SALTA, il mix perfetto di Sud America nel Nord dell’Argentina

27.04.2016 – 02.05.2016

La chiamano Salta la Linda” ed è una delle città più belle della meravigliosa Argentina. Qui cultura, colori, arte ed etnie differenti si mischiano per dare vita ad una città eterogenea che si arrampica a 1.152 m.s.l.m. nel profondo Nord, a pochi passi da Cile e Bolivia. Lasciato San Pedro non potevamo trovare miglior città per accoglierci e sostenere il nostro desiderio di costante novità.

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Una bellissima poesia dedicata a Salta la Linda

Il tragitto in bus per raggiungere Salta da San Pedro de Atacama è di circa 11 ore ma questa mezza giornata di viaggio la possiamo tranquillamente inserire nella top 5 dei più incantevoli del Sud America. Riusciamo a rimanere incollati ai finestrini per più della metà del viaggio, godendoci nel migliore dei modi il film che scorre aldilà del vetro: dapprima attraversiamo il deserto, rivedendo i meravigliosi paesaggi che ci hanno dilettato nei giorni precedenti, poi è il turno di terreni sterminati pieni di cactus dalle forme più particolari e dopo iniziamo a salire e saliamo, saliamo, saliamo fino a raggiungere i 4.230 metri d’altura che per noi si traducono in paesaggi mozzafiato e il Paso de Jama, ovvero la frontiera più alta del nostro viaggio. E così risiamo in Argentina. Ma non è finita qui: il “filmato” che stiamo guardando ci porta attraverso le meravigliose Salinas Grandes che abbiamo solo il piacere di ammirare da seduti per poi iniziare la discesa verso la nostra fermata: Salta. Macché, ancora non è finita qui, anzi, per scendere dai precedenti 4.000 metri ai 1.000 metri di Salta percorriamo un tratto di strada che in ben 17 chilometri (ripetiamo diciassette chilometri) di tornanti in caduta libera, curva dopo curva (con tanto di strapiombi) ci porta fino al piccolo e grazioso villaggio di Purmamarca. Se non avesse creduto che si trattasse di finzione probabilmente Fiammetta non sarebbe più qui con noi. Questa prende il nome di Cuesta de Lipán. Meravigliosa.

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Si saluta il bellissimo deserto di Atacama…

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…e ci ritroviamo subito proiettari in cime frastagliate e cactus

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Per poi passare ad un nuovo deserto. Di sale però.

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Altri panorami mozzafiato

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E la Cuesta de Lipan (solamente una piccola parte)

Siamo quasi arrivati ma il finestrino continua a proiettare immagini sensazionali e quando il bus fa una breve sosta a Purmamarca siamo talmente sconvolti dalla bellezza e dai colori delle montagne davanti ai nostri occhi che siamo tentati di scendere a corsa. Per (s)fortuna il bus riparte verso sud e noi rimaniamo con il naso e le mani attaccati al vetro posteriore, come bambini su uno scuolabus che salutano i genitori. Scopriremo che quello appena visto è il Cerro de los Siete Colores ed abbiamo avuto le nostre buone ragioni per innamoracene. Comunque non preoccupatevi, non ci siamo lasciati sfuggire questa meraviglia. Ma tutto a suo tempo…

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Un tratto di strada è chiuso per un raduno di auto d’epoca

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Pumamarca con la sua montagna dai sette colori. La natura non smette mai di sorprendere

Dopo aver attraversato tutto ciò e la provincia di Jujui, alle 20:00 circa mettiamo piede a Salta e con il buio già presente l’unica cosa da poter fare è dirigerci all’ostello è restare lì. Per il nostro soggiorno abbiamo scelto un’opzione economica (che novità!) che non puo’ certo vantarsi dello stesso epiteto della protagonista dell’articolo. L’ostello 7 Duendes di bello ha poco ma non costa molto (130 pesos argentini a testa, nemmeno 8€) ha il Wi-Fi funzionante, un’ampia cucina, bagni accettabili, stanze spaziose e discretamente pulite e chi ci lavora è pronto a rispondere a (quasi) tutte le vostre domande. Insomma, tutto quello che ci serve per trascorrere bene le prossime cinque notti: senza pensieri, non troppo lontani dal centro e dalla stazione degli autobus e con una mappa che subito dopo cena ci mettiamo a studiare.

