi che abbiamo fatto la stessa strada a piedi affiancando il lento mezzo di trasporto (per poco non lo sorpassavamo) ci siamo solo stancati senza scorgere nemmeno da lontano una piccola cascatella, anche se siamo stati particolarmente fortunati e siamo riusciti a scorgere alcuni macachi all’inizio del percorso e una miriade di farfalle (mai viste tante tutte insieme) che svolazzavano attorno ad una fontanella per l’acqua. I chilometri del percorso che tutti devono fare sulle proprie gambe e che ci dividono dalla Garganta sono quasi del tutto inutili; sarà tutto sopra il Rio Iguazú, ovvero vedrete solo acqua scorrere sotto i vostri piedi e le cascate vi sembreranno così lontane da non godervele per niente. Poi, vabbè, arrivati proprio sopra la meravigliosa Garganta del Diablo vi scorderete di tutto quello che è appena passato e dovrete pensare solo a rimettervi la mascella al proprio posto. Questo è il top del top e averlo lasciato per ultimo è servito dato che siamo quasi gli unici a sbalordirci davanti alle Signor Cascate con la C maiuscola. Mirate, rimirate e rimirate siamo pronti per salutare la più bella cosa vista per ora in questo viaggio, tornando stavolta con il trenino.

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Farfalle, farfalle ovunque

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Noi…

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…e le nostre collanine alla Garganta del Diablo

La sera, per non ripetere la brutta esperienza con la pizza, abbiamo promesso di sfoderare la nostra cucina. Purtroppo (specialmente per noi) il ritorno è interminabile e non facciamo in tempo a fare la spesa. Non è tutta colpa nostra ma delle tre ore di fila perse alla frontiera per la troppa gente che doveva rientrare in Brasile (e menomale siamo dovuti scendere solo una volta alla dogana brasiliana). Come mai così tanta gente? Capiamo tutto quando troviamo il supermercato chiuso e, quando torniamo a casa ci dà la conferma Charlina; la notte precedente in Brasile c’era stato il cambio dell’ora, annullando l’ora di differenza con l’Argentina e quindi abbiamo preso a pelo l’ultimo bus credendo di essere molto in anticipo rispetto alla tabella di marcia. Ce l’avesse detto prima non sarebbe stato male. Questa volta niente pizza, ci tocca il rodizo do carne. Quanto sarebbe stato meglio cucinare la pasta…

 

Meglio Brasile o Argentina?

Quale è però il miglior lato per vedere le cascate? Impossibile dirlo, sono entrambe così diverse e così affascinanti che dovete per forza fermarvi almeno due giorni in una delle città al lato di questa meraviglia. Tre giorni se vi affascinano veramente tanto le mega costruzioni, dato che a pochi chilometri dalle Cataratas c’è la celeberrima diga idroelettrica di Itaipú che si estende per quasi 8 chilometri (solamente la diga eh). Noi non ci siamo andati sia per la mancanza di tempo sia perché non c’interessava più di tanto, anche perché la storia c’insegna che quest’ultima, che viene definita da chi ci capisce una delle sette meraviglie ingegneristiche del mondo, abbia sostituito chilometri e chilometri di bellissime cascate naturali con il cemento. Però almeno è qualcosa di utile. Quindi, come da titolo, ovunque andiate cascherete sicuramente bene!

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Foz do Iguaçú non è niente di che, ma i suoi tramonti…

 

Ultimi consigli

Un ultimo consiglio su cosa preferire tra due scelte però possiamo darvela; se siete indecisi se alloggiare a Foz do Iguaçú o nella vicina Puerto Iguazú possiamo dirvi di andare ad occhi chiusi alla città argentina. Noi siamo andati alla prima solo per il semplice motivo che avevamo un letto gratis; a volte le cose che costano meno non sono le migliori. Però fa lo stesso, domani torneremo a Puerto Iguazú, saluteremo il Brasile ed entreremo definitivamente nell’Argentina a noi tanto cara. Ci stanno aspettando due ragazzi che ci ospiteranno nella loro umile dimora nell’incantevole capitale argentina. Entonces…VAMOS!!!

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Se volete cascare ancora meglio perché
non date un’occhiata alle nostre foto di Iguazù?

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