SUCRE, la più bella capitale della Bolivia

14.05.2016 – 17.05.2016

È tempo di una delle due capitali della Bolivia, è tempo di Sucre. Arrivati al terminal di Potosí abbiamo già tutto il necessario per partire, ma qui un’altra delle tante stranezze boliviane: per entrare nelle piazzole da dove partono i bus dobbiamo obbligatoriamente pagare 4 bolivianos (0,50€) a persona. Niente di proibitivo ma la domanda è: perché? La Bolivia è sicuramente un paese in cui tutto costa poco, ma occhio agli extra; nel mese di tempo trascorso nel Paese siamo riusciti a imbatterci in quelli più strani: tassa per l’acqua calda in doccia, tassa per l’uso di posate, mancia all’addetto valigie per gettarti lo zaino dal bus al marciapiede e la lista potrebbe continuare. Ma questa è un’altra storia e noi siamo già sul bus è pronti a partire (e anche quasi puntualmente). Dopo tre ore trascorse in viaggio, attraversando paesaggi suggestivi, raggiungiamo finalmente la nostra meta.

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Sucre stiamo arrivando!

Forse ve ne sarete già accorti dal titolo o dalla prima frase dell’articolo, ma la Bolivia non ha solo una capitale bensì due. Sucre è la capitale costituzionale, mentre La Paz è la sede del Governo e dei poteri legislativo ed esecutivo della Nazione. La Paz è considerata una delle più alte capitali al mondo, ma Sucre è a di sopra in quanto a bellezza!

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Sucre, dove la Bolivia nacque

 

Dal terminal all’alloggio

L’unica eccezione è costituita dalla stazione degli autobus che certo non sembra il terminal di una capitale, ma piuttosto un semplice piazzale in periferia. Ci mettiamo un po’ ad orientarci e soprattutto a trovare qualcuno che riesca a consigliarci come raggiungere il centro. Molti ci consigliano i tantissimi mini-bus che arrivano dovunque vogliate, ma non sono il miglior mezzo per noi in questo momento. Infatti i nostri zaini  ci rendono viaggiatori scomodi e ingombranti, quindi bisogna ripiegare su di un taxi che per pochi bolivianos ci porti in centro. Qua non siamo certo in Italia dato che per un tragitto di 5km il conducente ci chiederà 2€ (15 bolivianos). A saperlo prima avremmo girato tutta la Bolivia così.

Il paesaggio povero e brullo della periferia in pochi minuti si trasforma completamente. Le vie del centro sono pulite e curate. Gli edifici bianchi creano un bellissimo contrasto con quelli dipinti di colori accesi tipici delle regioni andine. La città ha un fascino ed un’eleganza magici. Ora sì che iniziamo a ragionare. Non a caso il centro storico è stato dichiarato Patrimonio UNESCO dell’Umanità. Fremiamo per trovare una sistemazione ed iniziare ad esplorarla.

L’ostello che avevamo visto su internet è già al completo (noi non prenotiamo quasi mai su internet sperando che di persona ci facciano un prezzo migliore), fa caldo e non abbiamo così tanta voglia di gironzolare per la città in cerca di soluzioni che facciano al caso nostro (il malus di non prenotare su internet), ma stavolta siamo proprio fortunati. Appena due portoni più in là troviamo una sorta di albergo che per soli 120 bolivianos (16€) totali ci offre una spaziosa doppia privata con bagno privato e uso cucina, oltre all’immancabile Wi-Fi. Nei prossimi giorni quindi alloggeremo alInca Hostal” e alla fin fine forse c’è andata anche meglio.

 

Primo approccio con la città

Appena sistemati in stanza decidiamo di non perdere altro tempo e lanciarci subito all’esplorazione della Città Bianca. Raggiungiamo la centralissima e più famosa piazza della città, Plaza 25 de Mayo, attorno alla quale i bambini si rincorrono, gli anziani siedono sulle panchine masticando (rigorosamente) foglie di coca ed i giovani passeggiano mano nelle mano fra le bancarelle di venditori ambulanti. In poche parole siamo nel fulcro della città.

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Plaza 25 de Mayo

Ma vogliamo spingerci oltre e, come è normale fare, prendiamo strade a caso, per vedere cos’altro Sucre ha da mostrarci. Ci perdiamo nelle sue caratteristiche vie fino a quando la pancia non inizia a borbottare e ci ricordiamo che dobbiamo comprare qualcosa per cena (di andare al ristorante non se ne parla…dobbiamo risparmiare). Salutiamo con il sorriso l’inaspettata bellezza di Sucre e ci avviamo verso il primo supermercato aperto. Fatta la spesa è l’ora di ritornare all’albergo (ci fa strano scrivere albergo dopo mesi di tenda e ostelli) per mettere qualcosa sotto i denti.

