Il CERRO CASTILLO, il più bel segreto del Cile

29.03.2016 – 01.04.2016

Ci siamo chiesti a lungo se scrivere o meno questo articolo sul Cerro Castillo. Questo luogo così magico è stato uno dei nostri preferiti dell’intero viaggio. Un vero e proprio paradiso naturale, con viste mozzafiato,posti incantevoli e soprattutto con la calma e la pace che si possono trovare solo in quei luoghi che ancora non sono stati scoperti dai più. In molti lo chiamano già “Il nuovo Torres del Paine” e anche noi siamo convinti che le potenzialità per superare in popolarità il fratello del Sud ci sono, eccome se ci sono. Per questi e tanti altri motivi, che capirete solo salendo fino alla cima di questa montagna, avremmo preferito non parlarne, ci sarebbe piaciuto tenere il segreto per noi e tornare fra qualche anno a camminare qui in quasi perfetta solitudine. Ma poi, ripensandoci bene… non siamo mica famosi! A parte i nostri genitori chi vuoi che lo legga! E così abbiamo iniziato a raccontare per l’ennesima volta una nostra avventura, una delle migliori che potete fare in Cile, se non in Sud America. Quindi se siete finiti in questa pagina per sbaglio e leggerete questo articolo potrete ritenervi fortunati, dato che potrete venire a conoscenza dell’esistenza di questa meraviglia nascosta nel cuore della Carretera Austral.

 

La Carretera Austral

Uno dei motivi per cui il Cerro Castillo non è ancora famoso come Torres del Paine è che raggiungerlo è abbastanza, per non dire molto, complicato. La Carretera Austral (ufficialmente ruta CH-7) è stata costruita negli anni ’70 per volere del dittatore Augusto Pinochet. Prima della sua costruzione moltissimi villaggi che abbiamo visitato erano raggiungibili solamente via barca, via aereo (chi non ha un aereo personale parcheggiato vicino casa?) o camminando giornate intere. Il problema è che ancora oggi la maggior parte di questa strada, che scorre per 1.240 km lungo paesaggi selvaggi e incontaminati, non è asfaltata. I lavori per renderla più facilmente percorribile sono continui e in alcuni casi interi tratti dove vi sono lavori in corso restano chiusi per ore, generalmente dalle 14:00 alle 18:00. Come se non bastasse i collegamenti tramite trasporto pubblico sono rari e di difficile interpretazione (non esistono orari pubblicati su internet, pochi villaggi hanno una sottospecie di terminal e non è possibile acquistare i biglietti in anticipo). Tutto ciò fa sì che spostarsi da un paesino all’altro sia tremendamente difficile e richieda abbastanza tempo a disposizione, ma allo stesso tempo arrivare nei posti è molto più emozionante e, anche per questa situazione, moltissimi luoghi tra i più belli del Paese sono rimasti sconosciuti ai più. A noi piace proprio così.

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Giusto così, per farvi capire lo spettacolo che è la Carrettera Austral

Detto ciò, però, vi sarà più chiaro capire come raggiungere questa montagna sia stato un’impresa da veri campioni. Il nostro punto di partenza è stato Puerto Rio Tranquilo, dove il giorno precedente avevamo visitato le bellissime Cattedrali di Marmo. Dopo una sveglia alle 6:00 del mattino, alle 7:00 eravamo giàin codaad aspettare il bus diretto a Coyhaique, insieme a noi i nostri due compagni di cabaña Jess e Kazu. Come già detto, non essendoci una vendita anticipata dei biglietti, chi prima sale e dà i soldi al conducente prima alloggia. Più aspettiamo il mezzo di trasporto e più continuano ad arrivare persone. I posti sono limitati e chi rimane a terra deve dormire per forza un’altra notte lì, riprovando a prendere il pullman il giorno dopo. Il bus è in ritardo ma appena si inizia a intravedere all’orizzonte si scatena letteralmente l’inferno. Ordine di arrivo non rispettato, spinte, persone che salivano senza pagare il biglietto, offese al conducente, sembrava quasi una normale corsa d’autobus in Italia. Eravamo quasi riusciti a mettere in stiva gli zaini, ma appena il conducente è venuto a sapere che ci saremmo fermati a Villa Cerro Castillo, cioè a metà strada, e non all’ultimo paese (e quindi il nostro biglietto sarebbe costato 5.000 pesos cileni invece di 10.000) ha deciso da persona seria di far passare avanti altre persone che avrebbero pagato il prezzo pieno. Molto gentile. Ma noi agguerriti e determinati alla fine sul bus ci siamo saliti lo stesso e anche se i posti a sedere erano ormai finiti ci siamo accontentati di fare il simpatico viaggio di 4 ore (tutto su strada rigorosamente non asfaltata) in piedi. Perlomeno al sessantacinquenne Kazuhiro il posto a sedere siamo riusciti a trovarglielo, grazie anche a una mamma che ha tenuto in braccio i suoi bambini