Ci risvegliamo con la tabella giornaliera già prefissata. Oggi, il primo giorno in città, lo passeremo a scoprire le principali vie del centro (e quello che hanno da offrire) e fisseremo qualche tour che ha attirato la nostra attenzione. Capiamo fin dalle prime ore perché viene chiamata La Linda”: le sue strade stracolme di persone, le chiese coloratissime, i tipici negozi di artigianato ed i suoi abitanti dai lineamenti più diversi danno vita ad un mix spettacolare. Il popolo salteño è molto particolare: parla argentino, ha caratteristiche somatiche che lo rendono molto simile ai boliviani, non vede di buon occhio i cileni e la pensa esattamente come i peruviani. Un po’ di tutto, un po’ di tutti.

Persi tra le particolarità di questa città non ci accorgiamo del tempo che passa, ma risvegliatici dall’incantesimo iniziamo a fermarci in diverse agenzie di viaggio per scegliere quella che ci accompagnerà nei tour da noi infine scelti: Cachi e Cafayate. Dopo alcuni “preventivi” alla fine optiamo per l’agenziaTurismo La Linda” che ci offre entrambe le escursioni per un totale di 700 pesos a testa (circa 40€), che sarebbero stati molti di più se comprate singolarmente. Abbiamo poi scoperto che qui la ricerca della migliore agenzia qualità/prezzo è una perdita di tempo. Basta recarsi ad un paio di agenzie, chiedere i prezzi, un piccolo sconticino, e appena trovata la più economica…prenotare. Perché? Beh, perché a Salta (ma non solo qui) prezzo più alto non significa servizio migliore: le agenzie sparse per la città sono così tante che raramente qualcuna di esse riesce a raggiungere il numero di persone per riempire un bus, cosicché raccolgono le diverse prenotazioni delle diverse compagnie e mandano tutti insieme. Quindi che abbiate pagato 5, 10 o 50 otterette lo stesso identico servizio e potrebbe andarvi bene bene ma anche male male. È tutta questione di fortuna. E a noi è andata sia bene bene (benissimo oseremo dire) che male male. Ma ancora tutto questo non lo sapevamo! Dopo aver pagato i due tour torniamo verso il centro città per entrare in un posto che avevamo già adocchiato e che ci aveva incuriosito.

 

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Siamo quasi in inverno ma all’aperto non si sta per niente male

Salta, oltre che per la sua particolarità e la ricchezza del folklore, è famosa in tutta l’Argentina (e oltre) anche per un museo che non potete assolutamente perdervi: il MAAM (Museo de Arqueología de Alta Montaña), uno dei più bei musei di archeologia del Sud America. L’ingresso costa 100 pesos (nemmeno 7€) e se arrivate (o aspettate fino) alla giusta ora una guida molto preparata vi accompagnerà alla scoperta del museo e della cultura Inca. Proprio in Salta veniamo a contatto per la prima volta con i reperti del celebre impero  e di questa misteriosa civiltà.

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La piazza centrale di Salta

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Ma la vera particolarità di Salta sono le Chiese: colorate diverse una dall’altra

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E quando cala l’oscurità diventano così…

Ma torniamo a noi. Potremmo scrivere l’intero articolo su quello che la guida ci ha raccontato all’interno del museo, ma non vogliamo affatto rovinarvi la sorpresa. Vi diremo solo che questo museo è conosciuto soprattutto perché al suo interno si trovano le mummie perfettamente conservate di tre bambini, chiamate  Momias de Llullaillaco. Il sacrificio umano faceva parte della cultura degli Inca ed i tre bambini sono stati le vittime prescelte per uno di questi. Dopo i preparativi, che durarono alcuni mesi, furono portati sulla cima del vulcano Llullaillaco (6.739m s.l.m.), drogati e uccisi o lasciati morire per il freddo. I corpi si sono conservati perfettamente grazie alla temperatura dell’elevatissima montagna (-20/-30°C in media) e adesso vengono tenuti all’interno di speciali teche ed esposti in maniera alternata per limitare i danni e per continuare a studiarle. Noi abbiamo avuto modo di vedere La Niña del Rayo (nell’immagine è quella che si trova al centro), chiamata così poiché parte del suo volto è stata bruciata da un fulmine che l’ha colpita quando era già morta. Logicamente non è possibile fare delle foto né alle mummie né all’interno delle sale ma se passate per Salta o se oggi non sapete che fare questo museo è veramente il fiore all’occhiello dell’Argentina ed è perfetto per iniziare a scoprire la cultura dell’impero Inca. Imperdibile!