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Il colore bianco sembra inventato appositamente per Sucre

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Mentre stiamo tirando fuori un piatto degno di Cracco la ragazza della “reception” entra nella cucina per prepararsi anche lei cena. Un’ottima possibilità per dei buoni consigli, non poteva andarci meglio: «Hola, que hay aquí cerca que tenemos que ver absolutamente?» («Ciao, cosa c’è qui vicino assolutamente da vedere?»).

 

Il mercato di Tarabuco

È domenica e, da come ci ha detto ieri la gentilissima ragazza dell’albergo, la domenica qui a Sucre è sinonimo di Mercato di Tarabuco“. Tarabuco è un paesino distante 64km da Sucre (per i canoni del Sud America è molto vicino) e qui l’ultimo giorno della settimana si svolge un caratteristico mercato che occupa il 70% di tutte le strade del villaggio. Andarci non è difficile, basta rivolgersi ad un’agenzia di tour o capire da dove partono le Combi (i mini-bus) pubblici che arrivino fino a là. Se optate per la prima vi basterà farvi trovare alle 08:30 davanti l’ingresso della Cattedrale in Plaza Sucre; qua troverete ad aspettarvi un bus con tanti altri turisti in attesa di partire (40 bolivianos a persona). Se invece scegliete la seconda, come abbiamo fatto noi, dovrete indirizzarvi verso Calle Tupaj Yupanqui (dove si incontrano Avenida Las Americas e Avenida German Mendoza). Noterete facilmente il punto esatto appena vedrete una fila di Combi con numerose persone intente a caricare qualunque cosa (anche pacchi più grossi del mezzo stesso) sul tettuccio. Ecco, lì è da dove partono i mini-bus per Tarabuco (10 bolivianos a testa, 1,4€). Perché abbiamo scelto il mezzo pubblico e non l’agenzia? Beh, perché salire su di una Combi ed accorgersi di essere gli unici stranieri è bellissimo e questa è una delle poche volte in cui abbiamo avuto l’occasione di essere a stretto contatto con la gente del luogo.

Un po’ meno bella è la guida del conducente, che sembra che oggi abbia deciso di suicidarsi con noi come passeggeri. Potremmo dilungarci per ore sullo stile di guida dei boliviani, ma ci basterà dirvi che il nostro “autista” sorpassava nelle curve cieche (anche tre macchine di fila) tutti i tornanti li prendeva nell’altra corsia e più volte ha rischiato di tamponare. Dopo quasi due ore di panico scendiamo dal mezzo vivi e vegeti, sperando tanto che al ritorno non ci ritocchi lui come autista. Per fortuna c’è Tarabuco a farci dimenticare il viaggio di andata. Cosa si trova a al mercato di Tarabuco? Di tutto. Le famiglie boliviane vengono qui per acquistare beni di prima necessità, animali, vestiti ed oggettistica varia, il tutto ad un prezzo stracciato. Fra le numerosissime bancarelle ci sono anche quelle che attirano maggiormente l’attenzione dei turisti, stracolme di prodotti tipici, riconoscibili a metri di distanza grazie ai colori vivacissimi delle stoffe.

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Qui è il posto giusto per addentrarsi nella vera Bolivia

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Non provare almeno un prodotto tipico è impossibile

Per il pranzo le soluzioni sono molteplici, nella piazza centrale ci sono locali carini che offrono menù tipici, ma vagando fra le viuzze stracolme di gente potete imbattervi anche nel mercato coperto, dove altri ristoranti improvvisati vi delizieranno con le loro prelibatezze (rigorosamente cucinate dalle signore del posto). Leonardo ha provato una strana bevuta che ci ricordava il “mote con huesillos” di Santiago de Chile, un liquido dolce con una pesca sciroppata. Bello vedere che il bicchiere dopo l’utilizzo veniva offerto all’acquirente successivo senza nemmeno una sciacquatina. Le nostre compere si sono fermate al solo mais tostato, quello nero, che da queste parti è diventato il nostro preferito!

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E dopo la zona tessuti è tempo della zona prodotti alimentari. Qui è all’esterno…

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…e qui all’interno.

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Queste sono le tipiche vesti che “Los Tarabucos” (gli originali abitanti di qui) indossano sempre. Meraviglioso il fatto che prima ci ha chiesto di fargli una foto e, dopo avergliela fatta, ci ha chiesto in cambio dei soldi.