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Viaggio in piedi: i sorrisi sono solo per la foto

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Una numerosa famiglia cilena viaggia insieme a noi

 

Alloggio nel nuovo Torres del Paine

Arrivati finalmente a Villa Cerro Castillo un po’ scossi dalle continue vibrazioni del ghiaino che si trova al posto dell’asfalto ci si presenta un altro imprevisto; Kazu si era così affezionato a noi che aveva deciso di cambiare i suoi piani di viaggio per seguirci, volendosi fermare anche lui qui. Purtroppo abbiamo dovuto farlo desistere (non chiedeteci come dato che lui parla solo giapponese) poiché ancora non sapevamo cosa ci aspettava e dove avremmo dormito e, se la scelta fosse ricaduta su un campeggio, Kazuhiro senza avere una tenda sarebbe stato un grosso grattacapo. Lo salutiam così  mentre risale sul bus. Speriamo di rincontrarci grande Kazu! Se anche voi, come lui, viaggiate senza tenda non preoccupatevi, abbiamo poi scoperto infatti che esistono anche alloggi di altro tipo (anche se quando siamo andati noi erano occupati per l’80% dai lavoratori impegnati nell’asfaltatura dela Carretera Austral).

Eccoci quindi qui, noi due e Jessica, pronti a cercare alloggio per la notte e pianificare il nostro soggiorno in Villa Cerro Castillo, il punto di partenza per ammirare l’omonima montagna. Lo troviamo quasi subito, anche se un po’ lontano dal minuscolo centro del paese: La Auracaria. Jess si sistema in tenda, mentre noi optiamo per una domos, una strana cupola di stoffa che qui usano come dormitorio. Per capire meglio qui sotto trovate la foto.

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Uno scorcio del campeggio

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Le famose “Domos”

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Ed il protagonista indiscusso: il Cerro Castillo

 

Costo della vita

I costi qui nella Patagonia Cilena sono esagerati, basti pensare che a noi, per dormire in questa struttura insieme ad altri 8 letti, senza riscaldamento e quindi con un freddo bestiale di notte, sono arrivati a chiederci 9.000 pesos a persona per notte (12€) e a Jessica, per uno spiazzo per la sua minuscola tenda ben 5.000 pesos (quasi 7€). Più caro che in Europa. La Auracaria comunque è un luogo perfetto per rilassarsi. Ci sono cani, galline, cavalli, gatti che scorrazzano ovunque, enormi spazi verdi, amache, tavolini e come ciliegina una splendida vista sulle stupende cime ghiacciate che si trovano in questa zona. Anche il Wi-Fi funziona (anche se solo vicino alla casa dei proprietari) quindi non ci possiamo proprio lamentare. Pronti per uscire andiamo subito a cercare un posto per comprare il pranzo. Ripetiamo: la Patagonia è estremamente cara, quindi meglio cucinarsi una pasta piuttosto che mangiare fuori, diciamo che un piatto al ristorante (per esempio il piatto forte di qui, il Cordero Patagonico, ossia l’Agnello alla griglia) minimo lo potete trovare a 10.000 pesos, cioè 14€. A voi la scelta. Ma se volete fare come noi e risparmiare qualche soldo non avrete molte opzioni: troverete due minimini-market un po’ più assortiti degli altri (ma non troppo) e varie casette disseminate lungo la strada principale, dove vi basterà bussare per farvi aprire e servire dalle anziane proprietarie che vi venderanno le scorte che hanno in casa. Molto particolare come cosa ma ancora più caro del normale.