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Una foto rubata da internet per farvi capire quanto siano incredibili le mummie. Dal vivo sono ancora più impressionanti.

Il centro lo abbiamo visto, i tour sono prenotati, il Museo più bello del viaggio (per ora) non ce lo siamo persi e quindi possiamo tornare nella nostra camera condivisa per prepararci per la gita a  Cafayate il giorno successivo. Vi vogliamo già svelare perché questo tour sia andato meravigliosamente. Tutto grazie alla guida turistica che ci è toccata, la migliore! Nelle agenzie in cui andrete provate e chiedere di Aryel, è così che si chiama. Ma attenzione! Dopo un tour con lui, tutti quelli successivi potrebbero sembrarvi noiosi, stancanti e per niente divertenti. Aryel è stato il nostro termine di paragone per tutti i tour successivi e con il cuore in mano vi diciamo che come lui nessuno mai…

Il secondo giorno, alle 7:00 in punto (no scherziamo, in Sud America la puntualità non sanno cos’è) passano a prenderci per il tour a Cafayate (in argentino si dice Cafasciate). Grazie ad Aryel (che ancora non amavamo alla follia), nel pulmino si instaura subito un bellissimo clima e trascorriamo le 2-3 ore di viaggio che ci separano dalla meta scambiandoci battute, Mate, foglie di coca (gettando, come ci ha spiegato la guida, la prima manciatina dal finestrino come sacrificio per la Pacha Mama, la Madre Terra), biscotti e via dicendo con i nostri compagni di viaggio, fra i quali spicca Marta, un’anziana signora argentina tutto pepe e dalla battuta sempre pronta. I paesaggi che percorriamo sono nuovamente stupendi e appena è il momento giusto per tirare fuori la nostra Reflex…ops, ci siamo scordati la batteria in ostello. Le foto che vedrete sono quindi fatte da telefono ma rendono lo stesso l’idea. Ci fermiamo quindi svariate volte a fare foto ma quando questo non è possibile, poiché il tempo stringe, Aryel ci spiega tutto per filo e per segno, senza mai dimenticarsi di fare qualche battuta per far scoppiare di risate tutto il bus. La prima delle non-fermate è ad un ponte che siamo certi di aver già visto e che la nostra guida ci accerta che sia così…ma certo! Qui è stato girato uno degli episodi del film “Relatos Salvajes” (“Storie Pazzesche” da noi) che avevamo guardato insieme a Sabrine e Rodrigo, nostri gentilissimi ospitanti in Ushuaia. Il film, suddiviso in sei brevi storie, racconta la società argentina dei nostri giorni con un pizico di ironia ed esagerazione. Vi consigliamo anche questo! Dopo questa tante altre fermate e non-fermate si susseguono e possiamo ammirare: La Quebrada de las Conchas (andate pure a cercare il significato…), La Garganta del Diablo, El Sapo, El Fraile, Los Castillos e tante altre ancora. La prima sosta seriala facciamo però per ammirare El Anfiteatro Natural, ovvero un luogo naturale incantevole dove l’acustica del posto rende qualsiasi rumore un suono delicato. Qui c’è un duo musicale apposito che suona musica tipica argentina. Con la meraviglia di tutti Aryel si unisce al duo ed i tre iniziano a  cantare bellissime canzoni (grazie anche al sound dell’Anfiteatro) concludendo con una serenata per Romina, la single del nostro gruppo. Tutto perfetto fino a qua.