Il pomeriggio, dopo aver vagato in lungo e in largo per il mercato, siamo tornati alla nostra amata camera privata e qui, dopo il brutto ricordo dell’andata per Tarabuco, abbiamo preso una decisione. Per adesso basta viaggi della speranza in bus per le montagne boliviane, la prossima tappa la raggiungeremo in aereo (sperando che i piloti abbiano un diverso senso del pericolo). Dopo varie ricerche abbiamo trovato il volo che sembra fatto apposta per noi. Peccato che al momento del pagamento nessuna delle nostre carte venga accettata. E ora? Nessun problema, in Sud America esistono più agenzie di viaggio che panifici e tra l’uscire dalla camera e trovarne una che ci faccia un prezzo simile a quello da noi trovato è questione di 20 minuti. Perfetto, ora ci sentiamo già più tranquilli.

 

Alla scoperta di Sucre

Il giorno successivo abbiamo deciso di esplorare accuratamente la città, partendo anche stavolta dal “Mercado Central”. Nel Sud America il mercato è visto come un punto di riferimento sia per residenti sia per i turisti, dove è possibile trovare qualsiasi cosa e capire a grandi linee la cultura del Paese. Noi vi raccomandiamo di gustarvi ciascun mercato di tutti i posti dove vi fermerete dato che possono essere considerati dei veri e propri monumenti, diversi in ogni paese. La cosa che più ci è piaciuta dei mercati boliviani (oltre al mais tostato, naturalmente)? I fantastici banchi di frutta fresca che per soli 6 bolivianos (manco 1€) riescono a servirti dei frullati da favola!

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La nostra adorata frutta fresca per i nostri adorati frullati. Ce n’è per tutti i gusti!

Usciti dal mercato abbiamo visitato ilTempo de San Francisco“, che ospita laCampana de la Libertadche per prima suonò per dare inizio alla rivoluzione del 1809 e alla guerra d’indipendenza che 16 anni dopo portò alla proclamazione della Repubblica Boliviana. La nostra attenzione è stata poi richiamata da un interessante museo, il MUSEF (Museo Nacional de Etnografìa y Folklore). Al suo interno troverete gran parte della cultura e della tradizione boliviana. Ah, l’ingresso è gratuito. Un museo da non perdere!

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La sala dei carnevali boliviani è la più interessante. Ogni maschera è usata in una parte diversa del Paese e nei giorni delle sfilate quella tipica della zona è indossata da quasi tutta la città.

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Al pian terreno del Museo abbiamo trovato una bellissima mostra contro la violenza sulle donne. Il tutto realizzato con la meravigliosa tecnica dell’alto-rilievo.

Dopo tanta cultura ci vuole un po’ di riposo. Niente di meglio allora di uno stop nel Parque Bolivar. Il parco, dominato dall’edificio sede della Corte Suprema, ha un’aria molto Parisienne: due pacchiani archi di trionfo, copie in miniatura dell’originale sugli Champs-Élysée, fanno da cornice ad una mini Tour Eiffel posta al centro del parco, un curioso dono del famoso architetto alla città. Anche se non è tutta questa gran bellezza…

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La Torre Eiffel vista dai boliviani. Quasi uguale all’originale…

La passeggiata nel parco ci rimette a nuovo e dopo aver “scalato” la  Tour Eiffel siamo pronti ad intraprendere nuove salite per dirigerci verso il punto più alto e più famoso della città: l’immancabilemirador“, qui situato in zona La Recoleta. Durante la salita qualcosa attira la nostra attenzione. Scopriremo che si tratta di un altro interessantissimo museo: il Museo de Arte Indigena (ASUR), situato precisamente in Pasaje Iturricha 314, che al prezzo di 22 bolivianos (3€) vi aprirà un Nuovo Mondo sulla cultura boliviana.

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Anche l’ingresso dell’ASUR è un gioiellino

Il museo espone opere dell’antichissima cultura Tiwanaku (700 d.C.), ma i veri protagonisti qua dentro sono i tessuti. Ognuno di questi viene realizzato MANUALMENTE da tessitrici che hanno quest’arte infusa in loro in maniera quasi sovrannaturale. Siamo rimasti per decine di minuti a fissare le opere e a chiederci come siano state capaci di realizzarle. Costruire una storia nero su carta è difficile, ma trasformarla in immagini attraverso metodi tramandati di generazione in generazione assume un significato mistico.

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Ecco come vengono “inventati” i tessuti. Vi possiamo giurare che solo capire il funzionamento è una cosa veramente tosta.

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Ah, giusto, oltre ad essere fatti completamente a mano per i tessuti vengono usati ESCLUSIVAMENTE colori naturali fatti direttamente dalla tessitrice. Che spettacolo!