 

“La Cueva de las Manos” e Manos

A stomaco pieno ci mettiamo così ad organizzare il trekking per arrivare in cima al Cerro Castillo e, grazie anche ad alcuni ragazzi appena rientrati dalla camminata, ci è tutto super chiaro. Le opzioni per innamorarsi di questa zone sono tante, come sempre, ma le preferite sono principalmente due: un trekking di 3 notti e 4 giorni oppure la versione soft da un solo giorno. Noi vogliamo fare i diversi e così optiamo per l’esperienza da 2 giorni ed una notte, credendo di non aver tempo a sufficienza per fare quella da 4 giorni. L’inizio del trekking lungo, comunque, si trova al Camping Laguna Chiguay, ovvero al km 57 andando in direzione Coyhaique; il resto dovrete scoprirlo da soli. Il giorno dopo, quello designato per la partenza, abbiamo dato un’occhiata al sito del meteo Windguru e, viste le pessime previsioni, abbiamo deciso di rimandare di un giorno la gita. Per non perdere la giornata optiamo per la visita a La Cueva de las Manos e a La Escuela Museo che si trovano a circa 5 chilometri dal centro del paese, percorribili benissimo a piedi. È poco dopo la nostra partenza per questa escursione fuori paese che abbiamo aiutato un cucciolone di cane alle prese con del filo spinato; lui, come per ringraziarci, non ci ha più lasciati soli nemmeno per un istante. Dato che stavamo andando verso La Grota de las Manos quando lo abbiamo conosciuto abbiamo deciso di chiamarlo proprio così: Manos. Il dolcissimo Manos. Dovete sapere però che qui in Sud America non è raro che un cucciolo a quattro zampe si affezioni a voi e che vi segua, se poi (come noi) gli fate un paio di carezze o gli date qualcosa da mangiare sarà davvero difficile che si stacchi da voi. E’ un fatto molto particolare quello dei cani randagi nei Paesi sud-americani che abbiamo visitato; potremmo parlarne per ore, ma non è questo il momento e avremo tempo per dirvi come la pensiamo.

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La prima tappa è La Escuela Museo, dove vi verrà affidata una guida che vi spiegherà per filo e per segno la storia di questa scuola (la prima costruita in Villa Cerro Castillo), degli abitanti del paese e della loro convivenza con il vicino vulcano Hudson che preciso come un orologio svizzero erutta circa ogni 20 anni. Le ultime due eruzioni sono state nel 1971 e nel 1991 ma dal 2011 aspettano che il vulcano, che si erge proprio al lato del Cerro Castillo, torni a farsi sentire. Speriamo non gli prenda voglia proprio in questi giorni. Una volta terminata la visita di questo piccolo ma importante edificio del villaggio la stessa guida vi accompagnerà anche a vedere La Cueva de las Manos (La Grotta delle Mani), chiamata così proprio perché sulle pareti di roccia, approssimativamente 8.000 anni fa, i nomadi indigeni hanno voluto lasciare le tracce del loro passaggio, riuscendoci alla perfezione. Possiamo infatti ammirare ancora oggi come i “murales” delle loro mani siano visibili distintamente. Niente di eccezionale tutto ciò, ma per passare un pomeriggio all’aria aperta (spendendo 1.000 pesos, poco più di 1€) sembra fatto proprio apposta.

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Noi gli crediamo sulla fiducia per questa storia delle mani, anche se…

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Con un gruppo così niente è impossibile

 

Primo incontro ravvicinato con il Cerro Castillo

Prima di rientrare all’alloggio non scordatevi di chiedere alla guida la strada per il sentiero che si trova lì vicino. Noi abbiamo camminato in una leggera salita per meno di due ore, ma se visitate il museo la mattina avrete molto più tempo, e credeteci, questo ne vale veramente la pena! Da qui potrete ammirare in tutto il suo splendore il fiabesco Cerro Castillo e tutte le montagne e la natura che lo circondano. Il contrasto dei colori è veramente particolare e tutti e tre (quattro contando Manos) ci siamo fatti rapire dallo spettacolo per più di mezz’ora.

Pronti a rimanere a bocca aperta? VIA!