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I paesaggi spettacolari qui di certo non mancano

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Una gola immensa, ecco a voi El Anfiteatro Natural

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Qui si che avevamo le facce rilassate

Ma come ogni tour che si rispetti c’è anche la parte delle aziende/negozi “affiliati” e quindi prima di raggiungere Cafayate visitiamo “Finca Quara” , un’importante cantina vinicola o, come la chiamano qui in Argentina, una Bodega. Ci spiegano come dall’uva venga estratto il vino in tutti i suoi passaggi ma proprio quando ci stiamo per addormentare (veniamo dalla terra del Chianti, il vino lo conosciamo abbastanza bene) ci portano alla sala degustazione. Assaggiare del buon vino? Davvero? Eccoci! E così da primi della fila degustiamo tre tra i migliori vini della cantina che a dirla tutta non sono per niente male. Inoltre è da così tanto che non beviamo del buon vino che saremmo quasi tentati di comprarne qualche bottiglia. Appena vediamo il prezzo però desistiamo, anche se non è così proibitivo. Se siete amanti del vino però non possiamo non consigliarvi di fermarvi a Mendoza, un po più a sud di Salta, che a detta di molti è una bellissima città e sopratutto è famosa per i suoi vini pregiati e deliziosi. Noi questa fermata non abbiamo potuto farla (abbiamo preferito sorvolare il tutto fino a San Pedro de Atacama), quindi avete il nostro permesso di andare a leggere la guida di Mendoza su un altro sito. Ma solo Mendoza, eh.

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L’entrata della Bodega

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Non so da voi, ma dalle nostre parti non si sono mai viste vigne coltivate in pianura

Per l’ora di pranzo raggiungiamo Cafayate e qui abbiamo giusto un paio d’ore per visitare questo grazioso paesino e mangiare qualcosa. Due ore per il centro sono anche troppe e noi, per ingannare l’attesa, oltre ai panini ci mangiamo anche un buon gelato al vino, da colei che si vanta di detenere il brevetto di questo gelato: “Gelateria Miranda“.

 

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Non per farle pubblicità ma il biglietto da visita è unico

Ritrovati tutti, dopo il pranzo siamo pronti a ripartire per poi fermarci nuovamente in un negozio di souvenir “amico” del tour. Tutti si mettono a rovistare e a comprare mentre noi due ci mettiamo a parlare con Aryel. Qui la nostra stima verso di lui esplode e dopo venti minuti pieni di risate e discorsi seri siamo nuovamente pronti al rientro. Anche tutto il viaggio di ritorno lo passiamo continuando a scherzare insieme a tutto il bus, tra spiegazioni di ciò che ci circonda e soste in posti molto particolari. Poco prima di arrivare ci facciamo consigliare qualche cucina tipica dove poter mangiare una di queste sere e prima dei saluti Aryel fa un gesto che proprio ci spiazza: ci regala una pietra di quarzo stra-lucente per augurarci buona fortuna nel nostro viaggio. La pietra l’abbiamo sempre portata con noi, è con noi tutt’ora e Aryel speriamo davvero di poterlo vedere un giorno, perché una guida così non la ritroveremo mai più.

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I nostri primi lama

Noi però non demordiamo e la mattina successiva, dopo esserci  alzati un po’ più tardi del solito, perché tanto non sono mai puntuali, speriamo con tutto il cuore che alla porta dell’ostello ci venga a chiamare nuovamente Aryel per portarci nel tour di quest’oggi a Cachi. Sentiamo chiamare i nostri nomi, facciamo uno scatto per affacciarci…ma niente, non è lui. Ma chissà, forse a Salta sono tutti così simpatici. No, nel viaggio per Cachi, uno dei tragitti e uno dei villaggi più caratteristici della zona, la mancanza di Aryel si sente eccome. La nostra nuova guida fa anche da autista, quando è stata distribuita la simpatia lui era al corso di guida turistica e le pochissime volte che parla ha un tono così soporifero che è veramente dura restare svegli. Anche i compagni di viaggio non sono di molta compagnia quindi non resta che goderci il paesaggio, che fortunatamente ci rincuora. Attraversiamo la Quebrada de Escoipe per poi inziare a salire lungo la Cuesta del Obispo, un tratto di strada che sale vertiginosamente fino a raggiungere la Piedra del Molino (3.348 metri di altitudine) da dove il panorama dovrebbe essere incantevole. Diciamo dovrebbe perché purtroppo la giornata è nebbiosa e non ci concede nessuna visuale ma l’autista/guida con il suo tono da simpaticone ci fa sperare per il ritorno quando forse la nebbia si sarà diradata.  Il luogo si chiama così perchè qua si trova una pietra che sarebbe dovuta servire per un Mulino. La pietra cadde durante il trasporto e fu dunque lasciata dove si trova adesso. Qui potrete ammirare anche una piccolissima cappella dove si pregava e si facevano offerte alla Pacha Mama (mix di religioni e culture che è l’essenza di Salta). Prima di raggiungere Cachi attraversiamo anche il Parque Nacional los Cardones, ossia un enorme parco dove cactus di ogni specie e ogni forma la fanno da protagonisti davanti a paesaggi esageratamente belli. Il ricordo più bello, però, rimangono le distese immense di piantagioni di Paprika (particolari peperoni messi a seccare sulla nuda terra), che rendono il contrasto fra il paesaggio semi-desertico, le montagne innevate e il rosso fuco delle piantagioni una cosa difficile da dimenticare.