Come ci spiegherà la guida, infatti, da oltre 4.000 anni la tessitura costituisce una delle espressioni estetiche più complesse e ingarbugliate della zona andina. Ogni colore usato ha un suo perché ed ogni tela riporta una determinata visione od un determinato pensiero del mondo da parte di chi l’ha creata. È quindi possibile affermare che i tessuti andini possono essere “letti” proprio come dei libri. Ed ognuno di essi è un pezzo unico. Uno più bello dell’altro.

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Un paio di foto per capire le cose incredibili che sanno tirar fuori da dei semplici fili

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Vedere Sucre dall’alto

Usciti dal meraviglioso Museo ci ridirigiamo verso la nostra meta iniziale. La salita non è delle più leggere e, dopo aver ripreso fiato, davanti a noi si estende la bianchissima Plaza Recoleta (colore caratteristico di Sucre) con ai suoi lati una serie di archi da dove poter ammirare tutta la città di e un bel Monastero di Clausura, adibito anche a Museo. Stiamo parlando del Museo de La Recoleta (40 bolivianos a biglietto) che dicono essere molto carino ma noi sfortunatamente l’abbiamo trovato chiuso. Ma anche dalla piazza la vista è fantastica e…preferiamo lasciar parlare le immagini.

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Ogni tanto vale la pena affacciarsi in qualche via senza sfondo

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Ed eccoci arrivati a Plaza Recoleta

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Per chi volesse al di sotto degli archi si trova anche un bar con vista

Come dice il vecchio saggio “dopo una salita c’è sempre una discesa”. Riscendiamo così verso il centro scoprendo tante altre vie ancora per noi inesplorate ma che non si discostano mai dal colore predominante del posto. Un ultimo giro per il centro, qualche compera ed è già giunto il momento di salutare la città bianca di Sucre. Domani ci aspetta un aereo e noi ancora non sappiamo nemmeno come arrivare all’aeroporto.

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Fare queste strade in discesa è tutta un’altra cosa

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Tornati al nostro albergo iniziamo a studiare il percorso migliore per arrivare all’aeroporto. Sul biglietto vi è riportato come aeroporto di partenza quello di Alcantarí e così, cercando su internet qualche info, una notizia per niente piacevole salta fuori: “Oggi la grande inaugurazione del nuovo aeroporto Alcantarí di Sucre. Da domani i primi voli ma ancora non attivi i mezzi pubblici per raggiungerlo”. Perfetto, no? Usciamo dalla camera di corsa, scendiamo alla reception per delle spiegazioni ma qui nessuno l’ha mai sentito nominare. Torniamo all’agenzia di viaggi ma, guarda un po’, ha già chiuso i battenti. Non resta che fermare ogni taxi che passi davanti ai nostri occhi e sperare che almeno loro ci possano aiutare; alcuni non sapevano che lo avevano già inaugurato mentre altri, non avendo ancora una tariffa ben precisa per arrivare fin là, non vogliono portarci ancora nessuno. Fortunatamente un buon uomo sa già tutto di questo nuovo aeroporto ed è deciso a portarci, disposto anche a passarci a prendere dall’albergo la mattina dopo. Basta mettersi d’accordo sul prezzo (80 bolivianos, poco più di 10€) e sull’orario e possiamo finalmente tornare all’albergo senza altri pensieri.

 

Per concludere

Il taxi la mattina dopo spacca il minuto. Carichiamo tutto e via, verso questo fantomatico aeroporto. L’Alcantarí International Airport dista dal centro ben 36km e, dato che è una strada tutta curve persa nei paesaggi più aridi della Bolivia, occorre quasi un’ora per raggiungerlo. La struttura è modernissima e la cosa che più ci ha colpito è che qua ci hanno chiesto il biglietto dell’aereo ancor prima di entrare dalla porta d’ingresso. Una buona idea per debellare gli atti criminali. Al pian terreno ci sono i banchi per il check-in e si nota subito che l’aeroporto non ha nemmeno una settimana di vita. La stessa sensazione la dà anche il piano superiore, dove dovrebbero esserci i vari punti ristoro. Qui infatti è tutto ancora da costruire e c’è solo una ragazza che, con il minimo indispensabile, si è trasformata nell’unica “cuoca” di tutto l’aeroporto.

Fatto il Check-in indovinate? C‘è da pagare la tassa aeroportuale. Quasi ridendo paghiamo gli 11 bolivianos (1,5€) a testa alla cassiera e ci mettiamo comodi ad aspettare l’imbarco. «El vuelo para La Paz esta empiezando el embarje». Ok, ci siamo, è il nostro. Siamo pronti ad andare alla scoperta della seconda capitale della Bolivia. Ed il tutto senza rischiare la vita con un conducente con manie suicide. O almeno speriamo…

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Un saluto dalla zebra boliviana, famosa per aiutare le persone ad attraversare la strada

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