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E queste sono solo alcune delle migliaia di foto che abbiamo fatto questo giorno

Al nostro rientro al campeggio abbiamo pensato che non ci avrebbero permesso di portare anche Manos, dato che il posto è già pieno di cani, cosicché abbiamo pensato di comprargli qualcosa da mangiare e lasciarlo a malincuore a passeggiare fuori dall’ingresso. Il fantastico Manos, anche se a digiuno da tutto il giorno, ha però preferito noi alla cena e ha continuato a seguirci fino dentro il campeggio. Menomale che è andato tutto bene al campeggio, lo hanno addirittura sfamato. Solo gli altri cani non l’hanno presa tanto bene. Il tempo di cenare ed è già l’ora di andare a dormire e anche stavolta Manos è di troppo, dato che non puo’ entrare nel domos con noi, speriamo capisca e che durante la notte trovi riparo e se ne vada. Purtroppo (o menomale) la mattina lo abbiamo trovato a dormire fuori dalla porta del dormitorio ed appena ci ha sentito ha iniziato a scodinzolare e a farci le feste. Vorremo tanto trovare un modo per portarcelo dietro in viaggio.

 

Guida per la salita al Cerro Castillo

Finalmente è arrivato il grande giorno, la gita al Cerro Castillo. Il tempo anche oggi non è dei migliori, ma fidandoci di Windguru decidiamo di partire lo stesso. Ci fermiamo giusto il tempo di comprare qualcosa e noleggiare due sacchi a pelo belli pesanti (dicono che lassù fa molto freddo) al campeggio che si trova a pochi metri dell’inizio dell’entrata della Riserva Nazionale. Anche questo campeggio sembra essere una vera oasi di pace, situato al lato del fiume, con una cucina e spazi comune grandi e funzionali. E soprattutto con pochissime persone, c’è una sola tenda montata. Potrebbe essere una buona opzione per svegliarsi con la vista della montagna più famosa da queste parti in totale relax. Alle 15:00 circa siamo pronti per partire. Prima di entrare nella Riserva Nazionale Cerro Castillo è necessario registrarsi presso il punto di controllo che incontrerete poco dopo il campeggio. L’entrata costa 5.000 pesos cileni (7€) e qui vi spiegheranno tutto il percorso da fare (dato che non è ben segnalato) e vi lasceranno una mappa molto importante, perciò se non trovate nessuno nella casetta di legno è meglio aspettare un pochino. Ne va della vostra sicurezza. Noi comunque cerchiamo di spiegarvelo nel miglior modo possibile.

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L’altro campeggio (di cui non ricordiamo il nome)

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Per iniziare il percorso subito dopo il punto di controllo dovrete girare a destra ed attraversare una proprietà privata e con Manos che voleva mangiarsi tutti gli animali che il proprietario teneva all’interno è stato un problema non da poco. Gli animali da compagnia, infatti, non sarebbero ammessi proprio per questo, ma impedire a un cane libero di entrare è veramente difficile, cosicché Manos è qui con noi. La prima ora di camminata è abbastanza facile; la salita non è molto ripida, il sentiero si vede bene e se sorge qualche dubbio basta seguire i paletti bianchi e rossi. Ma ben presto la musica inizia a cambiare; il percorso inizia a farsi bello ripido, il pavimento diventa sabbioso (e quindi più faticoso) e le indicazioni sono molto più saltuarie. Solo il paesaggio mozzafiato aiuta ad affrontare le ultime ore che separano dalla cima. Per rendere il tutto un po’ più divertente ha iniziato anche a piovere (maledetto Windguru) ed il freddo a farsi sempre più pungente. Dopo 3 ore e mezzo, raggiunta la cima, lo spettacolo però è unico e non potrete non dire «Ne è valsa la pena!». E se lo diciamo noi che abbiamo trovato il tempo peggiore che potessimo sperare…

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La salita è dura…

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…ma da quassù c’è una vista strepitosa!

Una cosa divertente da raccontare (ma non tanto da vivere) ci è capitata quasi a metà percorso. Eravamo seduti a goderci estasiati il panorama e ne stavamo approfittando anche per riposarci un po’ quando Manos ha iniziato ad abbaiare “al niente” e poco dopo un botto assordante ci ha fatto alzare in piedi di scatto. «È il vulcano! Moriremo tutti!» urla subito la sempre ottimista Fiammetta. E, a dirla tutta, sembrava davvero che l’Hudson si fosse risvegliato. Per fortuna il forte boato era solo una delle tante normali (nella Patagonia Cilena) esplosioni di dinamite per migliorare la Carrettera Austral. Sollevati abbiamo ricominciato la camminata.