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Premio Pulitzer 2016

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Un po’ di paesaggi che dal vivo sono sconcertanti

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Anche in questo tour il negozio di souvenir è d’obbligo ma stavolta ci è andata meglio

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Ma quanto sono fotogenici i cactus?

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Mai avremmo pensato che le coltivazioni di paprika fossero così belle

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Raggiungiamo Cachi e qui abbiamo le solite due ore per pranzare e visitare il villaggio in autonomia. Il paese è in festa ed in più possiamo assistere a due eventi “importanti” che si stanno celebrando proprio oggi: una gara di cani vestiti da carnevale ed un matrimonio, evviva! I cani partecipanti non sono molti ed il matrimonio alla fine è molto simile (per non dire identico) a quelli di casa nostra ma entrambi ci sono utili per passare il tempo che ci separa dalla ripartenza. Finiamo la visita spingendoci al punto più alto della città da dove un cimitero (sì, anche qui come in Italia, spesso i cimiteri occupano i punti panoramici migliori) sovrasta il minuscolo paesino. L’ora di tornare a Salta è arrivata, la nebbia però continua ad esserci, anche se molta meno, e così ci è nuovamente impossibile godere dei panorami tanto decantati dalla guida. Il ritorno, se proprio dobbiamo essere sinceri, lo dormiamo quasi tutto svegliandoci solo alle fermate che non avevamo fatto all’andata. Oggi nel tour è andato quasi tutto storto ma la strada che porta a Cachi e Cachi stessa sono senz’altro da scoprire.

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La Chiesa…

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…un piccolo Museo archeologico…

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…e la vista dal cimitero. Questa è Cachi.

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C’è da dire che da fuori non sembra per niente un cimitero

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Nemmeno al ritorno abbiamo vista panoramica ma anche così fa il suo effetto

Al nostro rientro seguiamo il consiglio di andare a provare il ristorante Patio de las Empanadas datoci il giorno prima da Aryel. L’edificio all’apparenza non fa una bella impressione ma alla fine si scopre il posto perfetto per fare il pieno di delizionse Empanadas, Salteñas (un’empanadas più piccola originaria di qui) e Humitas (dei fagottini fatti con le foglie di mais e ripieni di farina di mais e spezie) senza spendere troppo e gustando la vera cucina di Salta. Perché questo hanno…

Oggi è il Primo Maggio, festa dei lavoratori in Italia e festa dei lavoratori anche qua in Argentina. Noi tanto lavoratori non siamo ma festeggiamo comunque riposandoci e visitando la parte della città a noi ancora sconosciuta. A pochi chilometri dall’ostello infatti si trova una teleferica atta a raggiungere la cima del Cerro San Bernardo, il colle più alto di Salta e dal quale si puo’ godere di una bella vista. Ma come detto a inizio paragrafo oggi non si lavora e la teleferica è chiusa, così, dopo aver fatto due passi per il mercato ai piedi della funicolare con dituttounpo’ decidiamo di arrivare alla cima del punto panoramico a piedi. Trovare l’inizio del tragitto non è così semplice ma chiedendo a svariate persone riusciamo a raggiungerla; ora davanti a noi si parano diversi scalini di cui non riusciamo a vedere la fine. Alla fine gli scalini risulteranno essere ben più di mille (1.021 per l’esattezza). Una faticaccia ripagata però da una bella vista, ma se potete prendere la teleferica…fatelo! Per essere sicuri di trovare aperto vi possiamo dire che il Teleférico San Bernardo è aperto tutti i giorni, anche i festivi (a parte il Primo Maggio e Natale), dalle 10:00 alle 18:30 ed il biglietto di sola andata costa 75 pesos (quasi 5€) mentre l’andata e ritorno…il doppio. Sulla cima oltre alla bella vista (non però spettacolare) potete trovare un piccolo Parco naturale con cascate (con noi erano chiuse anche quelle), giardini, souvenir, piante e poesie.

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Dobbiamo confessarvi che i nostri soprannomi amorosi sono Tata e Tato. Non sbeffeggiateci.

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Se preferite, ai piedi della teleferica potrete fare un giro in pedalò

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“Mi scusi, la scalinata per il Cerro San Bernardo?”

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Ed eccoci al punto più alto di tutta Salta. Anche loro avranno fatto i 1021 scalini?

L’intento di salire così in alto era come sempre quello di guardare da lì il tramonto ma la vista non essendo tutta questa bellezza decidiamo di godercelo mentre percorriamo la strada di ritorno. Non volendo però rifare gli infiniti scalini e nella speranza di accorciare il percorso, siamo invece riusciti a perderci, allungandolo inesorabilmente. Però abbiamo visto il tramonto.

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Non ci siamo comunque persi d’animo ed arrivati a terra, pronti a festeggiare, abbiamo chiamato un taxi che ci portasse nella via della movida: Calle Barcarcel. Indovinate un po’? Qui in Argentina le feste le prendono sul serio e nemmeno in questa famosa via lavora qualcuno. Troviamo aperto solamente qualche ristorante e qualche bancarella del mercatino artigianale che doveva essere stato lì per tutto il giorno. Ma noi non demordiamo, fermiamo un altro taxi e ripieghiamo di nuovo sul centro della città sempre con più fame e sempre con meno voglia di camminare. Anche qui trovare da mangiare sembra difficle, cosicché entriamo nel primo posto che costa poco e con le posate almeno apparentemente pulite. Ci sarebbe piaciuto provare il piatto tipico che in Argentina cucinano in occasione del Primo Maggio, il Locro, ma non è stato possibile trovarlo e in questo “ristorante” ben che meno. Dopo aver mangiato, non chiedeteci cosa (anche noi abbiamo evitato di chiedercelo), siamo tornati alla base. Stanchi morti ma sfamati studiamo meglio la meta che ci aspetterà domani. Ci facciamo due conti in tasca e ci accorgiamo che abbiamo troppi soldi italiani e troppo pochi di quelli argentini. Domani mattina prima di partire mi sa che tocca passare dalla Banca…

Ecco, se proprio dobbiamo trovare un difetto (comune a quasi tutta l’Argentina) il cambio di denaro in banca è abbastanza difficile da realizzare.  A Salta questo problema è più grave che in altri posti.  Le banche sono strapiene di gente a qualsiasi ora e qualsiasi giorno dell’anno,  tutti sono in fila per qualsiasi cosa e a noi, poveri turisti, servono addirittura tre ore per scambiare legalmente un po’ di euro al Banco de la Naciòn dove, senza spiegarci il perché, ci fanno passare avanti chiunque. Finalmente fuori, con più pesos di prima, siamo pronti a comprare il biglietto dell’autobus che non ci porterà in un posto nuovo ma ci riporterà sui nostri passi, a quelle montagne colorate che tanto abbiamo apprezzato durante il viaggio per raggiungere Salta. L’Argentina è pronta a dirci addio (in questo viaggio) e noi siamo pronti a salutarla con il botto.

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Vogliamo chiuderlo così, con la fila che c’è quotidianamente al Bancomat di Salta

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2 commenti

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  1. […] riposa, forse non troppo in pace, la mummia Juanita. Non è la prima mummia del nostro viaggio (ne avevamo vista una anche a Salta nel museo…), ma fa sempre una certa impressione ritrovarsi davanti ad un corpo di quasi 500 anni fa […]

  2. […] tarda sera e, anche se passate poche ore dalla nostra partenza, il paesaggio è del tutto cambiato. Abbiamo infatti lasciato la vita di città di Salta per un più piccolo (per non dire minuscolo) villaggio che però ha così tanto da offrire che […]

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