Una volta raggiunta la vetta e la meravigliosa laguna ai piedi del Cerro Castillo potrete decidere se godervi lo spettacolo e ritornare subito indietro o cercare uno dei vari accampamenti che ci sono lì intorno. Se sceglierete come noi la seconda, le cose si faranno veramente più complicate; il percorso non esiste, è tutto fatto di massi enormi da scalare e come segnali vi sono solo pietre messe una sopra all’altra, difficili da vedere. Se come noi volete raggiungere il Camping La Tetera (o se avete tempo a disposizione, il Camping El Bosque, che è un po più attrezzato), guardando la laguna dovrete dirigervi verso il lato destro (il percorso segnalato dalle pile di sassi si trova all’incirca a metà strada fra la cima della discesa e la sponda della laguna) fino ad arrivare al livello del fiumiciattolo per poi attraversarlo e continuare di nuovo a destra per altri 10-15 minuti. Dalla cima in tutto vi ci vorrà un’altra ora quasi piena.

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Una notte da dimenticare

Il sito del meteo da noi tanto usato sfortunatamente non ci ha preso per niente oggi e invece di avere un sole nascosto dietro poche nuvole e una buona temperatura ci ritroviamo alla fine del trekking (a 1213,5 m.s.l.m.) molli dalla testa ai piedi con un vento e un freddo niente male, alla ricerca di questo famoso campeggio che non è poi così facile da trovare. Quasi in stato di ibernazione riusciamo però a raggiungere il nostro spiazzo per la notte dopo circa un’altra ora. Scriviamo spiazzo e non campeggio perché, essendo gratuito (e qui in Patagonia nessuno regala niente), non ha nessun servizio (no bagno, no capanna per cucinare, no sedie o tavolini di legno) e si tratta solamente di un vero e proprio spiazzo con alcuni alberi dove è possibile “ripararsi” dal freddo. Con le mani gelate iniziamo a montare la tenda e, più velocemente possibile, iniziamo a cucinare con l’acqua del vicino torrente una semplice pasta al tonno. Il tutto tenendo il fornello da cucina di Jessica fuori e noi ben chiusi nella tenda, sbirciando la cottura ogni tanto. Manos, povero cucciolo (non abbiamo mai scoperto la sua età, ma per come si comportava non poteva essere che un cucciolo), come noi è fradicio e, avendo messo i nostri tre zainoni al riparo “nell’anticamera” della tenda, lui non vuole starci poiché scomodo. Passa tutta la notte fuori dalla tenda, vicino più che mai però a Leonardo che lo sente tremare tutto il tempo prima di addormentarsi (c’è da dire che Leo impiega sì e no 43 secondi per addormentarsi ma crediamo proprio che Manos abbia tremato per quasi tutta la notte, come noi del resto). Quassù abbiamo passato una delle notti più fredde di tutto il viaggio, se non la più gelida.

Per niente riposati e con ancora il tempo pessimo (ci siamo svegliati addirittura con un po’ di nevischio) abbiamo iniziato in tutta fretta a rimettere sacchi a pelo e tenda a posto. Con le mani sempre più indolenzite e con il cuore stretto per aver scoperto che Manos, nonostante il ghiaccio patito la notte, fosse rimasto lì ad aspettarci, siamo riusciti in poco tempo a finire e a partire per il ritorno. Neanche a dirvelo che con il tempo che abbiamo trovato non è stato possibile goderci la cima ghiacciata dello stupefacente Cerro Castillo (ora abbiamo finito gli aggettivi), ma abbiamo potuto vedere solamente la sua laguna e un pezzo del suo ghiacciaio. I colori sono pazzeschi anche se la cima è piena di foschia e i raggi solari non passano nemmeno a volerlo. Non vogliamo immaginarci con il sole cosa possa diventare questo posto. Siamo stati sfortunati, è vero, ma abbiamo così tanta voglia di ritornarci che quasi quasi è stato meglio così; la prossima volta rimarremo ancora più estasiati.

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Come l’abbiamo trovato noi

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Come dovrebbe essere in realtà (questa l’abbiamo rubata senza ritegno da internet)

 

Variante per il tour di una notte

Se anche voi deciderete di scoprire questa meraviglia dormendo una notte lì, potrete optare per il ritorno da un altro sentiero, passando così per la Estación 6 ed il Camping Los Porteadores. Dicono che il panorama è uno dei migliori ma il percorso da intraprendere uno dei peggiori. Sia i ragazzi con cui avevamo parlato del percorso all’ostello sia la più sapiente Guardia Parco (anche se per come ci ha spiegato la strada da seguire per arrivare a La Tetera sembra non sia mai arrivata alla cima) ci avevano sconsigliato di intraprendere quel sentiero, poiché alcune parti sono veramente pericolose, se ci fossero stati o foschia o forte vento o pioggia o neve. Noi non abbiamo badato a spese e non ce ne siamo fatte mancare nemmeno una. Menomale siamo più che fortunati in amore. Siamo così dovuti ritornare dallo stesso sentiero dell’andata che anche in discesa ha il suo fascino, ma logicamente fare un percorso nuovo è sempre più bello. Mentre scendevamo, più infreddoliti che mai abbiamo trovato anche i proprietari de La Auracaria che stavano salendo a cavallo. Nel caso in cui voleste provare quest’esperienza e risparmiare un po’ di energie sappiate che il tour a cavallo con L’Araucaria ha un costo di 45.000 pesos (60€), anche se a piedi è tutta un’altra cosa.

Raggiunto il campeggio ai piedi della montagna (dove avevamo noleggiato i sacchi a pelo) abbiamo ripreso le nostre cose messe in custodia e rimesso a posto gli zaini, facendo così una terribile scoperta. A causa del freddo e della neve eravamo stati un po’ troppo frettolosi nel rimettere a posto la tenda e ci abbiamo rimesso la borsa con i paletti per montare la tenda. Tornare subito su sarebbe troppo faticoso, quindi da ora in avanti la tenda servirà solo come lenzuolo! Per fortuna un ragazzo in partenza per il Cerro Castillo il giorno seguente è stato così gentile da recuperarli per noi, per sfortuna però non ci siamo più incontrati e siamo così rimasti con la tenda inutilizzabile.

Dopo questa scoperta, visto che non avremmo potuto campeggiare ai piedi del Cerro Castillo per provare ad ammirarlo all’alba, almeno da lontano, avremmo voluto lasciare subito Villa Cerro Castillo per raggiungere Coyhaique (una delle poche città della Patagonia Cilena), ma come vi dicevamo prima, la sera i bus non esistono e dopo due ore di tentativi falliti di auto-stop abbiamo rinunciato e abbiamo deciso di passare nuovamente la notte al camping La Araucaria, che tanto male in fondo non ci si sta, con Manos al seguito.

 

Verso la prossima meta (senza Manos)

Il giorno seguente è quello della ripartenza, il nostro cagnolone è sempre lì fuori, ma noi non abbiamo trovato un modo per portarcelo fino in Italia. Dobbiamo per forza lasciarlo qui, sperando che qualcuno se ne prenda cura. Trovato un escamotage per far rimanere il nostro grande compagno di avventura al campeggio ci dirigiamo lungo la strada principale per tentare di nuovo l’autostop (il primo bus è alle 6:00, ma non avevamo per niente voglia di prenderlo!). Lasciarlo in strada sarebbe stato troppo duro, ma anche così non è stato facile separarsi da lui. Anche stavolta l’autostop non dà i suoi frutti (e menomale c’è gente che dice che in Patagonia è facilissimo fare autostop) ma per fortuna uno dei pochi mini-van che passano di lì ci fa montare (pagando 5.000 pesos a testa). Guardando il Cerro Castillo limpido, senza una nuvola intorno, che quasi sembra lo abbia fatto apposta, il nostro pensiero va però a quel cucciolone di cane. 

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Il giorno dopo il cielo ed il Cerro Castillo si sono presentati così…

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Ciao Manos bello, ti porteremo per sempre nel nostro cuore!!!

AGGIORNAMENTO: persone conosciute a La Auracaria ci hanno inviato poco tempo fa foto di Manos che è tuttora lì e si diverte ad accompagnare i viaggiatori alla fermata dell’autobus di Villa Cerro Castillo. Una bellissima storia a lieto fine.

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La nostra permanenza a Villa Cerro Castillo poteva avere più fortuna in fatto di meteo
ma noi le nostre foto le abbiamo fatte lo stesso e riguardandole
ci siamo emozionati come la prima volta.
Le abbiamo messe tutte in questo album, cliccate e guardate!

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